USB: al porto di Trieste l’importante è la formazione, serve una scuola del lavoro portuale

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USB LP – CLPT ha tenuto mercoledì 6 giugno una conferenza stampa per chiarire alcune questioni importanti rispetto al presidio dei portuali triestini di venerdì 1° giugno 2018 e alle polemiche mediatiche scatenatesi nei giorni seguenti.

Stefano Puzzer, del Coordinamento dei lavoratori portuali di Trieste, ha esordito affermando che quanto avvenuto è anche conseguenza della grande e rapida crescita del lavoro al porto che ha concentrato l’attenzione dell’Autorità portuale sulla sua gestione, facendo rimanere in secondo piano alcune questioni importanti. Ha ricordato i risultati ottenuti, come la  creazione dell’Agenzia del Lavoro Portuale di Trieste (ALPT), le numerose assunzioni e stabilizzazioni di lavoratori, da ultima la regolarizzazione della situazione lavorativa dei lavoratori del settore caffè per la quale si stanno facendo gli ultimi passaggi burocratici e formali. Tutto questo, ha ricordato Puzzer, grazie anche alla sensibilità del presidente e del segretario generale dell’Autorità di sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, D’Agostino e Sommariva.  

Tra le questioni rimaste indietro c’è però quella della formazione dei lavoratori dell’Agenzia per il Lavoro Portuale di Trieste, il pool di manodopera nato ormai alcuni anni fa. E proprio dalla mancata formazione è scaturito quanto accaduto il 1° giugno.

Puzzer ha ricostruito quanto avvenuto quel giorno, affermando che quanto stava accadendo al terminal GMT, dove l’azienda aveva chiamato 10 lavoratori del porto di Genova per scaricare una mega nave di 300.000 tonnellate, si configurava come un precedente pericolosissimo non solo per i lavoratori del Porto di Trieste, ma di tutti i porti italiani. Infatti l’azienda giustificava la chiamata dei lavoratori genovesi con il fatto che quelli triestini non avrebbero avuto le qualifiche necessarie ad operare sui mezzi speciali per lo scarico della nave. Per questo motivo i portuali di Trieste, che dalla costituzione di ALPT insistono perché i suoi lavoratori vengano formati in maniera da poter operare su tutti i mezzi, informati di quanto accadeva da alcuni colleghi genovesi, si sono mobilitati. Dopo il presidio davanti all’autorità portuale hanno incontrato presso il terminal GMT i lavoratori di Genova, che, sentite le ragioni e i problemi esposti dai loro compagni triestini, hanno deciso di loro iniziativa di fare ritorno a casa. In conseguenza di ciò, dopo un paio di giorni di trattative, l’Autorità portuale ha emesso un’ordinanza con la quale impone a GMT di affiancare, a scopo di formazione, ad ogni lavoratore di Genova eventualmente impiegato un lavoratore di ALPT, cosa che si è iniziato a mettere in pratica da lunedì 4 giugno.

USB LP – CLPT chiede che simili misure vengano prese anche per gli altri terminal del porto e che si dia finalmente avvio ad un vero piano di formazione arrivando possibilmente alla creazione di una vera e propria scuola del lavoro portuale.

In conclusione i presenti hanno voluto esprimere la condanna e la rabbia per l’assassinio presso Vibo Valentia del loro compagno Soumaila Sacko, attivista sindacale dei braccianti di USB, sottolineando come si tratti del secondo omicidio nel giro di alcuni anni di un militante di USB, dopo quello dell’attivista USB dei lavoratori della logistica Abd El Salam, avvenuto a Piacenza nel 2016.
L’Unione Sindacale di Base Trieste assicura che né gli omicidi, né i rinvii a giudizio con imputazioni tratte dal codice penale fascista (sabotaggio industriale), come avvenuto in questi giorni proprio a due attivisti USB dei lavoratori della logistica di Piacenza, potranno fermare l’organizzarsi dei lavoratori a difesa della loro dignità.

Per USB LP – CLPT
Sandi Volk