Unione Sindacale di Base

Riders: Di Maio inventa i lavoratori a tutele minime

Nazionale – martedì, 03 luglio 2018

Grande clamore mediatico ed enormi aspettative per affrontare la condizione dei lavoratori appesi alle piattaforme si sono tradotte nel peggiore degli annunci. A farlo è stato lo stesso Ministro del lavoro che al termine dell’incontro tra aziende, Cgil cisl uil e governo ha annunciato che “dobbiamo abituarci sul fatto che i lavoratori abbiano tutele minime”.

Le aziende si sono presentate al tavolo chiedendo a gran voce l’applicazione del contratto co.co.co. e quindi l’inquadramento dei fattorini come parasubordinati. Il fronte confederale si è subito spaccato, con Cisl e Uil già accomodate sulla linea delle aziende e la sola Cgil a difendere ancora l’idea che sia tratti di un’attività evidentemente di natura subordinata (fino a quando signora Camusso?).

Gli unici a dire chiaro e tondo che non è accettabile alcun cedimento sulla linea che i fattorini sono lavoratori subordinati, ai quali va riconosciuto un complesso di tutele oggi completamente assenti, sono stati i rappresentanti dei collettivi autorganizzati dei riders di 4 città, Milano, Bologna, Torino e Roma. Ed è suonata paradossale l’accusa di scarsa rappresentatività, mossa dalle aziende multinazionali, proprio agli unici che potevano vantare a quel tavolo una internità a questo settore di lavoratori, a differenza della totale estraneità di cgil cisl uil.

La conclusione, sia pure parziale e temporanea, alla quale è giunto il Ministro al termine della consultazione, è però incredibile: visto che non si è raggiunto un accordo allora si procederà a formulare un nuovo contratto, cucito specificamente su questo tipo di lavoro, sulla falsariga di quello per le colf e badanti. Un contratto che garantisca la più totale flessibilità e che apra la strada in Italia e in Europa (sic!) alla regolazione del lavoro a tutele minime.

Dopo le tutele crescenti di Renzi, ora è la volta di quelle minime di Di Maio. Dalla padella nella brace: con l’ipocrisia di chi dice di voler difendere e tutelare “questi ragazzi” ci si prepara a costruire un sistema di misure perfettamente “legali” affinché lo sfruttamento si possa realizzare senza correre il rischio di essere perseguiti dalla legge.


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