Unione Sindacale di Base

TMM Pontedera, una questione di metodo

Nazionale – mercoledì, 20 dicembre 2017

Livorno. 25 settembre 2009
“E’ stato un incontro positivo – hanno dichiarato l’assessore regionale toscano Simoncini e il Sindaco di Livorno Cosimi – in particolare per la chiarificazione derivante dalla ripresa delle iniziative con il Ministero per la soluzione della vertenza Delphi.” “sarà possibile favorire la realizzabilità del piano industriale dell’imprenditore Rossignolo...”
Livorno 21 ottobre 2013
Il sindaco Cosimi su ex Delphi-De Tomaso: "Il rilancio è possibile”
Piombino 30 giugno 2015
Lucchini. Firmato l’accordo. “Oggi Piombino riparte davvero”  Rossi. “salvati 4 mila posti di lavoro”                                                                                                                             
Massa 16 Marzo 2017
La vera storia dell’accordo ex Eeaton. «La politica ha fallito. Sulla vertenza Eaton la battaglia è persa, ma vorremmo che la politica se ne assumesse le responsabilità, perché gli accordi sono stati disattesi, trattati come carta straccia».
Pontedera 29 settembre 2016
Crisi Officine Ristori, interviene il sindaco Millozzi: «Continuare con il confronto» Il sindaco all’azienda «Cerchiamo insieme altre soluzioni»
Pontedera 25 ottobre 2017
Il sindaco di Pontedera Simone Millozzi. «Assieme alle altre istituzioni, alle organizzazioni sindacali ed al tessuto industriale locale, dentro la cornice di una bellissima solidarietà dimostrata dalla città e dall’intera Valdera, abbiamo cercato, e stiamo cercando, una via di uscita.
Quelli riportati sono alcuni stralci di dichiarazioni relative a diverse “vertenze” occupazionali gestite dalle istituzioni, concordando ogni passo con i sindacati confederali. Il metodo Toscano portato avanti dal Partito Democratico per favorire le dismissioni industriali cercando di salvare il proprio consenso da parte dei lavoratori e delle lavoratrici.
Alla fine i buoni propositi e gli accordi paventati hanno avuto tutti puntualmente esito negativo. Ma una parte dei lavoratori, in mancanza di strategie alternative, probabilmente sono ancora convinti che le stesse istituzioni che li hanno accompagnati alla “morte” hanno in realtà fatto tutto il possibile per aiutarli.
Non vorremmo, in questo comunicato, criticare una singola vertenza, come ad esempio quella relativa alla  TMM. Ci sembra inutile e non vorremmo neanche fare la parte dei maestrini che ammettono, a posteriori, di aver avuto ragione.
Il problema è generale ed è di metodo.
Che le istituzioni regionali e locali, insieme al Partito Democratico, siano diventati la stampella politica di Confindustria e dell’imprenditoria in generale è ormai un dato di fatto. Chi, tra i lavoratori, non se n’è ancora accorto non lo farà più. Siamo probabilmente su un piano psichiatrico più che sindacale o politico. Il vero problema da affrontare è in realtà il sindacato.  Il ruolo del sindacato, in queste vertenze, è stato quello di fare da ponte tra le legittime preoccupazioni dei lavoratori e le istituzioni. Quella che questi “sindacalisti” chiamano LOTTA non è stata altro che la vetrina politica per i partiti di maggioranza.  Il mezzo attraverso il quale le istituzioni riescono avere la giusta visibilità per dichiarare di essere  “a fianco dei lavoratori nella loro vertenza coinvolgendo le massime istituzioni per raggiungere un risultato”.  Il corridoio del macello all’interno del quale gli operari vengono condotti per arrivare ai licenziamenti definitivi.
Il sindacato propone ai lavoratori di organizzare delle iniziative di testimonianza che non hanno nessuna vera incisività dal punto di vista materiale. Un blocco simbolico invece di un picchetto. Un presidio davanti allo stabilimento invece che l’occupazione dello stesso.  Una manifestazione tranquilla davanti alle istituzioni invece che di fronte alle aziende responsabili o a Confindustria. Tutto per evitare che gli operari possano uscire dal recinto delle “regole”. Le regole che servono a far concludere la vertenza con i licenziamenti ma possibilmente anche con la consapevolezza che le istituzioni e i sindacati hanno fatto in realtà tutto il possibile. Alla TMM la Piaggio si è presentata con i Camion per trafugare scorte macchinari mentre i sindacalisti e le istituzioni dicevano ai lavoratori che erano ad un passo dalla conclusione della trattativa. Un capolavoro.
E’ tutto qui? Non solo. Molto spesso ai delegati e agli iscritti, che più si sono dati da fare per servire la causa, viene proposto, più o meno pubblicamente, di essere assunti in altre aziende o direttamente nel sindacato.  E’ successo a Livorno e sta succedendo probabilmente anche a Pontedera. A prima vista il lavoratore potrebbe pensare di avere a che fare con un sindacato vero che riesce a tutelare ugualmente i propri iscritti. Ma la vera domanda è un’altra, come mai un’azienda dovrebbe accettare l’assunzione di un sindacalista e proposta da un sindacato? E la risposta è tanto semplice quanto agghiacciante. Perché alla crisi successiva chiederà il conto dei propri favori direttamente ai propri complici e cioè i sindacati. E’ un meccanismo ormai oliato che va avanti da anni. Mentre ai lavoratori e alle lavoratrici viene fatto pagare il costo di una crisi che, grazie  proprio a questo sistema, non avrà più fine.
Noi non abbiamo una ricetta precisa ma siamo consapevoli di una cosa. Quando si intraprende una lotta sindacale, in un momento difficile come questo, lo si deve fare utilizzando degli strumenti concreti. Ogni singola mobilitazione deve raggiungere un obiettivo materiale al di là del rapporto con le istituzioni e l’obiettivo è sempre la controparte. Un picchetto o un’occupazione vera valgono più di mille manifestazioni simboliche. Non bisogna avere paura della possibile “incontrollabilità” dei lavoratori a rischio licenziamento ma al contrario bisogna saper valorizzare la giusta rabbia che gli stessi possono esprimere. In una parola bisogna contare solo e soltanto sulle proprie forze.  In qualsiasi caso il risultato raggiunto sarà sempre migliore di quello proposto fino ad ora.  Per fare ciò serve un sindacato degno di questo nome. Un sindacato indipendente che non abbia collusioni o interessi politici da difendere. Che non abbia, banalmente, favori da rendere e che sia composto da delegati determinati e combattivi.  Siamo ancora in tempo per invertire la rotta. Basta volerlo.


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