Unione Sindacale di Base

Ferrovie, tra realtà e incubo

Nazionale – mercoledì, 20 giugno 2018

Mentre fra le solite difficoltà ci si preparava allo sciopero dell’8 giugno (dalle 0.00 alle 6.00, orario che abbiamo dovuto subire) una tragedia spostava altrove la nostra attenzione.


L'incidente nei pressi di Ivrea con la morte del macchinista Roberto Madau, che molti di noi ben conoscevano dai tempi dell'assunzione. Una morte assurda per chi vive nel terzo millennio e che a un'immagine di ferrovia ultraveloce e ipertecnologica affianca scenari che potrebbero essere ripresi da un film di Pietro Germi.


Per molti di noi il dolore è stato straziante.


Per molti di noi è stata la materializzazione dei nostri peggiori incubi, quelli che ti svegliano di soprassalto anche quando sei in vacanza e lontano dalla ferrovia: un ostacolo davanti al treno.


Purtroppo per Roberto è stato una tragica realtà che ha spezzato la sua vita a un passo dalla pensione.


Così come le ferite che hanno martoriato il corpo di Morena, la collega del personale di bordo, a cui auguriamo di guarire il più presto possibile.
Ed è arrivato lo sciopero. Una giornata che avevamo immaginato ben diversa a partire dalla preparazione avvenuta nelle strade parigine mentre sfilavamo a fianco dei Cheminot francesi. Fra adeguamenti richiesti dalla Commissione di garanzia e proclamazioni che si accavallavano, lo sciopero si è svolto in una durata e una modalità troppo inconsueta per poter valutare l'effetto se non la riuscita come prima dichiarazione che porta alla possibilità di una successiva a 24 ore.


La novità, una brutta novità, è costituita dalla serie di contestazioni che si è abbattuta su alcuni nostri delegati, RSU e RLS con toni a dir poco preoccupanti. Da nord a sud l’attacco è stato diretto e merita una nostra reazione e tutto il sostegno per contrastare una tendenza pericolosa per noi e per tutto il mondo del lavoro. Se nel gruppo Fsi si agisce con questi metodi da rappresaglia vuol dire che altrove ci si può permettere strategie repressive ancora più cruente.


Non abbiamo fatto in tempo a fare questa considerazione e a inserirla nelle piattaforme rivendicative, compresa quella dello sciopero, che un rappresentante di Usb del lavoro agricolo è stato colpito a morte. Soumaila Sacko viene ucciso in uno scenario di miseria assoluta e in modo barbaro.
Ma bastano pochi giorni perché tutto venga cancellato dalle pagine dei media e questo nonostante nelle piazze Usb torni a protestare e a gridare la rabbia di tutti noi.


Queste ondate di dolore per i recenti accadimenti devono essere presto convertite in azioni di lotta a partire dalla difesa dei diritti di tutti noi e di chi ci rappresenta. Difendere i nostri compagni di lavoro e di sindacato vuol dire praticare la difesa del diritto di chi lavora in senso generale.


Non fare scadere le nostre condizioni di lavoro vuol dire difendere anche chi lavora in maniera enormemente più disagiata della nostra.


Uniamo le nostre lotte in paesi diversi.


Uniamo le nostre lotte con chi per opporsi rischia anche di perdere la vita.
Non dimentichiamo chi oggi non c’è più e che ha diviso il nostro stesso lavoro e la nostra stessa bandiera.



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