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            <title>Rss Feed lavoroprivato.usb.it</title>
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            <description>Le ultime notizie di lavoroprivato.usb.it</description>
            <language>it-it</language>
            
                <copyright>Unione Sindacale di Base</copyright>
            
            <pubDate>Fri, 23 Oct 2026 22:40:51 +0200</pubDate>
            <lastBuildDate>Fri, 23 Oct 2026 22:40:51 +0200</lastBuildDate>
            
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                        <pubDate>Thu, 22 Oct 2026 01:22:21 +0200</pubDate>
                        <title>Caro carburanti, la crisi dei trasporti e le responsabilità di una politica che ignora il paese.</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><strong>Basta soldi per la guerra e il riarmo. Servono risposte concrete al lavoro, ai servizi e all'economia reale.</strong></p>
<p class="text-justify">Il blocco degli autotrasportatori e le difficoltà di approvvigionamento del carburante e dei beni di prima necessità rappresentano l'ennesimo segnale di un malessere economico e sociale che il Governo continua a sottovalutare. Una crisi che non riguarda soltanto l’autotrasporto, ma investe l’intero sistema della mobilità, della logistica, del trasporto pubblico e privato, della distribuzione delle merci e delle attività produttive collegate, con pesanti conseguenze per lavoratori e cittadini.</p>
<p class="text-justify"><strong>Non siamo di fronte a una semplice emergenza da gestire, ma al risultato di politiche economiche incapaci di tutelare il lavoro e i bisogni reali del Paese.</strong></p>
<p class="text-justify">Eppure, di fronte a segnali sempre più evidenti di sofferenza sociale, le istituzioni continuano a intervenire con la repressione sulle conseguenze senza affrontarne le cause, ignorando un malcontento che attraversa settori sempre più ampi dell’economia.</p>
<p class="text-justify">Mentre crescono i costi dell’energia, dei trasporti e della vita quotidiana, si continuano a destinare risorse ingenti al riarmo e alle politiche di guerra. Una scelta di priorità che contrasta apertamente con le necessità di un Paese che chiede salari dignitosi, servizi efficienti, tutela del lavoro e sostegno alle attività produttive.</p>
<p class="text-center"><strong>Non bastano misure tampone. Serve un cambiamento radicale delle priorità economiche e politiche.</strong></p>
<p class="text-justify">Occorre contrastare la speculazione sui prezzi energetici, garantire la continuità dei trasporti e della catena logistica, tutelare l’occupazione e impedire che i costi della crisi vengano ancora una volta scaricati sui lavoratori e sui cittadini. Per USB, la protesta degli autotrasportatori non può essere liquidata come un problema di viabilità o di ordine pubblico. È un segnale politico e sociale che le istituzioni hanno il dovere di ascoltare, prima che le conseguenze si estendano ulteriormente all’intero sistema economico.</p>
<p class="text-justify"><strong>Il Paese non ha bisogno di un’economia di guerra, ma di una politica economica al servizio del lavoro e della collettività.</strong></p>
<p class="text-justify"><strong>Basta soldi per le armi. Le risorse devono andare ai salari, ai trasporti, ai servizi pubblici e ai bisogni reali del Paese.</strong></p>
<p class="text-center"><strong>IL 30 OTTOBRE&nbsp; È&nbsp;SCIOPERO GENERALE!</strong></p>
<p class="text-justify"><em>USB Lavoro Privato, Comparto Trasporti</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 21 Oct 2026 10:26:38 +0200</pubDate>
                        <title>USB CANILI DI ROMA CAPITALE: ADESIONE ALLO SCIOPERO GENERALE DEL 30 OTTOBRE 2026 - PIU&#039; WELFARE, PIU&#039; SALARI, PIU&#039; SERVIZI PUBBLICI. MENO SPESE MILITARI</title>
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		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/usb-canili-di-roma-capitale-adesione-allo-sciopero-generale-del-30-ottobre-2026-piu-welfare-piu-salari-piu-servizi-pubblici-meno-spese-militari-1029.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>L'assemblea sindacale che si è tenuta in data 19/10/2026 presso il canile di Ponte Marconi a Roma ha deliberato l'adesione dei lavoratori e delle lavoratrici dei Canili di Roma Capitale allo Sciopero Generale proclamato da USB per il 30 ottobre. Questa decisione assume un significato particolarmente importante in una fase cruciale per il futuro del servizio e delle sue lavoratrici e dei suoi lavoratori. Dopo anni di affidamenti esterni e gestione attraverso il sistema degli appalti, i canili comunali di Roma si avviano verso un percorso di piena internalizzazione e di ritorno alla gestione pubblica. Un passaggio che USB ha sempre sostenuto e rivendicato perchè rappresenta una scelta in grado di restituire centralità all'interesse pubblico e alla funzione sociale di un servizio essenziale per la città. Tuttavia, il ritorno alla gestione pubblica non può limitarsi a un cambiamento formale dell'assetto organizzativo.</p>
<p>L'internalizzazione deve diventare l'occasione concreta per affrontare e risolvere le criticità che da anni gravano sulle condizioni di lavoro del personale. Ancora oggi gli operatori e le operatrici dei canili svolgono mansioni qualificate e caratterizzate da rilevanti responsabilità nella gestione sanitaria, assistenziale e relazionale degli animali ospitati, senza che tali competenze trovino un adeguato riconoscimento negli inquadramenti professionali e nel trattamento economico. I salari continuano a essere insufficienti rispetto al costo della vita e al crescente impoverimento del lavoro nel nostro Paese. Le condizioni operative restano spesso gravose, aggravate da una cronica carenza di personale che ricade quotidianamente sulle lavoratrici e sui lavoratori.</p>
<p>Per USB è indispensabile che il processo di internalizzazione rappresenti anche un'occasione di giustizia sociale e professionale: servono risorse per valorizzare il personale, adeguare gli inquadramenti alle mansioni effettivamente svolte, aumentare i salari e garantire organici adeguati ai reali fabbisogni del servizio. La lotta al randagismo, spesso indicata come uno dei risultati più significativi delle politiche cittadine sul benessere animale, non può essere raccontata ignorando le condizioni di chi quel risultato lo rende possibile quotidianamente. Se Roma rappresenta oggi un modello positivo nel panorama nazionale, questo è merito anche del lavoro, della professionalità e della dedizione delle operatrici e degli operatori dei canili. Ma le lavoratrici e i lavoratori dei canili non scioperano soltanto per sè stessi. Scioperano perchè ritengono sia arrivato il momento di affermare con forza il valore pubblico e sociale del loro lavoro e la centralità del servizio che ogni giorno garantiscono alla città di Roma. Resta infatti aperta una contraddizione che non può più essere ignorata: mentre aumentano le spese militari e si destinano risorse crescenti al riarmo, continuano a essere insufficienti gli investimenti nel welfare, nei servizi pubblici e nella tutela degli animali. La difesa del lavoro, dei salari e dei servizi pubblici passa anche attraverso la tutela degli animali e il sostegno alle famiglie che scelgono di adottarli. Mentre aumentano i costi delle cure veterinarie, dei farmaci e del mantenimento degli animali, il Governo continua a non prevedere un sistema nazionale strutturale di sostegno economico per chi adotta cani e gatti provenienti dalle strutture pubbliche o convenzionate.</p>
<p>Le misure oggi esistenti rimangono limitate e frammentarie e non rappresentano una risposta adeguata ai bisogni delle famiglie. Adottare un animale proveniente da un canile pubblico non deve diventare un privilegio riservato a chi dispone di maggiori disponibilità economiche. A Roma, inoltre, la realizzazione del nuovo ospedale veterinario pubblico di Muratella e il dibattito sulle dotazioni e sulle risorse necessarie alla sua piena operatività ripropongono con forza il tema degli investimenti pubblici nel settore. Un'infrastruttura sanitaria moderna deve essere accompagnata da finanziamenti certi, personale adeguato e prestazioni realmente accessibili anche alla cittadinanza. Parallelamente, il Canile Ponte Marconi necessita di ulteriori interventi di riqualificazione, del rafforzamento degli organici e della valorizzazione delle professionalità impegnate quotidianamente nell'accoglienza, nell'accudimento, nel recupero e nei percorsi di adozione degli animali. Non basta investire nelle strutture se non si investe anche nelle persone che le rendono vive e funzionanti. Per USB è necessario verificare le risorse disponibili, le eventuali economie di spesa e le possibilità di reinvestimento nel rafforzamento dei canili comunali, garantendo trasparenza, partecipazione e controllo pubblico nel percorso di internalizzazione. La vertenza dei Canili di Roma Capitale è parte integrante di una battaglia più generale che riguarda milioni di lavoratrici e lavoratori: salari bassi, precarietà, carovita, insufficienza del welfare pubblico e progressivo definanziamento dei servizi essenziali. Per questo il 30 ottobre le lavoratrici e i lavoratori dei Canili di Roma Capitale aderiranno allo Sciopero Generale USB.</p>
<p>• Per salari dignitosi.</p>
<p>• Per organici adeguati.</p>
<p>• Per la piena valorizzazione del lavoro.</p>
<p>• Per il riconoscimento professionale degli operatori.</p>
<p>• Per un welfare pubblico che metta al centro persone, animali e servizi.</p>
<p>• Perchè le risorse pubbliche devono essere destinate ai bisogni collettivi e non all'economia di guerra.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non solo internalizzazione ma diritti, salari, riconoscimento professionale e dignità per chi ogni giorno si prende cura degli animali della nostra città.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB Lavoro Privato - Canili di Roma Capitale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>NOTA ALLA CITTADINANZA L'adesione delle lavoratrici e dei lavoratori dei Canili di Roma Capitale allo Sciopero Generale del 30 ottobre si svolgerà nel pieno rispetto del benessere e della tutela degli animali ospitati nelle strutture comunali. Pur esercitando il proprio legittimo diritto di sciopero, le lavoratrici e i lavoratori garantiranno tutte le attività essenziali e indispensabili finalizzate alla salute, alla sicurezza e all'accudimento degli animali, secondo l'organizzazione di cui vorrà dotarsi il Gestore nel rispetto della normativa. Lo sciopero non sarà quindi a carico degli animali, che continueranno a ricevere tutte le cure necessarie. Diversamente, non sarà garantita l'apertura al pubblico delle strutture nè lo svolgimento delle attività rivolte all'utenza che non rientrano tra i servizi essenziali. Le visite, gli accessi ordinari e le attività aperte al pubblico potranno pertanto essere sospesi per l'intera giornata di sciopero. Le lavoratrici e i lavoratori dei canili non scioperano contro la cittadinanza nè contro gli animali affidati alle loro cure, ma scioperano per ribadire che non può esistere un vero benessere animale senza il rispetto, la valorizzazione e la giusta retribuzione di chi quel benessere lo garantisce ogni giorno.</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 18 Oct 2026 16:18:37 +0200</pubDate>
                        <title>Sicurezza sul lavoro: USB apre una breccia nazionale sulle tutele di chi lavora davanti ad un monitor.</title>
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		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/sicurezza-sul-lavoro-usb-apre-una-breccia-nazionale-sulle-tutele-degli-operatori-addetti-alla-videosorveglianza-1634-1-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Dalla vertenza degli Agenti di Stazione ANM di Napoli all&#039;Interpello ministeriale n. 3/2026. Un chiarimento di rilevanza nazionale sulla sicurezza delle postazioni di controllo. USB: «Ora dalle interpretazioni normative si passi alle tutele concrete».</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><strong>Una vertenza nata nelle stazioni della metropolitana di Napoli porta a un chiarimento ministeriale di rilevanza nazionale sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.</strong></p>
<p class="text-justify">È il risultato dell'iniziativa promossa da <strong>USB Lavoro Privato Campania</strong>, che ha portato all'attenzione del Ministero del Lavoro le condizioni operative degli Agenti di Stazione ANM, ottenendo una risposta ufficiale attraverso l'<strong>Interpello n. 3/2026</strong>, già ripreso da numerose testate specializzate.</p>
<p class="text-justify">La questione interessa potenzialmente migliaia di lavoratori impegnati nella videosorveglianza, nel controllo degli impianti tecnologici e nella supervisione di sistemi attraverso monitor.</p>
<p class="text-justify">Il chiarimento stabilisce che le disposizioni del Titolo VII del D.Lgs. 81/2008 trovano applicazione anche a queste attività, indipendentemente dalla tipologia del lavoro svolto o dalla natura delle immagini visualizzate, quando ricorrono i requisiti previsti dalla normativa, tra cui l'utilizzo sistematico o abituale dei videoterminali per almeno venti ore settimanali, al netto delle interruzioni previste dalla legge.</p>
<p class="text-justify"><strong>Un principio importante: non è il contenuto delle immagini visualizzate a escludere un lavoratore dalle tutele, ma sono le condizioni e i tempi effettivi di utilizzo delle apparecchiature a dover essere valutati. </strong>L'Interpello richiama inoltre le disposizioni applicabili ai locali di lavoro, comprese quelle relative ad altezza, cubatura, superficie, aerazione, illuminazione e microclima.</p>
<p class="text-justify">All'origine dell'iniziativa c'è anche il lavoro svolto dall'<strong>RLS USB di ANM</strong>, che ha contribuito a individuare e portare all'attenzione sindacale e istituzionale le criticità delle postazioni degli Agenti di Stazione. Questo risultato dimostra il valore di una rappresentanza sindacale per la sicurezza che non si limita agli adempimenti formali, ma parte dalla conoscenza delle condizioni reali di lavoro, individua le criticità e utilizza tutti gli strumenti disponibili per ottenere risposte concrete.</p>
<p class="text-justify">Per USB Lavoro Privato Campania, aver trasformato una problematica aziendale in un chiarimento interpretativo di interesse nazionale rappresenta un risultato significativo, <strong>a beneficio di tutti i lavoratori interessati, indipendentemente dall'appartenenza sindacale</strong>.</p>
<p class="text-justify">La rilevanza dell'Interpello è testimoniata anche dall'attenzione ricevuta dalla stampa specializzata in salute e sicurezza sul lavoro, tra cui BibLus, InSic, Vega Engineering, EC News e Quale Sicurezza.</p>
<p class="text-justify"><strong>ORA DALLE NORME SI PASSI AI FATTI</strong></p>
<p class="text-justify">La vertenza nasce dalle condizioni operative degli Agenti di Stazione delle metropolitane napoletane, impegnati in turni compresi tra 9 ore e 10 ore e 20 minuti, durante i quali presidiano gli impianti e sorvegliano le banchine attraverso sistemi di videosorveglianza.</p>
<p class="text-justify">Le stesse istruzioni operative aziendali attribuiscono agli Agenti compiti di sorveglianza costante dei passeggeri e responsabilità di intervento immediato in situazioni di pericolo, fino all'attivazione della chiusura urgente della circolazione ferroviaria.</p>
<p class="text-justify">USB ha inoltre segnalato criticità ergonomiche dei Banchi Agenti, tra cui monitor privi di adeguata regolazione in altezza e inclinazione, assenza di poggiapiedi e necessità di verificare le condizioni posturali e ambientali durante i turni prolungati.</p>
<p class="text-justify"><strong>«Ora ANM deve fornire risposte documentate. Vogliamo conoscere come siano stati valutati i tempi effettivi di utilizzo dei monitor, come vengano garantite le interruzioni dell'attività e quali verifiche ergonomiche e ambientali siano state effettuate sulle postazioni di lavoro».</strong></p>
<p class="text-justify">L'Interpello non costituisce un accertamento di violazioni aziendali, ma fornisce un chiarimento interpretativo che rende ancora più importante verificare concretamente l'adeguatezza della valutazione dei rischi e delle misure di prevenzione adottate.&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><strong>Non abbiamo chiesto nuove norme, ma il rispetto e la corretta applicazione di quelle esistenti. Abbiamo sollevato una questione che meritava risposte, ottenendo un chiarimento utile ben oltre i confini di ANM.</strong>&nbsp;<strong>Adesso pretendiamo che ai principi seguano i fatti: tutela della salute, postazioni di lavoro adeguate e piena applicazione dei diritti previsti dalla normativa. Perché la sicurezza non può fermarsi alle interpretazioni ministeriali, ma deve trovare concreta applicazione nei luoghi di lavoro.</strong></p>
<p class="text-justify"><em>USB Lavoro Privato, Campania</em></p>
<p class="text-justify"><em>*Riferimento: Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Interpello n. 3/2026, Commissione per gli interpelli, seduta del 24 settembre 2026.</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 19:11:36 +0200</pubDate>
                        <title>30 ottobre, sciopero generale: contro la guerra, il carovita; per il lavoro, per il diritto di sciopero</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/30-ottobre-sciopero-generale-contro-la-guerra-il-carovita-per-il-lavoro-per-il-diritto-di-sciopero-1914-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">USB conferma lo sciopero generale in tutti i settori, <strong>trasporti compresi.</strong> La mobilitazione internazionale contro la guerra e la militarizzazione dei porti si intreccia con la difesa della piena libertà di sciopero.</p>
<p class="text-justify"><strong>La guerra avanza attraverso scelte economiche e politiche che tolgono risorse a salari, sanità, istruzione e servizi pubblici per darle agli armamenti. </strong></p>
<p class="text-justify">Porti, aeroporti, ferrovie, strade e reti logistiche sono infrastrutture essenziali per il Paese: vederle subordinate alle esigenze militari riguarda chi ci lavora e l’intera collettività. Difendere la pace significa rivendicare un modello di sviluppo fondato sui bisogni sociali, non sull’economia di guerra.</p>
<p class="text-center"><strong>Ma proprio ai lavoratori dei trasporti vogliono impedire di scioperare!</strong></p>
<p class="text-justify">Con delibera del 13 ottobre 2026, la Commissione di garanzia richiama i periodi di franchigia, tra cui quello dal 30 ottobre al 5 novembre (Ognissanti e commemorazione dei defunti), e invita a escludere dalla proclamazione i trasporti.</p>
<p class="text-center"><strong>USB ne ha confermato la partecipazione.</strong></p>
<p class="text-justify">Una scelta dal preciso significato politico e sindacale, che riapre una questione irrisolta: fino a che punto si può limitare un diritto costituzionale senza svuotarlo?</p>
<p class="text-justify">I diritti degli utenti e la garanzia dei servizi essenziali sono esigenze reali ma non possono diventare un sistema di vincoli che comprime, passo dopo passo, la possibilità di scioperare collettivamente. Il caso del 30 ottobre lo mostra bene: una giornata internazionale, pensata per unire lavoratori di Paesi e settori diversi, in Italia trova ostacoli che impediscono la partecipazione di intere categorie.</p>
<p class="text-justify">Da oltre trentacinque anni la legge 146/1990 e le sue modifiche regolano lo sciopero nei servizi essenziali con procedure, obblighi e limiti che USB contesta per i loro effetti concreti. Su questo terreno pesa la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali (Consiglio d’Europa), nata da un ricorso di USB: ha riconosciuto profili di incompatibilità tra la disciplina italiana e la Carta sociale europea ponendo alle istituzioni una questione che non possono più ignorare:<strong> </strong>il diritto di sciopero deve essere realmente esercitabile e ogni limite deve rispondere a criteri di necessità e<strong> </strong>proporzionalità.</p>
<p class="text-justify"><strong>Lo sciopero del 30 ottobre vale quindi due volte:</strong> è la partecipazione dei lavoratori italiani a una mobilitazione internazionale contro il carovita, la guerra, il riarmo e militarizzazione, per salari dignitosi, servizi pubblici e giustizia sociale ed è la riaffermazione dello sciopero come strumento di partecipazione democratica e di tutela degli interessi collettivi; perché il diritto di sciopero non può ridursi a una protesta ammessa solo finché non disturba le scelte politiche ed economiche che si vogliono contestare.</p>
<p class="text-justify">Lavoro dignitoso e libertà di sciopero non sono battaglie separate: sono un’unica rivendicazione di democrazia, diritti e giustizia sociale.</p>
<p class="text-justify"><strong>I lavoratori dei trasporti non rinunciano né al loro ruolo contro la guerra né ai propri diritti fondamentali.</strong></p>
<p class="text-justify"><em>USB Lavoro Privato, Comparto Trasporti </em></p>
<p class="text-justify"><strong><em>*locandina in allegato</em></strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 15 Oct 2026 11:24:51 +0200</pubDate>
                        <title>La conoscenza non vuole l’elmetto. Fuori la guerra dall’Istituto Italiano di Tecnologia</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 15 ottobre, presso la sede dell’IIT di Genova Morego si terrà un seminario il cui obiettivo dichiarato è <em>“sbloccare l’innovazione dual-use per la sicurezza e la difesa”</em>.</p>
<p><em>“Dual use”</em> è il termine accattivante con cui le istituzioni italiane ed europee tentano di edulcorare la militarizzazione dell’istruzione e dell’economia di tutta Europa.</p>
<p>Una militarizzazione i cui unici obiettivi sono:</p><ul> 	<li>convincere le popolazioni che gli investimenti pubblici in armi e le guerre conseguenti (perché le armi vanno usate, anche alle porte di casa, vedi Ucraina) sono l’unico strumento per rilanciare l’economia e il benessere generale perso negli ultimi decenni;</li> 	<li>sostenere con fondi pubblici i profitti del comparto industriale pesantemente in crisi in ogni settore (dalla siderurgia all’automotive la lista è infinita).</li> </ul><p>Come Lavoratrici e Lavoratori, nonché delegati sindacali presso l’IIT ci opponiamo fermamente all’ingresso di queste dinamiche in Fondazione e chiediamo che la Dirigenza prenda esplicitamente parola sul tema per rifiutare in toto ogni possibile coinvolgimento dell’Istituto, dei suoi Dipendenti e Ricercatori, in progetti con finalità belliche.</p>
<p>Dopo quasi 5 anni di guerra in Ucraina, 3 anni di genocidio in Palestina e 7 mesi di guerra israelo-statunitense all’Iran, rivendichiamo che nemmeno un singolo euro venga gettato nella fornace bellica ma sia invece investito per far fronte alle innumerevoli emergenze (produttiva, ambientale, economica, sanitaria, dell’istruzione) che attanagliano il nostro Paese ormai da troppo tempo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>USB RSU IIT</strong></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 13 Oct 2026 11:24:03 +0200</pubDate>
                        <title>L’industria ha bisogno di un cambio di passo a Genova e in tutto il Paese. Solidarietà ai colleghi in lotta dell’ex-Ilva</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Come delegati sindacali e lavoratori dell’Istituto Italiano di Tecnologia esprimiamo solidarietà ai colleghi di <strong>Acciaierie d’Italia</strong> che in queste ore <strong>scioperano</strong> per opporsi alla cassa integrazione generalizzata che prelude alla chiusura della fabbrica.</p>
<p>La vertenza ex-Ilva illumina l’inadeguatezza delle politiche industriali degli ultimi decenni. Politiche che hanno messo al timone del Paese gli interessi privati, con il risultato di generare deindustrializzazione, perdita di posti di lavoro e impoverimento per la collettività.</p>
<p>A Genova questo stato di cose è particolarmente evidente proprio in queste settimane, dove la vertenza dei siderurgici si somma:</p><ul> 	<li>a quella di <strong>Ericsson,</strong> colpita da un pesantissimo piano di licenziamenti che dimezzerà la forza lavoro;</li> 	<li>e a quella dell’<strong>Istituto Italiano di Tecnologia</strong>, dove da ormai dieci mesi ci battiamo per rivendicare aumenti salariali che provino a tenere il passo di un carovita insostenibile.</li> </ul><p>Da queste situazioni emerge il paradosso di una società con una capacità produttiva mai vista prima che per scelta politica decide sistematicamente di non investire in lavoro di qualità, salari e pensioni dignitose, sanità, istruzione e abitazioni a costi accessibili.</p>
<p>Per noi è evidente che il problema non è la mancanza di risorse, ma il modo in cui sono distribuite.</p>
<p>Questo vale per Ilva, che in 15 anni è stata dismessa a colpi di cassa integrazione invece che essere riqualificata; vale per Ericsson che a fronte di un investimento pubblico di 42 milioni per il trasferimento a Erzelli ha prodotto 519 licenziamenti in 14 anni; ma vale pure per IIT, che era nato per superare i mali della ricerca pubblica ma ha finito per replicare il più odioso: il disinvestimento sul personale a fronte di bilanci in costante attivo per più di 20 anni.</p>
<p>Come al solito, l’onere di portare la politica a sostenere gli interessi reali, presenti e futuri della maggioranza spetta a Lavoratori e Studenti, come sta avvenendo in Francia e Spagna.</p>
<p><strong>Prendiamo esempio da loro, il 30 Ottobre Sciopero Generale!</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>USB RSU IIT</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 11 Oct 2026 19:13:49 +0200</pubDate>
                        <title>Basta subire. Riprendiamoci la RAI! Appello alle lavoratrici e ai lavoratori RAI per le elezioni RSU/RLS (24-25 novembre)</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Il 24 e 25 novembre si vota per il rinnovo delle RSU e delle RLS in Rai. È un appuntamento che aspettiamo dal 2019: troppi anni di immobilismo sindacale, di rappresentanze decadute, di RLS assenti e di una capacità di trattativa ridotta al lumicino. I risultati li subiamo ogni giorno sulla nostra pelle. L'ultimo CCNL è stato firmato con estrema diƯicoltà e nonostante la maggioranza dei lavoratori avesse votato No al primo referendum: una finta trattativa chiusa con briciole e zero miglioramenti reali delle nostre condizioni di vita. E in tutti i reparti viviamo una costante contrazione dei costi che finiscono a gravare unicamente sui lavoratori: rimborsi taxi ridotti quando non aboliti, mancato adeguamento del RMTR, assenza dei buoni pasto, sovramansionamenti e demansionamenti a seconda delle esigenze aziendali, lavoro straordinario strutturale, forzature dei non lavorati per evitare di garantire il giusto stacco tra i turni. L'USB è un'altra cosa. Per noi il contratto non è uno strumento di scambio, ma il momento per far avanzare i diritti, i salari e la dignità di chi lavora. Noi sappiamo esattamente per cosa batterci:  SALARI VERI: Il salario non è un costo, è la ricchezza che noi produciamo. Vogliamo un recupero pieno dell’inflazione e del potere d’acquisto secondo le stime del FOI. È ora di introdurre un salario base di almeno 2.000 euro netti mensili per tutti i lavoratori a tempo pieno, come soglia minima non negoziabile.  TEMPO DI LAVORO E SALUTE: La tecnologia aumenta la produttività, ma non godiamo dei profitti. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario, settimana corta, turnazioni sostenibili e stop agli straordinari strutturali. Lavorare meno per lavorare tutti, vivere meglio e aumentare la sicurezza.  DIRITTO DI SCIOPERO: Lo sciopero è la nostra arma fondamentale di difesa, non un problema da imbrigliare con leggi liberticide. Vogliamo una radicale revisione della legge 146/1990 e degli accordi sulle prestazioni indispensabili: senza conflitto non c'è contrattazione, c'è solo imposizione padronale.  STOP APPALTI E PRECARIETÀ: Basta con le catene di appalti e subappalti che frammentano il lavoro, abbassano i salari e cancellano i diritti. Vogliamo lo stesso lavoro, stessi diritti e stesso salario lungo tutta la filiera, con le internalizzazioni come regola generale e lo stop al massimo ribasso.  PER UNA VERA TV PUBBLICA E LIBERA: L’ingerenza dei governi in Rai deve finire. Ogni cambio di esecutivo devasta redazioni e reparti. Le lavoratrici e i lavoratori RAI hanno detto chiaro e forte di non voler partecipare alla filiera della guerra, aderendo agli scioperi a sostegno del popolo palestinese. Non faremo mai più da megafono a una classe dirigente che impoverisce le famiglie e usa il Servizio Pubblico per la propaganda bellicista. Per imporre le nostre ragioni all'Azienda, servono forza e determinazione. Ma la forza la facciamo noi. A Venezia lo hanno capito: la sede regionale ha preteso e ottenuto le elezioni anticipate. Con l'USB è stata ristabilita la democrazia e i lavoratori hanno premiato la nostra coerenza eleggendoci prima lista nelle RSU. Questo risultato può e deve ripetersi in ogni centro di produzione e in ogni sede regionale. Noi ci saremo. Ma per farlo non bastano le idee: servono iscritti, servono energie, servono candidate e candidati coraggiosi. Non delegare altri a decidere per te. Mettiti in gioco con l'USB! Contattaci subito per iscriverti e per candidarti nelle liste RSU:  Telefono: 331 2696999  Email: c.ciccone@usb.it Cambiamo i rapporti di forza: riprendiamoci i nostri diritti, il nostro lavoro, il nostro futuro! USB – Coordinamento RAI</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 22 Sep 2026 13:18:31 +0200</pubDate>
                        <title>Veneto, USB Lavoro Privato settore TPL in audizione sui nuovi bacini territoriali: programmazione pubblica, diritto alla mobilità e tutela del lavoro</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Il Coordinamento Nazionale USB Lavoro Privato – settore TPL ha partecipato all'audizione presso la Seconda Commissione consiliare del Consiglio regionale del Veneto sulla proposta di ridefinizione dei bacini territoriali del trasporto pubblico locale: dagli attuali sette bacini provinciali a quattro nuovi ambiti (Belluno, Venezia, Rovigo-Verona, Padova-Vicenza-Treviso).</p>
<p class="text-justify"><strong>Superare la frammentazione della programmazione può essere utile, ma la ridefinizione dei bacini non può essere una semplice operazione amministrativa né puntare solo a economie di scala.</strong></p>
<p class="text-justify">La dimensione dei bacini deve servire prima di tutto la qualità del servizio e il diritto alla mobilità, con attenzione alle aree montane e rurali e alle periferie. L'allargamento dei bacini non deve tradursi in grandi lotti di gara o maggiore concentrazione del mercato: bacino di programmazione e lotto di affidamento restano due piani distinti, e le eventuali economie vanno reinvestite nel servizio (frequenze, mezzi, manutenzione, organici), non tradotte in tagli o esternalizzazioni.</p>
<p class="text-justify"><strong>Un sistema unico e una governance pubblica</strong></p>
<p class="text-justify">Per USB serve un quadro regionale realmente integrato tra bus, treno, tram e navigazione, con orari coordinati, tariffe integrate e bigliettazione interoperabile, con particolare attenzione ai territori montani come Belluno. Le future Agenzie del TPL devono essere strumenti pubblici in grado di programmare e controllare il servizio con trasparenza, non semplici strutture per la gestione delle gare — e la partecipazione di lavoratori e territori non può restare occasionale: USB ha criticato il fatto che i sindacati siano stati coinvolti solo nella fase consiliare, a differenza di enti ed aziende.</p>
<p class="text-justify"><strong>Il riassetto non può scaricarsi sul lavoro</strong></p>
<p class="text-justify">La riorganizzazione dei bacini inciderà su affidamenti, assetti societari e organizzazione del lavoro: per questo le garanzie occupazionali non possono essere rinviate alla fase delle gare. USB chiede continuità occupazionale vincolante, applicazione del CCNL Autoferrotranvieri e degli accordi di miglior favore, conservazione di anzianità, retribuzione e sede.</p>
<p class="text-justify">Il punto di partenza deve essere il rafforzamento della gestione pubblica: USB non condivide privatizzazioni e affidamenti esterni come strumenti ordinari, e chiede che si proceda prioritariamente con affidamenti diretti e in house.</p>
<p class="text-justify"><strong>Solo in via eccezionale, per eventuali affidamenti esterni, dovrà valere una clausola sociale regionale uniforme, con continuità occupazionale, CCNL di settore e confronto sindacale preventivo.</strong></p>
<p class="text-justify"><strong>Trasparenza e parere condizionato</strong></p>
<p class="text-justify">USB chiede che prima della riforma siano resi pubblici i dati alla base della scelta dei quattro bacini (domanda e offerta di mobilità, costi, livelli di servizio, ricadute occupazionali) e che la nuova perimetrazione sia sottoposta a monitoraggio periodico, con possibilità di correggere le scelte in caso di peggioramento del servizio.</p>
<p class="text-justify">Alla Seconda Commissione USB ha chiesto un parere non limitato a una presa d'atto, ma che stabilisca condizioni e indirizzi vincolanti: piano regionale integrato gomma-ferro-tram-navigazione, livelli minimi di servizio finanziati, distinzione tra bacini e lotti, clausola sociale regionale, partecipazione permanente dei sindacati e monitoraggio pubblico annuale.</p>
<p class="text-justify"><strong>La riorganizzazione deve avere come obiettivo il rafforzamento del trasporto pubblico, non la concentrazione del mercato.</strong></p>
<p class="text-justify">Il TPL è un servizio essenziale e uno strumento di uguaglianza territoriale: i nuovi bacini possono essere un'opportunità solo se miglioreranno la mobilità, rafforzeranno la regia pubblica e tuteleranno il lavoro. Per questo USB Lavoro Privato ha chiesto alla Commissione un parere condizionato al recepimento delle garanzie proposte, mantenendo aperto il confronto sindacale sui prossimi passi: Agenzie, piani di bacino e affidamenti.</p>
<p class="text-justify"><em>Coordinamento Nazionale, USB Lavoro Privato settore TPL</em></p>
<p class="text-justify"><strong><em>*In allegato il documento presentato alla Seconda Commissione consiliare del Consiglio regionale del Veneto.</em></strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 19 Sep 2026 20:38:46 +0200</pubDate>
                        <title>Lazio: RSU ATAC -COTRAL; la democrazia resta una chimera per i lavoratori</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Dopo circa <strong>otto anni di attesa e di mancata democrazia</strong> nelle aziende ATAC e COTRAL, il 22 e 23 settembre si sarebbero dovute finalmente svolgere le elezioni per il rinnovo delle cariche <strong>RSU/RLS</strong>.</p>
<p class="text-justify">I lavoratori hanno accolto immediatamente e positivamente la possibilità di cambiare un sistema ormai fallito. Lo hanno dimostrato con una <strong>eccezionale raccolta di firme</strong>.</p>
<p class="text-justify">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>Ma qualcuno ha avuto paura. </strong></p>
<p class="text-justify">Le solite organizzazioni sindacali, quelle che attraverso <strong>accordi peggiorativi e contratti al ribasso hanno contribuito a compromettere la qualità della vita lavorativa dei lavoratori</strong>, temono di perdere le rappresentanze nei luoghi di lavoro, rappresentanze mantenute per otto anni attraverso proroghe che hanno ormai dell’assurdo.</p>
<p class="text-justify">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong>È ora di dare la parola ai lavoratori. </strong></p>
<p class="text-justify">Non si può cancellare questo diritto con <strong>mezzucci da rubagalline</strong>.</p>
<p class="text-justify">Le organizzazioni sono sempre le stesse: quelle che firmano accordi che peggiorano le condizioni di lavoro. Oggi, probabilmente, stanno dando indicazioni ai propri referenti all’interno della Commissione Elettorale per trovare qualche scusa e <strong>tentare di eliminare i candidati delle organizzazioni sindacali che hanno raccolto le firme dei lavoratori</strong>.</p>
<p class="text-justify"><u><strong>Ricordiamolo:</strong></u></p><ul> 	<li class="text-justify"><strong>le firme sono state controllate e accettate dalla Commissione Elettorale;</strong>  <strong>le liste dei candidati sono state controllate e accettate;</strong></li> 	<li class="text-justify"><strong>tutto è avvenuto nel rispetto dell’accordo e del regolamento previsti per la partecipazione alle elezioni.</strong></li> </ul><p class="text-justify"><strong>E allora perché si cerca di fermare il voto? </strong></p>
<p class="text-justify"><strong>Perché la possibilità di un cambiamento fa paura alle organizzazioni che da anni firmano accordi peggiorativi per i lavoratori. </strong></p>
<p class="text-justify">Così si sono messi all'opera, studiando il modo per escludere i candidati delle organizzazioni sindacali che hanno raccolto le firme tra i lavoratori, <strong>fregandosene della democrazia nei luoghi di lavoro</strong>.</p>
<p class="text-justify">Come Organizzazione Sindacale, se questa situazione antidemocratica dovesse perdurare, <strong>metteremo in campo ricorsi e mobilitazioni</strong>; useremo tutti i mezzi a nostra disposizione per difendere il diritto dei lavoratori ad essere rappresentati.</p>
<p class="text-center"><u><strong>Il primo appuntamento sarà sotto Prenestina, per rivendicare il diritto alla democrazia.</strong></u></p>
<p class="text-center"><strong>I CANDIDATI LI SCELGONO I LAVORATORI, NON LE ORGANIZZAZIONI SINDACALI CHE DA ANNI ROVINANO LA LORO VITA LAVORATIVA</strong></p>
<p class="text-justify"><em>USB Lavoro Privato – Trasporti Regione Lazio</em></p>
<p class="text-center">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 16 Sep 2026 11:39:56 +0200</pubDate>
                        <title>TPER condannata per condotta antisindacale: la Corte d’Appello di Bologna accoglie il ricorso di USB</title>
                        <link>
                        	
                        			
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">La Corte d’Appello di Bologna ha condannato TPER S.p.A. per condotta antisindacale ex art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, accogliendo integralmente il ricorso presentato dall’Unione Sindacale di Base (USB).</p>
<p class="text-justify">La sentenza, depositata il&nbsp;10 settembre 2026&nbsp;dal collegio presieduto dalla dott.ssa Marcella Angelini, ribalta le posizioni aziendali e accerta l’illegittimità del comportamento tenuto dalla dirigenza di TPER, rea di aver negato il corretto svolgimento delle relazioni sindacali e di aver ostacolato l’agibilità della rappresentanza aziendale di USB.</p>
<p class="text-justify">Questa sentenza rappresenta una vittoria fondamentale per tutte le lavoratrici e i lavoratori di TPER e ripristina la legalità e la libertà di associazione sindacale. Resta però un fatto politico e gestionale di estrema gravità: in un’azienda a capitale pubblico, partecipata da Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna, si è dovuto ricorrere alla magistratura per far valere diritti costituzionali ed elementari norme contrattuali, calpestati sistematicamente dai vertici aziendali nel tentativo di escluderci dal confronto.</p>
<p class="text-justify">L'Unione Sindacale di Base, nell’esprimere piena soddisfazione per la pronuncia giudiziaria, ringrazia le lavoratrici e i lavoratori che hanno sostenuto con coerenza e determinazione questa vertenza e ribadisce che continuerà a vigilare affinché la sentenza trovi immediata e piena applicazione.</p>
<p><em>USB Lavoro Privato – Coordinamento Provinciale Bologna</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 16:56:27 +0200</pubDate>
                        <title>USB Lavoro Privato Lombardia - Licenziamenti immotivati: presidio a Malpensa il 15 settembre</title>
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		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/usb-lavoro-privato-lombardia-licenziamenti-immotivati-presidio-a-malpensa-il-25-settembre-2702-2-1-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Nel pieno del mese di agosto due lavoratori SEA, entrambi iscritti a USB e uno dei quali componente del Coordinamento Provinciale di USB Varese, sono stati licenziati per motivazioni estremamente futili. Non è stato possibile avviare azioni di protesta immediate a causa della Legge 146, la legge ammazzasciopero, che blocca le attività di protesta e conflitto nel mese di agosto nel trasporto aereo (la tempistica del licenziamento non è un fattore irrilevante), ma USB Lombardia ha utilizzato questo tempo per raccogliere le forze e ha indetto un presidio per il 15 settembre alle ore 10 alle partenze del Terminal 2.</p>
<p class="text-justify">Due lavoratori con un ruolino ineccepibile ai quali è stata chiaramente tesa una “trappola” lavorativa finalizzata a trovare una scusa, incredibilmente labile, per avviare un percorso disciplinare chiuso ad una velocità inusuale con un licenziamento.</p>
<p class="text-justify">USB non può accettare un atteggiamento simile da parte della dirigenza SEA che dimostra la sua totale incapacità di gestione dei dipendenti, della struttura e dei rapporti sindacali. Per questo USB chiede</p>
<p class="text-justify">Il REINTEGRO IMMEDIATO dei due lavoratori ingiustamente licenziati e la verifica dell’operato della dirigenza SEA che negli ultimi anni ha abbassato salari e qualità del lavoro, ha appaltato ed esternalizzato una notevole parte delle attività operando tagli di personale, ha diviso i lavoratori attraverso almeno cinque trattamenti contrattuali diversi a parità di mansioni, ha indebolito notevolmente la dimensione sociale e collettiva del lavoro con la distruzione del CRAL attraverso l’associazione NoiSEA, ha chiuso le mense interaziendali fornendo un buono pasto comunque inadeguato ai costi reali e all’inflazione galoppante.</p>
<p class="text-justify">Chiediamo al Comune di Milano, azionista di maggioranza di SEA, un intervento fermo e deciso contro gli abusi messi in atto dalla dirigenza SEA e culminati con questa azione ritorsiva verso i due lavoratori licenziati e nei confronti della nostra organizzazione sindacale che rifiuta ogni tipo di connivenza o di accordo sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Sono già arrivati attestati di solidarietà e la comunicazione di una audizione sul caso da parte di alcuni consiglieri comunali. Ci attendiamo quindi una presa di posizione forte e concreta da parte del consiglio e della giunta.</p>
<p class="text-justify">L’Unione Sindacale di Base della Lombardia invita lavoratrici, lavoratori e cittadini a partecipare quindi al presidio del 15 settembre dalle ore 10 all’area partenze del terminal 2 di Malpensa.</p>
<p class="text-justify">Tocca uno, tocca tutti!</p>
<p class="text-justify">USB Lavoro Privato Lombardia</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Mon, 07 Sep 2026 14:38:21 +0200</pubDate>
                        <title>𝗦𝗖𝗜𝗢𝗣𝗘𝗥𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗦𝗘𝗖𝗨𝗥𝗜𝗧𝗬 𝗔𝗘𝗥𝗢𝗣𝗢𝗥𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗧𝗢𝗥𝗜𝗡𝗢 - 𝗗𝗢𝗠𝗘𝗡𝗜𝗖𝗔 𝟭𝟯 𝗦𝗘𝗧𝗧𝗘𝗠𝗕𝗥𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione di Garanzia ha disposto un nuovo differimento dello sciopero del personale della security, indicando come soluzione l’accorpamento con le altre mobilitazioni del settore del trasporto aereo previste per il&nbsp;13 &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp;settembre 2026.</p>
<p>Lo sciopero è stato quindi riprogrammato per&nbsp;domenica&nbsp;13 settembre, dalle ore 11:00 alle 14:59.</p>
<p>La mobilitazione avrà una durata di quattro ore, come previsto dalla normativa vigente per una prima azione di sciopero.</p>
<p>Come già evidenziato dal Comitato europeo dei diritti sociali (CEDS), la normativa italiana continua a porre forti limitazioni all’esercizio del diritto di sciopero.</p>
<p>𝗗𝗜𝗙𝗙𝗘𝗥𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗟𝗢 𝗦𝗖𝗜𝗢𝗣𝗘𝗥𝗢, 𝗠𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗖𝗜 𝗙𝗘𝗥𝗠𝗜𝗔𝗠𝗢.</p>
<p>Contro le norme che limitano il diritto di sciopero, continuiamo la nostra mobilitazione.</p>
<p>I lavoratori e le lavoratrici della security si fermano per rivendicare diritti, dignità e tutele!</p>
<p>USB Unione Sindacale di Base - Vigilanza Privata e Servizi di Sicurezza<br /> ALI Vigilanza - confederato USB</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 05 Sep 2026 17:46:58 +0200</pubDate>
                        <title>EAV istituisce il premio antisciopero grazie ai &quot;sindacati firmaioli&quot;</title>
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		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/eav-istituisce-il-premio-antisciopero-grazie-ai-sindacati-firmaioli-1753-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">USB Lavoro Privato non ha sottoscritto l’accordo sul premio di risultato firmato il 31 agosto 2026 da EAV con FILT-CGIL, FIT-CISL, UILTrasporti, UGL e FAISA-CISAL.</p>
<p class="text-justify"><strong>Il punto è chiaro e riguarda direttamente l’esercizio del diritto di sciopero.</strong></p>
<p class="text-justify">L’articolo 6 dell’accordo considera come presenza effettiva esclusivamente quella prestata per l’intero turno assegnato, mentre lo sciopero non viene equiparato alla presenza.</p>
<p class="text-justify">La conseguenza è evidente: un lavoratore che svolga regolarmente una parte del turno e successivamente aderisca anche soltanto ad alcune ore di sciopero non subisce soltanto la normale trattenuta sulla retribuzione relativa alle ore non lavorate<strong>. Ai fini del premio, perde infatti l’intera giornata di presenza, comprese le ore effettivamente lavorate.</strong></p>
<p class="text-justify">Una singola adesione non determina automaticamente la perdita del premio, ma può far scendere il lavoratore al di sotto delle soglie previste dall’accordo, con una riduzione progressiva fino all’azzeramento.</p>
<p class="text-justify">Il messaggio che arriva ai lavoratori è semplice: <strong>vuoi scioperare? Perderai altri soldi.</strong></p>
<p class="text-justify">Non è necessario vietare formalmente lo sciopero per renderne più difficile l’esercizio. È sufficiente introdurre un costo economico aggiuntivo, capace di scoraggiare la partecipazione e alimentare il timore di perdere una quota della propria retribuzione. <strong>Ed è proprio questo il punto che USB Lavoro privato contesta.</strong></p>
<p class="text-justify"><strong>Il diritto di sciopero non può essere formalmente riconosciuto e, nello stesso tempo, reso economicamente più oneroso attraverso un meccanismo contrattuale che penalizza il lavoratore oltre la normale trattenuta per le ore di astensione.</strong></p>
<p class="text-justify">Non è una questione marginale. L’articolo 40 della Costituzione riconosce il diritto di sciopero e ne demanda l’esercizio alla legge. Nei servizi pubblici essenziali tale diritto è già sottoposto a un sistema particolarmente articolato di limitazioni e garanzie: preavviso, procedure di raffreddamento e conciliazione, rarefazione, franchigie, fasce di garanzia, prestazioni indispensabili, poteri di ordinanza e sanzioni.</p>
<p class="text-justify"><strong>E proprio su questo terreno il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa ha recentemente assunto una posizione tutt’altro che irrilevante.</strong></p>
<p class="text-justify">Nella decisione sulla reclamazione collettiva <strong>USB contro Italia, n. 208/2022</strong>, adottata nel settembre 2025 e pubblicata nel marzo 2026, il Comitato ha riconosciuto che alcune delle restrizioni previste dalla legge n. 146/1990 violano la Carta sociale europea, compromettendo l’effettività dell’azione collettiva. In particolare, il Comitato ha censurato l’applicazione delle regole sui servizi minimi ai settori che non costituiscono servizi essenziali in senso stretto, l’obbligo di indicare preventivamente la durata dello sciopero e le regole sul cosiddetto “distanziamento oggettivo” e sui periodi esclusi.</p>
<p class="text-justify"><strong>Il principio che emerge è preciso: le limitazioni al diritto di sciopero devono essere proporzionate e non possono svuotare di efficacia il diritto alla mobilitazione collettiva.</strong></p>
<p class="text-justify">È difficile, allora, non interrogarsi su quale sia la coerenza di un sistema nel quale, accanto alle limitazioni già previste dalla legge, si introduce anche un meccanismo contrattuale che può rendere economicamente più costosa la scelta di scioperare.</p>
<p class="text-justify"><strong>Ma il problema dell’accordo EAV non riguarda soltanto il diritto di sciopero.</strong></p>
<p class="text-justify">Riguarda anche la salute e la sicurezza dei lavoratori e degli utenti; legare il premio alla presenza effettiva spinge, di fatto, i lavoratori a presentarsi al lavoro anche quando <strong>non</strong> si trovano nelle condizioni fisiche adeguate, pur di non correre il rischio di una penalizzazione economica.</p>
<p class="text-justify">Allo stesso tempo, collegare una parte significativa del premio alla puntualità dei treni e all’aumento dei chilometri percorsi dagli autobus, senza prevedere adeguate garanzie a tutela della sicurezza, rischia di trasformare gli obiettivi produttivi in una pressione a garantire il servizio a ogni costo.</p>
<p class="text-justify"><strong>Ma la sicurezza non può essere subordinata alla produttività.</strong></p>
<p class="text-justify">Macchinisti, autisti, capitreno, operatori e manutentori non possono essere messi davanti alla scelta tra tutelare la propria sicurezza e quella degli utenti oppure difendere il proprio premio di risultato.</p>
<p class="text-justify"><strong>La salute di chi lavora e la sicurezza di chi viaggia vengono prima della puntualità, dei chilometri percorsi e dei risultati economici.</strong></p>
<p class="text-center"><strong>Questo non è un sistema che valorizza il lavoro;&nbsp;È un sistema che mira a premiare la rinuncia alla mobilitazione e la produzione a ogni costo.</strong></p>
<p class="text-justify"><strong>USB Lavoro Privato, Coordinamento Nazionale settore TPL</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 17:31:29 +0200</pubDate>
                        <title>TPL Calabria, USB: Destra e Sinistra litigano sulle gare, ma nessuno mette in discussione il mercato</title>
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		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/tpl-calabria-usb-destra-e-sinistra-litigano-sulle-gare-ma-nessuno-mette-in-discussione-il-mercato-1735-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Dopo le audizioni del 3 agosto e del 31 agosto, la IV Commissione ha esaminato e approvato a maggioranza la proposta di legge che istituisce AMCAL e supera ART-CAL, intervenendo sul testo con numerosi emendamenti.</p>
<p class="text-justify">In attesa di conoscere il testo definitivo che arriverà in Consiglio regionale, un dato appare però evidente: l’impianto generale della riforma resta quello già delineato nella proposta originaria. AMCAL sarà il soggetto regionale chiamato a organizzare i servizi, definire gli affidamenti, gestire i contratti e governare il bacino unico del TPL calabrese.</p>
<p class="text-justify">Il dibattito politico continua invece a concentrarsi prevalentemente sui ritardi accumulati dalla Regione, sulla mancata effettuazione delle gare, sulla costituzione di AMCAL, sui tempi necessari a renderla operativa e sulla sostenibilità economica della nuova Agenzia.</p>
<p class="text-justify">Questioni importanti, ma che rischiano di lasciare sullo sfondo quella decisiva.</p>
<p class="text-justify"><strong>Per USB Lavoro Privato il problema non è soltanto sapere quando partiranno le gare, quanti saranno i lotti o quale Agenzia dovrà organizzarli.</strong></p>
<p class="text-justify">La domanda da porre è un’altra: perché il trasporto pubblico locale deve continuare a essere pensato come un mercato da affidare attraverso la competizione tra operatori?</p>
<p class="text-center"><strong>Su questo terreno la distanza tra maggioranza e opposizione si riduce drasticamente.</strong></p>
<p class="text-justify">La destra regionale costruisce AMCAL come soggetto pubblico destinato a programmare e organizzare gli affidamenti; l’opposizione contesta i ritardi, il metodo seguito e le contraddizioni tra il vecchio e il nuovo assetto, ma continua sostanzialmente a muoversi dentro lo stesso modello fatto di gare, lotti e concorrenza per il mercato.</p>
<p class="text-justify">Si discute dunque di come organizzare il mercato, non se quel mercato rappresenti davvero la soluzione migliore per garantire il diritto alla mobilità.</p>
<p class="text-center"><strong>USB ritiene che sia arrivato il momento di cambiare paradigma.</strong></p>
<p class="text-justify">Il trasporto pubblico locale è un servizio essenziale, finanziato prevalentemente con risorse pubbliche, indispensabile nelle città quanto nelle aree interne e nei territori a domanda debole. Non può essere organizzato mettendo al centro la redditività dei contratti e lasciando che il lavoro diventi la variabile attraverso cui recuperare margini ed efficienza.</p>
<p class="text-justify"><strong>La tutela dei lavoratori non può esaurirsi nelle clausole sociali da applicare ogni volta che cambia un affidatario.</strong></p>
<p class="text-justify">Occorre evitare a monte che lavoratori e servizi siano continuamente sottoposti a cambi di gestione, gare, subaffidamenti e riorganizzazioni dettate dalle esigenze economiche degli operatori.</p>
<p class="text-justify">Per questo USB rivendica la ripubblicizzazione del TPL, la costruzione di un soggetto pubblico capace di integrare ferro e gomma e una programmazione che parta dai bisogni di mobilità dei cittadini, dalle condizioni di lavoro e dall’equilibrio territoriale, non dal mercato.</p>
<p class="text-justify">Una scelta ancora più urgente mentre, a livello nazionale, il finanziamento del TPL viene rimesso in discussione dalla fiscalizzazione del Fondo nazionale e dal rischio di minori e meno certe risorse per Regioni e Comuni.</p>
<p class="text-justify">Se diminuiscono le risorse pubbliche e contemporaneamente si affida al mercato l’organizzazione dei servizi, il risultato è prevedibile: meno corse dove il servizio è meno redditizio, maggiore pressione sui costi del lavoro, incremento dei subaffidamenti e progressivo arretramento del pubblico.</p>
<p class="text-center"><strong>La Calabria ha bisogno dell’esatto contrario.</strong></p>
<p class="text-justify">Ha bisogno di un progetto che consideri il trasporto pubblico un diritto sociale e uno strumento di riequilibrio territoriale, inserito dentro una strategia nazionale.</p>
<p class="text-justify">Per questo USB continua a rivendicare un Piano Nazionale della Mobilità, capace di superare la frammentazione regionale, garantire livelli uniformi di servizio sull’intero territorio nazionale, assicurare finanziamenti strutturali e ricondurre il trasporto collettivo sotto una forte responsabilità pubblica.</p>
<p class="text-center"><strong>Il problema non è fare prima le gare.<br /> Il problema è continuare a pensare che la gara sia l’unico futuro possibile del trasporto pubblico.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em><strong>USB Lavoro Privato – Trasporto Pubblico Locale Calabria</strong></em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 04 Sep 2026 17:09:20 +0200</pubDate>
                        <title>Regione Umbria; gare del tpl e salari: ancora una volta a pagare sono i lavoratori</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/regione-umbria-gare-del-tpl-e-salari-ancora-una-volta-a-pagare-sono-i-lavoratori-1716-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Dopo quanto fatto dall’assessore Melasecche, la politica ci diceva che le gare non potevano essere cancellate per riaffidare i servizi a un’azienda pubblica regionale. Poi, magicamente, a maggio la nuova Giunta cancella il bando predisposto dalla precedente amministrazione e ne emana uno nuovo.</p>
<p class="text-justify">Ancora una volta si gioca sulla pelle dei lavoratori. Ancora una volta emerge l’idea che il trasporto pubblico possa essere governato esclusivamente secondo le logiche dell’economia di mercato. E ancora una volta, a pagare il prezzo delle scelte politiche saranno i conducenti, messi a gara insieme ai servizi.</p>
<p class="text-justify">Le gare, lo abbiamo denunciato da tempo, producono precarietà, compressione dei salari, aumento dei carichi di lavoro e della produttività. A questo si aggiunge il <strong>subappalto, possibile fino al 49% del servizio messo a gara</strong>, che continua a incombere sulle teste dei lavoratori come una vera e propria spada di Damocle.</p>
<p class="text-justify">Quando, durante l’ultima campagna elettorale, il centrosinistra e la FILT-CGIL, in veste di sponsor ufficiale, annunciavano un possibile cambiamento, nessuno avrebbe immaginato che alla fine sarebbe cambiato così poco…una fiducia tradita.</p>
<p class="text-justify">Tolti gli slogan elettorali, infatti, è comparso il nuovo bando di gara che, con qualche aggiustamento, sembra riproporre la possibilità di affidare i servizi ad aziende che, troppo spesso, fanno carta straccia delle regole e continuano a realizzare profitti grazie alle risorse pubbliche.</p>
<p class="text-center"><strong>Il cambiamento promesso, dunque, si è rapidamente polverizzato.</strong></p>
<p class="text-center"><strong>I SALARI SI ALZANO ALZANDO I SALARI</strong></p>
<p class="text-justify">Da anni questa categoria subisce una progressiva e indiscriminata riduzione del potere d’acquisto. Una situazione aggravata da una contrattazione nazionale e di secondo livello che, troppo spesso, offre pochi centesimi in cambio di sempre maggiore produttività. <strong>Una condizione particolarmente evidente in Busitalia Sita Nord.</strong></p>
<p class="text-justify">Mentre l’azienda celebra i risultati di una gestione dai numeri milionari, i sindacati maggioritari e firmatari non riescono a cambiare una situazione economica che porta salari ormai prossimi, e in molti casi inferiori, alla soglia di una vita dignitosa.</p>
<p class="text-justify">La soluzione proposta ai lavoratori sembra essere sempre la stessa: <strong>lavorare di più per guadagnare qualcosa in più</strong>. Straordinari, aumento delle ore e maggiore produttività diventano così necessari per riuscire ad arrivare alla fine del mese.</p>
<p class="text-center"><u><strong>È un meccanismo che non possiamo accettare.</strong></u></p>
<p class="text-justify"><strong>I salari da fame si combattono andando a prendere le risorse nei milioni di euro di utili prodotti anche grazie al lavoro quotidiano di chi manda avanti l’azienda.</strong></p>
<p class="text-justify"><strong>Non servono più ore di lavoro per sopravvivere.&nbsp;Servono salari più alti. I salari si alzano alzando i salari, non aumentando le ore di lavoro.</strong></p>
<p class="text-justify"><strong>ANNULLARE LA GARA DI APPALTO, RESTITUIRE IL TPL AI CITTADINI ATTRAVERSO L’AFFIDAMENTO DEL SERVIZIO ALL’AZIENDA PUBBLICA REGIONALE</strong></p>
<p class="text-justify"><u><strong>Martedì 22 settembre 2026:</strong></u></p><ul> 	<li class="text-justify"><strong>sciopero di 24 ore in tutta Busitalia Umbria;</strong></li> 	<li class="text-justify"><strong>presidio alle ore 9.30 sotto il Palazzo della Regione, in Piazza Italia a Perugia</strong>.</li> </ul><p class="text-justify">&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><em>USB – Federazione Regionale Umbria</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 02 Sep 2026 18:31:01 +0200</pubDate>
                        <title>Busitalia Umbria; ancora una volta un autobus in fiamme. USB: “la sicurezza non può essere affidata alla fortuna”</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/busitalia-umbria-ancora-una-volta-un-autobus-in-fiamme-usb-la-sicurezza-non-puo-essere-affidata-alla-fortuna-1835-1-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><strong>Un altro autobus di Busitalia prende fuoco. Ancora una volta non ci sono feriti, ma soltanto perché la sorte ha evitato, per l’ennesima volta, conseguenze ben più gravi. Quando gli autobus continuano a bruciare con questa frequenza, non si può più parlare di episodi isolati: è la sicurezza di lavoratori e passeggeri a essere messa sistematicamente a rischio.</strong></p>
<p class="text-justify">Come organizzazione sindacale e come RLS di USB Lavoro Privato, siamo ancora in attesa di conoscere la relazione finale della commissione d’inchiesta sul rogo che, nel febbraio 2025, nei pressi di Tavernelle, distrusse completamente l’autobus Temsa 73188.</p>
<p class="text-justify">Un’attesa che diventa ancora più grave alla luce di quanto accaduto lo scorso 28 giugno, quando un autobus di ritorno da Montalto di Castro prese fuoco in piena marcia. Anche in quell’occasione, solo la prontezza e la professionalità dei conducenti, insieme alla fortuna, evitarono che si dovesse piangere una vittima o un ferito.</p>
<p class="text-justify"><strong>Quello di oggi è dunque l’ennesimo episodio di una lunga sequenza che continua a ripetersi con una frequenza ormai inaccettabile.</strong></p>
<p class="text-justify">Da anni USB Lavoro Privato denuncia una situazione che non può più essere ignorata: manutenzioni insufficienti, investimenti inadeguati e una gestione nella quale la sicurezza sembra continuare a essere considerata una voce di costo anziché una priorità.</p>
<p class="text-justify">Ogni giorno conducenti e passeggeri vengono esposti a rischi che non possono essere considerati inevitabili. <strong>La sicurezza non può essere una questione di fortuna. Non può essere una roulette russa alla quale lavoratori e cittadini sono costretti a partecipare ogni volta che salgono su un autobus.</strong></p>
<p class="text-justify">Quanto altro dovrà accadere? Quanti autobus dovranno ancora prendere fuoco prima che si intervenga concretamente? Quanti altri episodi dovranno verificarsi prima che la sicurezza dei lavoratori e dei cittadini diventi una priorità assoluta?</p>
<p class="text-justify">Ancora più grave è il comportamento dell’azienda nei confronti degli RLS. Nonostante le formali richieste di acquisire le relazioni delle commissioni d’inchiesta sui precedenti episodi analoghi, la documentazione non è stata ancora consegnata. Si impedisce così, di fatto, agli RLS di svolgere pienamente il proprio ruolo e di verificare le cause degli incidenti e le misure adottate per impedirne il ripetersi.</p>
<p class="text-justify">Nel frattempo, mentre l’azienda rivendica risultati economici e di immagine legati ai grandi eventi, dalle Olimpiadi invernali ai Giochi del Mediterraneo ancora in corso, sulla sicurezza continua a pesare una logica che non possiamo accettare.</p>
<p class="text-justify"><strong>La sicurezza non è un costo da comprimere. È un diritto fondamentale dei lavoratori e dei cittadini e, per l’azienda, un preciso obbligo.</strong></p>
<p class="text-justify">Nessun bilancio, nessun utile e nessun risultato di immagine possono valere più della vita e dell’incolumità di chi lavora e di chi ogni giorno utilizza il trasporto pubblico.</p>
<p class="text-justify"><em>USB Lavoro Privato – Federazione Regionale Umbria</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 27 Aug 2026 19:35:56 +0200</pubDate>
                        <title>Terzo anniversario della strage di Brandizzo</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/terzo-anniversario-della-strage-di-brandizzo-1941-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Il terzo anniversario della strage di Brandizzo cade alla vigilia dell’apertura del processo, con l’udienza preliminare fissata per il 30 settembre prossimo presso il Palazzo di Giustizia di Ivrea.</p>
<p class="text-justify">Alle 23.49 del 30 agosto 2023, Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Giuseppe Saverio Lombardo, Giuseppe Aversa e Kevin Laganà, dipendenti dell’impresa appaltatrice Sigifer, vengono travolti da un treno in piena corsa mentre lavorano sul binario sul quale devono sostituire un tratto di rotaia. Muoiono tutti, orribilmente, sul colpo.</p>
<p class="text-justify"><strong>In quei mesi stava prendendo forma quella che, nei mesi successivi, sarebbe diventata la più grande mobilitazione dei ferrovieri della manutenzione infrastrutture di RFI degli ultimi trent’anni.</strong></p>
<p class="text-justify">Quei lavoratori rivendicavano innanzitutto effettive garanzie per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro, in un settore segnato da una cronica crisi organizzativa: gravissime carenze di personale e di adeguate figure professionali, insieme al crescente ricorso alle imprese private attraverso gli appalti ordinari e quelli legati al PNRR.</p>
<p class="text-justify"><strong>L’innesco della grande mobilitazione fu l’accordo nazionale di riorganizzazione della manutenzione infrastrutture di RFI, firmato il 10 gennaio 2024, che avrebbe ulteriormente peggiorato le condizioni di lavoro e l’efficacia del sistema manutentivo. Una mobilitazione che, a distanza di due anni, è ancora pienamente in corso.</strong></p>
<p class="text-justify">A confermare l’attualità di questa crisi organizzativa è anche la lunga lista di incidenti gravi, gravissimi e mortali nei cantieri di RFI e durante il servizio ferroviario: una sequenza che continua a registrare decine di casi ogni anno.</p>
<p class="text-justify">Le indagini della Procura di Ivrea sulla strage di Brandizzo hanno evidenziato gravi irregolarità nella gestione dei processi manutentivi di RFI. Sono state formulate imputazioni per omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario, con la richiesta di rinvio a giudizio per le società RFI, Sigifer e CLF e per ventuno persone, tra cui Giampiero Strisciuglio, all’epoca amministratore delegato di RFI e oggi amministratore delegato del Gruppo FSI.</p>
<p class="text-justify">Nel frattempo, è di questi giorni la notizia dell’apertura, da parte della Procura di Ivrea, di un nuovo fascicolo d’inchiesta sulla strage, con undici indagati, tra cui nuovamente l’ad Strisciuglio, per il mancato aggiornamento dei sistemi organizzativi relativi alle lavorazioni sui binari di RFI.</p>
<p class="text-justify"><strong>È questo il contesto nel quale ci accingiamo a ricordare il III anniversario della strage di Brandizzo. Un contesto segnato anche dal paradosso di una lista di imputati nella quale compare il lavoratore Antonio Massa, preposto di RFI nelle attività che sfociarono nella strage, licenziato in tronco dallo stesso Giampiero Strisciuglio, suo coimputato, mentre quest’ultimo viene promosso ai vertici del Gruppo FSI.</strong></p>
<p class="text-justify">Come nei due anni precedenti, il prossimo 30 agosto saremo nella piazza della stazione di Brandizzo per ricordare i cinque lavoratori uccisi, ma soprattutto per rappresentare quella parte della storia che continua a riguardare decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori delle ferrovie, sottoposti alle più bieche pretese degli apparati manageriali e imprenditoriali che governano il sistema ferroviario del Paese. Pretese che si manifestano anche in questi ultimi giorni, con la scelta di far viaggiare treni regionali privi del sistema di estinzione incendi.</p>
<p class="text-justify"><strong>Non dimenticare la strage di Brandizzo, come tutte le altre stragi che hanno funestato l’Italia, significa schierarsi senza ambiguità per la verità, la giustizia e la sicurezza di tutti.</strong></p>
<p class="text-justify"><strong>Significa denunciare senza indugi gli interessi lucrativi degli apparati manageriali e imprenditoriali quando vengono anteposti al bene comune. Significa costruire la forza organizzativa dei lavoratori e dei cittadini per un fronte popolare di opposizione alla violenza dei poteri politici ed economici e per affermare condizioni di vita e di lavoro realmente rispettose della salute, della sicurezza e della piena dignità della persona</strong>.</p>
<p class="text-justify"><em>Unione Sindacale di Base Lavoro Privato/Coordinamento Nazionale Ferrovieri</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Tue, 18 Aug 2026 16:31:48 +0200</pubDate>
                        <title>13 settembre 2026 sciopero del trasporto aereo; aeroporti di Firenze e Pisa</title>
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		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/13-settembre-2026-sciopero-del-trasporto-aereo-aeroporti-di-firenze-e-pisa-1639-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-center">&nbsp;</p>
<p class="text-center"><em><strong>CONTRO TOSCANA AEROPORTI, GH TOSCANA E CONSULTA.&nbsp;</strong></em></p>
<p class="text-center"><em><strong>UNA VERTENZA INEDITA NEL COMPARTO AEREO TOSCANO LANCIATA DA USB Lavoro Privato PER UN’AZIONE SINDACALE “COMPATTA” CHE RIUNISCA GESTORE E HANDLERS.&nbsp;</strong></em></p>
<p><strong>LE RAGIONI DELLO SCIOPERO:</strong></p><ul> 	<li class="text-justify"><strong><u>DISPARITÀ ECONOMICA TRA GESTORE E HANDLERS</u></strong></li> </ul><p class="text-justify">Toscana Aeroporti SpA ha dichiarato di aver registrato ricavi totali consolidati del primo semestre 2026 pari a €76,3 milioni. Alla fine di luglio 2026, il management del gestore aeroportuale ha proceduto alla distribuzione del dividendo (relativo all’esercizio 2025) per un ammontare di €7 milioni. <strong>Fa impressione confrontare questi numeri</strong> con quelli delle società di <em>handling</em> GH Toscana Srl e Consulta SpA. Negli ultimi bilanci disponibili al pubblico (2024) si evince che il fatturato di GH Toscana è di €24,8 milioni con un utile netto di €43,9 mila, mentre il fatturato di Consulta è di €10,1 milioni con un utile netto pari a €105,3 mila. Da questo parallelo si conclude che GH Toscana e Consulta, al pari di tutti gli <em>handlers</em>, fanno leva sulla compressione del costo del lavoro per competere in un mercato sempre più concorrenziale.<strong> </strong>Per questo<strong> USB sostiene la necessità di una riforma completa del trasporto aereo</strong>: è urgente un intervento politico pubblico, esplicito e coraggioso.</p><ul> 	<li class="text-justify"><strong><u>CATTIVE CONDIZIONI LAVORATIVE E SALARIALI</u></strong></li> </ul><p class="text-justify">«Chi carica e scarica i bagagli dalle stive, chi guida e assiste l’aereomobile a terra, chi accoglie i passeggeri al check-in e al gate: <strong>i lavoratori e le lavoratrici dell’handling </strong>tengono in piedi uno dei sistemi di trasporto più redditizi al mondo. Eppure <strong>vivono nell’insicurezza, non godono delle migliori tutele in termini di salute e sicurezza, guadagnano stipendi al limite della povertà, sono vittime di forte stress lavoro-correlato e patiscono le conseguenze del caldo estremo</strong>» — dichiara Lorenzo Robin Frosini, RLS presso GH Toscana e membro del Coordinamento regionale USB trasporto aereo-Toscana.</p><ul> 	<li class="text-justify"><strong><u>INADEGUATI INVESTIMENTI IN INFRASTRUTTURE E MEZZI</u></strong></li> </ul><p class="text-justify">Per Paola Marchi, rappresentante del Coordinamento regionale USB trasporto aereo-Toscana, «<strong>le carenze delle infrastrutture nelle aerostazioni di Firenze e Pisa sono gravi</strong>. È palese l’inadeguatezza degli interventi messi in atto nelle aree Airside, nelle zone imbarchi e ai varchi di sicurezza. <strong>È intollerabile la vetustà del parco mezzi</strong> attraverso cui lavoratori e lavoratrici ogni giorno e notte operano procedure complesse. Gli unici investimenti infrastrutturali? L’implementazione di postazioni <em>self bag drop</em> per il check-in automatico, pericolosamente avvenuta senza alcuna comunicazione, silenziando la <strong>minaccia dei livelli occupazionali</strong>».</p><ul> 	<li class="text-justify"><strong><u>ESTERNALIZZAZIONI SELVAGGE E APPALTI DISASTROSI</u></strong></li> </ul><p class="text-justify">«Scarsi investimenti sulla formazione del personale, eccessivo utilizzo del part-time, carenze nell’organizzazione del lavoro. <strong>L’esternalizzazione dei servizi di handling ha reso i piazzali di Firenze e Pisa caotici e insicuri</strong>». Per Vania Meloni, portavoce del Coordinamento regionale USB trasporto aereo-Toscana, «oggi assistiamo alle <strong>rovinose conseguenze di una liberalizzazione selvaggia</strong>: il <em>dumping</em> non è più solo un rischio potenziale, e il<em> pooling</em> dei mezzi non assicura i più alti standard di <em>safety</em> e <em>security</em>. Per non parlare delle lavoratrici e dei lavoratori in appalto a cui viene applicato il CCNL Vigilanza Privata e Servizi Fiduciari, notoriamente povero; o dell'appalto dei passeggeri a mobilità ridotta, il cui personale viene retribuito con il CCNL Cooperative Sociali pur operando su mezzi aeroportuali complessi».&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><em>USB Lavoro Privato, settore Trasporto Aereo</em></p>
<p class="text-justify"><strong><em>*Volantino e locandina sciopero in allegato</em></strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 12 Aug 2026 15:15:14 +0200</pubDate>
                        <title>SEA S.P.A - LICENZIATI DUE LAVORATORI CON OLTRE 25 ANNI DI ANZIANITÀ DI SERVIZIO: UN ATTACCO INACCETTABILE</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/sea-spa-licenziati-due-lavoratori-con-oltre-25-anni-di-anzianita-di-servizio-un-attacco-inaccettabile-1523-1-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description>Dipendenti SEA e iscritti USB licenziati. SEA punisce chi rivendica i propri diritti?</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<div class="WordSection1"><p class="text-justify">Nella notte tra il 2 e 3 agosto SEA ha effettuato un’ispezione che si è rivelata una caccia alle streghe contro due lavoratori, aggrediti verbalmente con una cattiveria e ferocia mai viste prima.</p>
<h4 class="text-justify"><strong>Il giorno successivo i due dipendenti sono stati raggiunti da una sospensione cautelare, seguita da una contestazione disciplinare e il giorno 6 agosto è arrivata la lettera di licenziamento senza preavviso.</strong></h4>
<p class="text-justify">Anche se tentassimo di metterci nei panni dell’azienda, la sanzione comminata ai due lavoratori risulta manifestamente sproporzionata sia sulla base delle accuse mosse (infondate e non dimostrate), sia sulla base dei precedenti. Altri dipendenti SEA, contestati di mancanze ben più gravi, non hanno ricevuto neanche un richiamo o sono stati sanzionati con multe e, al massimo, sospensioni di breve durata, senza mai alcuna sospensione cautelativa.</p>
<p class="text-justify"><strong>Da cosa nasce, quindi, questo accanimento? </strong>Forse dal fatto che i due dipendenti avevano deciso di portare avanti un ricorso con USB per il riconoscimento dei tempi di cambio tuta e per il corretto riconoscimento del danno per il lavaggio DPI, poiché non hanno accettato di sottoscrivere la conciliazione a seguito dell’accordo sindacale sottoscritto da tutte le altre OO.SS.?</p>
<p class="text-justify"><strong>Quello che è accaduto non può essere qualificato come una normale misura disciplinare. Per noi si tratta di un attacco feroce contro due lavoratori. </strong>Due lavoratori con una vita di lavoro alle spalle sono stati “trattati come persone da punire” e sottoposti a un procedimento che riteniamo sproporzionato e persecutorio. Gli stessi lavoratori che in questi oltre 25 anni di servizio hanno svolto le loro attività in modo professionale, risolvendo problemi su problemi e in alcuni casi anche lavorando senza le attrezzature idonee.</p>
<p class="text-justify">Se mai SEA avesse deciso di licenziarne due per educare tutti gli altri e dare un chiaro messaggio politico a USB, sindacato conflittuale sui posti di lavoro, nelle piazze e nei tribunali, noi risponderemo che non accetteremo che chi rivendica i propri diritti venga isolato, sospeso e licenziato. Non accetteremo in silenzio che l’azienda possa, prima, creare le condizioni che impediscono o rendono più difficile a un lavoratore svolgere la propria attività e, successivamente, utilizzare quella stessa situazione come motivo per giustificare il licenziamento. Questa vicenda non riguarda soltanto due lavoratori. Riguarda tutti i lavoratori di Malpensa e il diritto di ciascuno di loro a lavorare senza intimidazioni, pressioni o ritorsioni. <strong>Perché se passa l’idea che chi rivendica un diritto può essere messo sotto pressione, sospeso e licenziato, il problema è di tutti noi e di tutti i lavoratori.</strong></p></div><p class="text-justify">L’azione punitiva contro i nostri iscritti è stata portata avanti nel pieno del periodo estivo, quando per i lavoratori degli aeroporti non è possibile mobilitarsi con lo sciopero, in linea con la codardia delle modalità di verifica del lavoro svolto dai due dipendenti e delle intimidazioni che hanno preceduto il provvedimento di licenziamento. Anche una denuncia e richiesta di intervento da parte del Comune di Milano, primo azionista di SEA, è resa impossibile dal periodo di ferie.</p>
<p class="text-justify">L’intera USB esprime oggi la massima solidarietà ai due lavoratori e alle loro famiglie, confermando che seguirà il percorso di impugnazione del licenziamento con i propri legali, ma non si limiterà a questo.</p>
<p class="text-justify">Per quanto il periodo impedisca le azioni di protesta, SEA e questa dirigenza non possono e non devono dormire sonni tranquilli.</p>
<p class="text-justify">L’estate servirà a pianificare le azioni sindacali in tutela dei diritti dei nostri due iscritti, compagni di lotta, e di ogni singolo lavoratore che spaventano tanto SEA.</p>
<p class="text-justify">Perché il conflitto non va in ferie.</p>
<p class="text-justify"><strong>USB chiede il reintegro dei due lavoratori licenziati ingiustamente!</strong></p>
<p class="text-justify">Forse è arrivato il momento di chiedersi se non sia la stessa dirigenza SEA a dover essere messa sotto esame per le scelte compiute in questi anni: abbassare il costo del lavoro a discapito dei salari, dividere i lavoratori con almeno cinque trattamenti contrattuali diversi a parità di mansioni, privatizzare ed esternalizzare attività e riducendo, in alcuni reparti, il personale all’osso, indebolire la dimensione sociale e collettiva del lavoro distruggendo il CRAL dei lavoratori passando per l’associazione “Noi Sea”, chiudendo per sempre le mense interaziendali (se gli stipendi fossero in linea con l’inflazione e l’aumento del costo della vita oggi i lavoratori non sarebbero costretti a preferire un misero ticket restaurant che permetta di fare la spesa o la benzina e arrivare a fine mese), per poi vantarsi, anche di fronte alla proprietà, di dare un premio di produzione ai propri dipendenti di circa 1.700,00 euro/anno a fronte di un utile netto nel 2025 di 190,6 milioni di euro. Adesso però si è superato il limite, non si gioca con la vita dei lavoratori e delle loro famiglie dopo oltre 25 anni di attività svolta in modo professionale.</p>
<p class="text-justify"><strong>CHI SEMINA VENTO, RACCOGLIERÀ TEMPESTA</strong></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 12 Aug 2026 01:54:14 +0200</pubDate>
                        <title>Aeroporto di Firenze: giovedì 13 agosto 2026. Ore 10:00 conferenza stampa</title>
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                        <description>Il Coordinamento regionale USB Lavoro privato, trasporto aereo-Toscana invita i giornalisti e le giornaliste alla conferenza stampa del 13 agosto 2026 che si terrà all’esterno dell’area partenze dell’Aeroporto “Amerigo Vespucci” di Firenze.</description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Questa sarà l’occasione per presentare la mobilitazione a cui i lavoratori e le lavoratrici degli aeroporti di Pisa e Firenze daranno forma a partire da settembre 2026.</p>
<p class="text-justify"><strong>Caldo estremo, cattive condizioni lavorative, rischio dumping, mancate garanzie di redditi dignitosi </strong>sono le cause più evidenti della protesta, al netto del fallimento delle relazioni industriali con le rispettive aziende.</p>
<p class="text-justify">La vertenza che sarà presentata durante la conferenza stampa di giovedì 13 agosto è una <strong>novità nel settore del trasporto aereo</strong>.</p>
<p class="text-justify">Nonostante il settore aereo italiano si articoli in una filiera estremamente frammentata, l’azione sindacale che colpirà gli aeroporti di Firenze e Pisa riguarderà sia il gestore aeroportuale Toscana Aeroporti SpA, che le aziende che forniscono in appalto i servizi di assistenza a terra GH Toscana Srl e Consulta SpA.</p>
<p class="text-justify">Il Coordinamento regionale USB trasporto aereo-Toscana ritiene necessario agire attraverso uno sciopero compatto per denunciare gli <strong>effetti negativi dell’esternalizzazione</strong> dei servizi di assistenza a terra.</p>
<p class="text-justify"><em>Unione Sindacale di Base — Lavoro Privato — Firenze-Pisa</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sun, 09 Aug 2026 17:12:35 +0200</pubDate>
                        <title>Rinnovo CCNL Attività Ferroviarie: FILT, FIT e UILT parlano ai lavoratori, ma rassicurano il padronato.</title>
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		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/rinnovo-ccnl-attivita-ferroviarie-filt-fit-e-uilt-parlano-ai-lavoratori-ma-rassicurano-il-padronato-1716-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">Le cosiddette <em>&quot;Linee di indirizzo per la stagione dei rinnovi contrattuali 2027-2029&quot;</em> diffuse da FILT CGIL, FIT CISL e UILTRASPORTI rappresentano un esercizio di evidente ambiguità politica e sindacale.</p>
<p class="text-justify">Da una parte si parla di salari dignitosi, diritti, sicurezza e tutela del lavoro; dall'altra si afferma che il contratto dovrà sostenere la competitività delle imprese e accompagnarne le strategie industriali. <strong>È una contraddizione di fondo: quando gli interessi del profitto entrano nel contratto, i diritti dei lavoratori finiscono inevitabilmente in secondo piano.</strong></p>
<p class="text-justify">Le stesse organizzazioni che oggi dichiarano di voler difendere il potere d'acquisto continuano infatti a sostenere un modello contrattuale che, negli ultimi decenni, ha prodotto un progressivo impoverimento delle retribuzioni. <strong>Difendono il mantenimento dei contratti triennali e confermano il ricorso all'indice IPCA, che continua a non recuperare integralmente l'inflazione reale sopportata dalle famiglie dei lavoratori.</strong></p>
<p class="text-justify">Ancora più paradossale è il richiamo alla rappresentanza certificata e alla diffusione delle RSU, quando nel Gruppo FS il rinnovo delle rappresentanze sindacali è fermo da anni. A ciò si aggiunge la proposta di far pagare ai lavoratori non iscritti il costo della contrattazione, trasformando un diritto collettivo in una prestazione da acquistare.</p>
<p class="text-justify">Questa impostazione conferma una visione del sindacato sempre più orientata alla compatibilità con le esigenze delle imprese e sempre meno alla difesa degli interessi dei lavoratori.</p>
<p class="text-center"><strong>USB continua invece a sostenere una linea completamente diversa.</strong></p>
<p><strong>Il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale deve avere come unico obiettivo il recupero del potere d'acquisto, il miglioramento delle condizioni di lavoro, la riduzione dell'orario, la sicurezza e la piena tutela della dignità di chi lavora, senza subordinare questi diritti alle logiche della produttività e della competitività aziendale.</strong></p>
<p>In un contesto economico e sociale sempre più difficile, è necessario ricostruire un sindacalismo realmente conflittuale e indipendente, capace di rappresentare esclusivamente gli interessi delle lavoratrici e dei lavoratori, senza mediazioni con le logiche del profitto. È questo l'impegno che USB porta avanti ogni giorno nei luoghi di lavoro e che continuerà a sostenere nella prossima stagione contrattuale.</p>
<p class="text-center"><strong>Avanti con l'organizzazione dei lavoratori e con la lotta per la dignità nel lavoro e nell'esistenza sociale.</strong></p>
<p>Per consultare e scaricare il nostro documento programmatico per i rinnovi contrattuali ambito ferroviario&nbsp;<a href="https://trasporti.usb.it/fileadmin/archivio/trasporti/Immagini/documento_programmatico_CCNL_della_Mobilit%C3%A0Area_Contrattuale_Attivit%C3%A0_Ferroviarie.pdf" target="_blank" rel="noreferrer">Clicca QUI</a></p>
<p><em>USB Lavoro Privato Attività Ferroviarie</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 07 Aug 2026 17:53:20 +0200</pubDate>
                        <title>USB LP attività ferroviarie lancia la sfida: consegnata la piattaforma per il rinnovo del CCNL</title>
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		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/usb-lp-attivita-ferroviarie-lancia-la-sfida-consegnata-la-piattaforma-per-il-rinnovo-del-ccnl-1760-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">La piattaforma nasce dal confronto diretto con lavoratrici e lavoratori di Trenitalia, Mercitalia e RFI. Non è un documento calato dall'alto: è costruita dal basso, per riportare centralità ai lavoratori e contrastare l'erosione degli spazi di agibilità sindacale (RSU, RLS, diritto di assemblea ex art. 20 Statuto dei Lavoratori).</p>
<p class="text-justify">I nodi strutturali del Gruppo FS</p><ul> 	<li class="text-justify">Modelli organizzativi tarati sulla compressione dei costi: carichi di lavoro crescenti, organici insufficienti, professionalità non riconosciute</li> 	<li class="text-justify">Nastri lavorativi allungati, riposi ridotti, straordinario e notturno in aumento</li> 	<li class="text-justify">Esternalizzazioni che frammentano il perimetro produttivo e indeboliscono contratto e tutele</li> </ul><p class="text-justify">Sicurezza: non un capitolo a parte, ma il cuore del problema<br /> Infortuni e aggressioni non sono eventi isolati ma spie di un sistema che va cambiato alla radice. La sicurezza deve essere organizzazione del lavoro, non adempimento normativo — passa da salari adeguati, turni corretti, riduzione d'orario, riposi rispettati.</p>
<p class="text-justify">Le rivendicazioni chiave</p><ul> 	<li class="text-justify">Riconoscimento della natura usurante del lavoro ferroviario</li> 	<li class="text-justify">Pensione a 35 anni di contributi o 60 di età</li> 	<li class="text-justify">Opposizione netta alla spesa militare che sottrae risorse a sanità, scuola, trasporto pubblico</li> 	<li class="text-justify">Solidarietà esplicita al popolo palestinese</li> 	<li class="text-justify">Mobilità come diritto della persona, non merce: le FSI devono tornare ente pubblico sotto controllo di cittadini e lavoratori</li> </ul><p class="text-justify">Il quadro economico<br /> Inflazione, aumento energia e materie prime, assenza di meccanismi automatici di adeguamento salariale: trent'anni di compressione salariale che hanno allontanato i lavoratori italiani dalla media europea. Il rinnovo del CCNL non può essere un semplice adeguamento — deve essere un'inversione di rotta.</p>
<p class="text-justify"><br /> Il rinnovo contrattuale è il terreno su cui si gioca il cambio di paradigma: qualità del lavoro, sicurezza, dignità professionale, redistribuzione della ricchezza. Senza questo salto, le criticità sono destinate ad aggravarsi — con conseguenze dirette su sicurezza del servizio e vita dei lavoratori.</p>
<p class="text-justify"><em>*in allegato:Documento Programmatico per il Rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro della Mobilità/Area Contrattuale Attività Ferroviarie - Contratto Aziendale di Gruppo FSI&nbsp;(CCNL 2027–2029)</em></p>
<p class="text-justify"><em>USB Lavoro Privato, Attività Ferroviarie</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 06 Aug 2026 00:36:45 +0200</pubDate>
                        <title>Sicurezza sul lavoro: il governo costruisce lo scudo per le imprese</title>
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		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/sicurezza-sul-lavoro-il-governo-costruisce-lo-scudo-per-le-imprese-0041-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><strong>Mentre i lavoratori continuano a morire, diventa più difficile accertare le responsabilità aziendali</strong></p>
<p class="text-justify">Il Governo sceglie ancora una volta da che parte stare. E non è quella di chi ogni giorno entra in fabbrica, in un cantiere, in un deposito, su un autobus, su un treno o lungo una linea ferroviaria senza sapere se tornerà a casa.</p>
<p class="text-justify">Con il disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri sulla responsabilità delle imprese, l’esecutivo interviene sul decreto legislativo 231 del 2001 rendendo più difficile dimostrare la responsabilità aziendale per i reati commessi nell’interesse o a vantaggio dell’impresa.</p>
<p class="text-justify">Non basterà più accertare che l’azienda abbia tratto un beneficio dall’illecito. L’accusa dovrà individuare e dimostrare anche la specifica carenza del modello organizzativo adottato dall’impresa.</p>
<p class="text-justify"><strong>Una scelta tutt’altro che neutrale.</strong></p>
<p class="text-justify">In un sistema produttivo fondato sempre più su appalti, subappalti, esternalizzazioni e catene societarie nelle quali responsabilità e controlli vengono continuamente frammentati, aumentare gli oneri a carico di chi indaga significa offrire nuove vie d’uscita alle imprese committenti e ai grandi gruppi economici.</p>
<p class="text-justify">Il rischio è che l’adozione formale di procedure, protocolli e modelli organizzativi diventi uno scudo dietro cui nascondere ciò che avviene realmente nei luoghi di lavoro.</p>
<p class="text-justify">Un modello può essere perfetto sulla carta e completamente disatteso nella pratica. Può prevedere controlli che nessuno effettua, procedure che nessuno rispetta e sistemi di vigilanza incapaci di impedire turni insostenibili, formazione insufficiente, manutenzioni rinviate, lavoro nero, sfruttamento e violazioni delle norme di sicurezza.</p>
<p class="text-justify">Ancora più grave è che i modelli costruiti sulla base delle linee guida elaborate dalle stesse associazioni imprenditoriali possano essere considerati, in partenza, adeguati. In questo modo, il controllato rischia di diventare anche colui che stabilisce i criteri attraverso i quali valutare l’efficacia del controllo.</p>
<p class="text-justify">A completare il quadro vi è la possibilità per l’impresa di evitare la condanna modificando successivamente il proprio modello organizzativo, riparando le conseguenze dell’illecito e restituendo il profitto ottenuto.</p>
<p class="text-justify">La prevenzione rischia così di essere sostituita dalla riparazione successiva: prima si risparmia sulla sicurezza, si riducono i controlli o si chiudono gli occhi lungo la catena degli appalti; poi, quando il sistema viene scoperto, si correggono le carte e si restituisce quanto indebitamente guadagnato.</p>
<p class="text-justify">Ma una vita spezzata non si restituisce. Un lavoratore mutilato non può essere risarcito con l’aggiornamento tardivo di un protocollo aziendale. Una strage non può essere cancellata approvando, dopo i fatti, un nuovo modello organizzativo.</p>
<p class="text-justify">Le tragedie di Brandizzo, del cantiere Esselunga di Firenze e le tante morti quotidiane nei luoghi di lavoro dimostrano che il problema italiano non è un eccesso di responsabilità delle imprese, ma l’insufficienza dei controlli, la debolezza delle sanzioni e un’organizzazione del lavoro che subordina sistematicamente la sicurezza ai tempi, ai costi e al profitto.</p>
<p class="text-justify"><strong>Non siamo di fronte a una riforma tecnica. Siamo davanti a una precisa scelta politica, rivendicata apertamente dal Governo come risposta alle richieste di Confindustria.</strong></p>
<p class="text-justify">Prima vengono le esigenze di chi produce profitto. Dopo, <strong>molto dopo,</strong> la vita e la salute di chi quel profitto lo rende possibile con il proprio lavoro.</p>
<p class="text-justify">USB ritiene inaccettabile qualsiasi intervento che possa indebolire la responsabilità delle imprese committenti e appaltatrici nei casi di infortuni, sfruttamento, caporalato, evasione contributiva e violazione delle norme poste a tutela dei lavoratori.</p>
<p class="text-justify">Chiediamo che il Parlamento respinga ogni forma di scudo e rafforzi, al contrario, la responsabilità lungo tutta la catena degli appalti, i poteri degli organi ispettivi, le strutture pubbliche di controllo e le tutele per i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.</p>
<p class="text-justify">La sicurezza non è un adempimento burocratico e non può essere affidata all’autocertificazione delle imprese.</p>
<p class="text-justify"><strong>Chi decide l’organizzazione del lavoro, impone i tempi, controlla gli appalti e incassa i profitti deve rispondere pienamente anche delle conseguenze delle proprie scelte.</strong></p>
<p class="text-justify"><em>Coordinamento Nazionale USB Lavoro Privato, settore TPL </em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Sat, 01 Aug 2026 13:13:39 +0200</pubDate>
                        <title> TPL Calabria, metodo opaco e discriminatorio: USB Lavoro Privato esclusa dal confronto</title>
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		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/tpl-calabria-metodo-opaco-e-discriminatorio-usb-lavoro-privato-esclusa-dal-confronto-1321-1-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify">USB Lavoro Privato – Trasporto Pubblico Locale denuncia il metodo opaco e discriminatorio con cui la Regione Calabria sta conducendo l’esame della proposta di legge sulla nuova disciplina del trasporto pubblico locale.</p>
<p class="text-justify">Il 27 luglio la Quarta Commissione del Consiglio regionale ha convocato per il 3 agosto istituzioni, aziende, associazioni e numerose organizzazioni sindacali, escludendo USB Lavoro Privato, Confederazione rappresentativa a livello nazionale e presente anche presso il CNEL. Tre giorni dopo ha invece esteso l’invito a una sigla dalla presenza limitata territorialmente e settorialmente.</p>
<p class="text-justify">Non contestiamo il diritto di altri a partecipare, ma la discrezionalità con cui la Regione sceglie gli interlocutori: così il confronto rischia di ridursi a una pratica di amichettismo politico e sindacale.</p>
<p class="text-justify">A conti fatti, però, è stato un bene non essere stati convocati, perché altrimenti saremmo stati chiamati a ratificare un percorso già avviato e a offrire copertura formale a decisioni già orientate.</p>
<p class="text-justify">Nel merito, la proposta di legge non è una semplice riorganizzazione amministrativa.</p>
<p class="text-justify">La legge istituisce AMCAL, una società per azioni interamente pubblica, alla quale vengono accentrate la programmazione operativa, la scelta delle modalità di affidamento, la costruzione dei lotti, le procedure di gara, la stipula dei contratti e il controllo dei servizi.</p>
<p class="text-justify">Dietro la forma pubblica dell’Agenzia emerge però con chiarezza l’indirizzo politico della riforma: partenariato pubblico-privato, investimenti privati, affidamenti mediante finanza di progetto, articolazione del servizio in lotti e autorizzazione di servizi a libero mercato.</p>
<p class="text-justify">Si costruisce così una regia pubblica non per realizzare un gestore regionale pubblico, ma per organizzare il mercato e predisporre gli affidamenti agli operatori.</p>
<p class="text-justify">La Regione sceglie quindi di mantenere in mano programmazione e controllo, lasciando al mercato l’esercizio dei servizi. Il pubblico finanzia e garantisce i ricavi; il privato ricerca il profitto, con il rischio che i costi vengano scaricati sui lavoratori e sulla qualità del servizio.</p>
<p class="text-justify"><strong>Questa impostazione è ancora più grave alla luce di quanto sta accadendo a livello nazionale.</strong></p>
<p class="text-justify">Il Governo intende trasformare il Fondo nazionale TPL in una compartecipazione regionale all’IRPEF, con il rischio di una decurtazione di circa 240 milioni, della perdita del vincolo di destinazione e di una crescente incertezza nella distribuzione delle risorse tra Regioni e Comuni<strong>.</strong></p>
<p class="text-justify">La proposta calabrese continua però a fondare il finanziamento dei contratti di servizio proprio sul Fondo nazionale, sulle risorse regionali e su quelle degli enti locali. Per il 2027 e il 2028 vengono confermati soltanto 38,6 milioni annui di risorse autonome regionali, già iscritti in bilancio, senza nuovi stanziamenti capaci di proteggere il sistema dalla possibile riduzione delle risorse statali.</p>
<p class="text-justify"><strong>Nello stesso testo, persino il perseguimento dei livelli ottimali delle prestazioni viene subordinato alla formula “compatibilmente con le disponibilità di bilancio”.<br /> Il diritto alla mobilità viene quindi proclamato, ma i servizi saranno garantiti solo nei limiti delle risorse disponibili.</strong></p>
<p class="text-justify">In questo scenario, l’apertura al mercato non è una soluzione. È il meccanismo attraverso cui la scarsità di finanziamenti rischia di tradursi in riduzione delle percorrenze, aumento delle tariffe, peggioramento dei turni, compressione degli organici, subaffidamenti e abbandono delle aree interne e dei collegamenti meno redditizi.</p>
<p class="text-justify"><strong>USB non avallerà questo processo.</strong><br /> Chiediamo la sospensione dell’iter e l’apertura di un confronto reale, con tempi adeguati e criteri trasparenti di partecipazione. Rivendichiamo un gestore unico regionale interamente pubblico, capace di integrare ferro e gomma, tutelare l’occupazione, garantire uniformità contrattuale e assicurare il diritto alla mobilità in tutto il territorio calabrese.</p>
<p class="text-justify"><strong>Il trasporto pubblico locale non è un mercato da organizzare né uno spazio da distribuire tra interessi politici, aziendali e sindacali selezionati. È un servizio essenziale, finanziato con risorse collettive, che deve essere sottratto alle logiche del profitto e governato nell’interesse dei lavoratori, degli utenti e dei territori.</strong></p>
<p class="text-justify"><br /> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<em>USB Lavoro Privato – Trasporto Pubblico Locale Calabria</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 31 Jul 2026 20:29:52 +0200</pubDate>
                        <title>Federalismo fiscale: il governo mette a rischio il finanziamento del TPL e il diritto alla mobilità</title>
                        <link>
                        	
                        			
		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/federalismo-fiscale-il-governo-mette-a-rischio-il-finanziamento-del-tpl-e-il-diritto-alla-mobilita-2043-1.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p class="text-justify"><strong>La trasformazione del Fondo nazionale trasporti in compartecipazione regionale all'IRPEF non è un tecnicismo contabile: rischia di smantellare uno degli ultimi strumenti nazionali di finanziamento del trasporto pubblico locale, lasciando Regioni, Comuni, aziende e lavoratori in una condizione di crescente incertezza.</strong></p>
<p class="text-justify">Il decreto attuativo sul federalismo fiscale, che il Governo intende approvare in tempi strettissimi nonostante la mancata intesa con Regioni ed enti locali, assorbe l'attuale Fondo nazionale trasporti in una quota della compartecipazione regionale all'IRPEF. Un passaggio tutt'altro che neutrale.</p>
<p class="text-justify">Nella nuova quantificazione mancherebbero circa 240 milioni di euro stanziati per il rinnovo del contratto nazionale degli autoferrotranvieri: risorse che rischiano di restare affidate a interventi occasionali invece di essere consolidate stabilmente. Ma i costi del contratto sono permanenti, e senza una copertura altrettanto stabile il conto rischia ancora una volta di ricadere sui lavoratori, attraverso aumento della produttività, tagli agli organici, turni peggiori, esternalizzazioni e compressione dei salari.</p>
<p class="text-justify">Trasformato in compartecipazione IRPEF, il finanziamento del TPL perderebbe riconoscibilità e vincolo di destinazione, finendo nel bilancio generale delle Regioni in competizione con sanità, politiche sociali e istruzione. Il diritto alla mobilità non sarebbe più garantito da un fondo nazionale specifico, ma dipenderebbe dalle condizioni finanziarie e dalle scelte politiche di ciascuna Regione.</p>
<p class="text-justify">Per i Comuni, già oggi alle prese con trasferimenti regionali in ritardo, il rischio è una trattativa permanente con le Regioni per ottenere le risorse necessarie ai servizi urbani: una condizione che può tradursi in ritardi nei pagamenti alle aziende, crisi di liquidità, riduzione delle corse, mancata manutenzione dei mezzi e nuove crisi occupazionali.</p>
<p class="text-justify">È un copione che USB Lavoro Privato conosce bene: prima si riducono o si rendono incerte le risorse pubbliche, poi si accusano le aziende — soprattutto quelle pubbliche — di essere inefficienti, infine si presentano privatizzazioni e affidamenti al ribasso come unica soluzione possibile.</p>
<p class="text-justify">Il TPL non può essere finanziato in base alla capacità fiscale dei singoli territori: si allargherebbe il divario tra Regioni ricche e povere, tra grandi aree urbane e aree interne, tra Nord e Mezzogiorno. In territori come la Calabria — popolazione dispersa, numerose aree interne, una domanda di mobilità che non si misura solo con ricavi e numero di passeggeri — gli effetti di una compartecipazione IRPEF priva di un adeguato fondo perequativo sarebbero devastanti.</p>
<p class="text-justify">Il risultato sarebbe un TPL sempre più diseguale: più servizi dove esistono già maggiore capacità fiscale e domanda pagante, meno corse e collegamenti nei territori più fragili. A pagare sarebbero ancora una volta lavoratori e utenti: per i primi riduzione degli organici, blocco delle assunzioni e nuove difficoltà nei rinnovi contrattuali; per i secondi meno corse, tariffe più alte, mezzi più vecchi e abbandono delle aree interne.</p>
<p class="text-justify"><strong>Il Coordinamento USB lavoro Privato, settore TPL&nbsp; ritiene inaccettabile che una riforma di questa portata venga approvata in piena estate, senza aver prima definito quante risorse saranno garantite, come saranno distribuite e quali vincoli ne impediranno un uso improprio. Rivendichiamo:</strong></p><ul> 	<li class="text-justify">il mantenimento di un finanziamento nazionale strutturale e vincolato al trasporto pubblico locale;</li> 	<li class="text-justify">il consolidamento dei 240 milioni per il rinnovo contrattuale;</li> 	<li class="text-justify">l'adeguamento automatico delle risorse a inflazione, costi energetici e rinnovi del CCNL;</li> 	<li class="text-justify">il riconoscimento del TPL come servizio essenziale su tutto il territorio nazionale;</li> 	<li class="text-justify">un sistema perequativo che copra integralmente i fabbisogni delle Regioni con minore capacità fiscale;</li> 	<li class="text-justify">una quota certa e vincolata da trasferire ai Comuni;</li> 	<li class="text-justify">una clausola di salvaguardia contro qualsiasi riduzione delle risorse attuali;</li> 	<li class="text-justify">piena trasparenza sull'uso dei fondi e sul rispetto dei livelli di servizio, dell'occupazione e del contratto nazionale.</li> </ul><p class="text-justify">Il diritto alla mobilità non può dipendere dal codice di avviamento postale, dal reddito prodotto in una Regione o dalla capacità di un Comune di negoziare risorse con la propria amministrazione regionale. Il trasporto pubblico locale è un servizio essenziale, uno strumento di coesione territoriale e sociale, una componente delle politiche ambientali e un diritto che deve essere garantito dallo Stato.</p>
<p class="text-justify"><strong>Il Governo fermi questa accelerazione e apra un vero confronto con Regioni, Comuni, lavoratori e organizzazioni sindacali. Senza vincoli e senza garanzie, la fiscalizzazione del Fondo nazionale trasporti rischia di trasformare il federalismo fiscale nella regionalizzazione delle disuguaglianze e nella liquidazione del diritto universale alla mobilità.</strong></p>
<p class="text-justify">&nbsp;</p>
<p class="text-justify"><em>Coordinamento Nazionale USB Lavoro Privato, settore TPL</em></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 31 Jul 2026 12:26:19 +0200</pubDate>
                        <title>Sciopero alla Bcube Appalto Ducati Comparto 2 di Valsamoggia. 2 ore di sciopero in uscita nella giornata di oggi 31 luglio 2026: non possiamo accettare che si scarichino sui lavoratori le conseguenze di difficoltà produttive di cui non sono responsabili.</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Poco più di un mese fa alle elezioni RSU Bcube Comparto 2 di Valsamoggia, che si occupa in appalto di assemblaggio, manutenzione e spedizione delle moto prodotte da Ducati, la lista USB Lavoro Privato ha ottenuto la maggioranza assoluta della rappresentanza sindacale.</p>
<p>Da allora è iniziata una trattativa con la Direzione di Bcube per riconoscere ai lavoratori del Comparto 2 un Premio di Risultato, così come concordato con la precedente RSU. In data 24&nbsp;luglio&nbsp;l'azienda aveva confermato in un primo momento la disponibilità a mantenere gli impegni presi, facendo una proposta che la RSU, i lavoratori e le Organizzazioni Sindacali avevano giudicato insufficiente, pur manifestando la volontà di proseguire la trattativa.</p>
<p>&nbsp;Ma nella giornata di&nbsp;ieri&nbsp;Bcube, a distanza di pochi giorni, ha cambiato totalmente idea, comunicando l’indisponibilità a riconoscere il Premio di Risultato, rimandando la trattativa a settembre, quando ci troveremo ad affrontare una discussione complicata sullo stato dell'appalto, dovute alla situazione produttiva del committente Ducati. Una decisione grave e inaccettabile non solo perché Bcube ha deciso di non rispettare gli accordi sindacali presi con la precedente RSU ma anche perché si rimangia la parola a distanza di pochi giorni, scaricando totalmente sui lavoratori le conseguenze delle problematiche che si sono create sull'appalto, di cui i lavoratori del Comparto 2 non hanno nessuna responsabilità.</p>
<p>Ancora una volta sono i lavoratori degli appalti a pagare le conseguenze peggiori di grandi imprese che da un lato non disdegnano spese faraoniche, come il caso del rinnovo del contratto da parte di Ducati di 12 milioni di euro al pilota Marquez, per cui si trovano facilmente le risorse senza battere ciglio, dall'altro si disinteressano delle condizioni lavorative dei lavoratori che lavorano nei loro appalti, calpestando, come avviene ormai in maniera sempre più frequente anche nel territorio di Bologna, il principio della responsabilità sociale dell'impresa, lasciando i lavoratori senza salario aziendale e mettendoli in cassa integrazione.</p>
<p>Per queste ragioni&nbsp;oggi&nbsp;i lavoratori del Comparto 2 di Bcube incroceranno le braccia nelle ultime 2 ore del turno con l'obiettivo di rimettere al centro dell'iniziativa sindacale il salario e i diritti di chi contribuisce in maniera determinante ad aumentare la ricchezza delle grandi filiere produttive come quella della Ducati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>RSU USB BCUBE COMPARTO 2 APPALTO DUCATI</p>
<p>USB LAVORO PRIVATO BOLOGNA</p>
<p>Per info Federico Serra&nbsp;<a href="callto:334" target="250" class="8255" onclick="window.top.Com_Zimbra_Phone.unsetOnbeforeunload()" rel="noreferrer">334 250 8255</a></p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 31 Jul 2026 09:18:18 +0200</pubDate>
                        <title>SAXA GRESTONE: NOVE ANNI DI PROMESSE TRADITE. ORA SERVONO VERITÀ, TRASPARENZA E LAVORO.</title>
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Frosinone, 30 luglio 2026 – Si è svolto oggi presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy il tavolo convocato a seguito della liquidazione giudiziale del Gruppo Saxa. Il Ministero ha ribadito la volontà di individuare un nuovo soggetto industriale in grado di garantire la continuità produttiva e la salvaguardia di tutti i posti di lavoro.</p>
<p>USB prende atto di questo impegno, ma dopo quasi nove anni di cassa integrazione non sono più sufficienti le dichiarazioni di intenti.</p>
<p>Oltre 200 lavoratrici e lavoratori continuano a vivere con un reddito insufficiente, mentre chiedono una sola cosa: tornare a lavorare. A questi lavoratori fu chiesto di rinunciare all'incentivo all'esodo previsto da Ideal Standard, perché venne garantita la continuità occupazionale. Oggi, dopo quasi un decennio, quella promessa non è stata mantenuta e centinaia di famiglie continuano a pagarne il prezzo.</p>
<p>In tutto questo tempo USB è stata esclusa dai tavoli istituzionali, pur denunciando fin dall'inizio le criticità del progetto industriale. Ancora più grave è il fatto che la RSU risulti scaduta da circa nove anni, privando i lavoratori del diritto di rinnovare democraticamente la propria rappresentanza.</p>
<p>USB non si è limitata alla denuncia politica. Abbiamo presentato due esposti alla Procura della Repubblica chiedendo di fare piena luce sulla vicenda. Il primo riguarda l'utilizzo delle ingenti risorse destinate al progetto: circa 10 milioni di euro di Invitalia, circa 12 milioni della Regione Lazio e circa 10 milioni lasciati da Ideal Standard, destinati anche agli incentivi all'esodo e alla bonifica di coperture in amianto. Oggi riteniamo doveroso capire come siano state utilizzate queste risorse, considerato che il progetto è fallito e che, da quanto risulta a USB, alcune coperture contenenti amianto sarebbero ancora presenti.</p>
<p>Il secondo esposto riguarda presunti sversamenti di materiali sul terreno ed è stato trasmesso, oltre che alla Procura, anche ad ARPA Lazio, al Comune di Roccasecca e ai Carabinieri Forestali, affinché vengano effettuati tutti gli accertamenti del caso.</p>
<p>USB non emette sentenze e rispetta il lavoro della magistratura, ma ritiene che, quando sono in gioco decine di milioni di euro, risorse pubbliche e il futuro di oltre 200 lavoratori, trasparenza e verità siano un dovere.</p>
<p>Per USB esiste una sola priorità: salvare tutti i posti di lavoro, riportare la produzione negli stabilimenti e restituire dignità ai lavoratori che da quasi nove anni attendono risposte concrete.</p>
<p>Basta promesse. È arrivato il momento della verità, della trasparenza e del lavoro.</p>
<p>&nbsp;</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Wed, 29 Jul 2026 10:04:37 +0200</pubDate>
                        <title>STMicroelectronics:   il denaro pubblico deve garantire occupazione, salario  e sviluppo dei nostri stabilimenti.</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p><em>Fonte immagine:&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/STMicroelectronics#/media/File:ST_logo_2020_blue_V.svg" target="_blank" rel="noreferrer">https://it.wikipedia.org/wiki/STMicroelectronics#/media/File:ST_logo_2020_blue_V.svg</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Durante il tavolo del 28 luglio al MIMIT, STMicroelectronics ha illustrato un aggiornamento del progetto di ristrutturazione che interesserà Agrate, Catania e l’implementazione della missione di Castelletto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel corso dell’incontro, l’azienda ha indicato la necessità di avviare, a partire da settembre 2026, un confronto finalizzato a raggiungere un accordo sindacale che convalidi l’intero progetto di ristrutturazione, compresi gli aspetti occupazionali, i percorsi formativi e le politiche incentivanti.</p>
<p>Sollecitata sul tema la direzione STM ha confermato che il perimetro occupazionale nei numeri resta invariato, questo per l’intera delegazione sindacale, comprende anche il personale attualmente in somministrazione.</p>
<p>Il piano aziendale è di complessivi 12 miliardi di euro, provenienti da fondi UE e da finanziamenti aziendali degli azionisti pubblici, una somma che copre le spese già sostenute e quelle future fino al 2034.</p>
<p>Una ristrutturazione che conferma scelte che non condividiamo, come la chiusura di EWS e AG200, e un cronoprogramma condizionato sia dai fondi pubblici destinati agli investimenti sui 12 pollici ad Agrate, sia dalla realizzazione della fornitura di acqua industriale per Catania.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La ristrutturazione stessa del sito di Agrate comporta dei vuoti di lavoro e una riconfigurazione delle competenze richieste. In merito, STM ha posticipato ai primi mesi del 2029 la chiusura di AG8 ed EWS, prevedendo percorsi di reskilling e upskilling per il personale ricollocabile.</p>
<p>Di fronte a un percorso di questa portata, non possiamo sciogliere le nostre riserve e condividiamo la proposta di un processo fondato su verifiche puntuali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>STM è un esempio concreto della fase di trasformazione industriale e tecnologica in corso. Per questo chiediamo alla politica e all’azienda un cambio di direzione, che preveda la riduzione dell’orario di lavoro senza perdita di salario e l’introduzione di un salario di transizione in grado di garantire piena tutela a tutti i lavoratori, compresi quelli impiegati da anni in staff leasing.</p>
<p>Senza impegni chiari, verificabili e vincolanti da parte dell'azienda e del Governo, non ci sarebbero le condizioni per la sottoscrizione di un accordo quadro. I finanziamenti pubblici devono servire a creare buona occupazione e sviluppo industriale, non a scaricare sui lavoratori il costo della transizione tecnologica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB Lavoro Privato</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Fri, 24 Jul 2026 09:31:41 +0200</pubDate>
                        <title>SAXA GRESTONE S.p.A.: I LAVORATORI TORNANO IN PIAZZA. BASTA SILENZI, SERVONO VERITÀ E RESPONSABILITÀ</title>
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		                        		https://lavoroprivato.usb.it/leggi-notizia/saxa-grestone-spa-i-lavoratori-tornano-in-piazza-basta-silenzi-servono-verita-e-responsabilita-0932.html
		                        	
                        		
                        	
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                        <description></description>
                        <content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina, 23 luglio 2026, si è svolto il presidio organizzato da USB Lavoro Privato insieme ai lavoratori della Saxa Grestone S.p.A. davanti allo stabilimento di Roccasecca e, successivamente, sotto il Palazzo Comunale.La partecipazione dei lavoratori è stata importante e dimostra che, dopo circa nove anni di cassa integrazione e con oltre 200 lavoratori ancora senza una prospettiva concreta, la vertenza è tutt'altro che conclusa.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Davanti alla fabbrica è stata denunciata una situazione che desta forte preoccupazione. Da settimane si assiste a un continuo via vai di mezzi pesanti che trasportano all'esterno dello stabilimento materiali prodotti. USB chiede che venga accertato dagli organi competenti se tali produzioni siano state realizzate nel pieno rispetto dei permessi e delle autorizzazioni previste dalla normativa vigente. È necessario fare piena luce su questa vicenda, nell'interesse dei lavoratori e della collettività.</p>
<p>USB ha inoltre sollecitato la Procura della Repubblica e ARPA Lazio a dare immediato seguito agli esposti presentati dalla nostra Organizzazione Sindacale, effettuando gli accertamenti richiesti sia sulla gestione dello stabilimento sia sulle gravi questioni ambientali denunciate, affinché venga fatta piena luce sui fatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il presidio si è poi spostato davanti al Comune di Roccasecca, dove abbiamo chiesto all'Amministrazione comunale di assumere un ruolo attivo e di sostenere le richieste avanzate nell'esposto relativo alla vicenda ambientale, oltre a farsi portavoce delle preoccupazioni di un territorio ormai sempre più colpito dalla desertificazione industriale.</p>
<p>Abbiamo invitato il Sindaco e la maggioranza ad uscire dal Palazzo Comunale per confrontarsi con i lavoratori e con le loro famiglie, ma la maggioranza ha scelto di non incontrare chi da nove anni vive nell'incertezza del proprio futuro occupazionale, voltando le spalle a una protesta composta ma determinata. USB continuerà a battersi affinché emergano tutte le responsabilità, sia sul piano industriale che su quello dell'utilizzo delle risorse pubbliche destinate al rilancio dello stabilimento. I lavoratori hanno diritto alla verità e meritano rispetto, non promesse.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Infine, guardiamo con estrema preoccupazione al tavolo convocato per il 30 luglio al MIMIT. Se non produrrà decisioni concrete e immediate, rischierà di essere l'ennesima presa in giro nei confronti di oltre 200 lavoratori che da nove anni vivono tra cassa integrazione, promesse mai mantenute e continui rinvii. I lavoratori non accetteranno altri annunci o altre passerelle istituzionali: è arrivato il momento che ciascuno si assuma fino in fondo le proprie responsabilità e dia risposte vere sul futuro dello stabilimento e dell'occupazione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>USB Lavoro Privato – Federazione di Frosinone</p>]]></content:encoded>
			
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                        <pubDate>Thu, 23 Jul 2026 10:06:55 +0200</pubDate>
                        <title>Bari: USB Coordinamento Rai contesta l&#039;introduzione della procedura &quot;Tracciamento movimentazioni materiale di Teca&quot;</title>
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                        <content:encoded><![CDATA[<p>Siamo costretti a contestare l'introduzione della procedura in oggetto, la cui adozione mostra un importante difetto nel metodo: non è stata infatti preceduta da una discussione tra tutti i reparti interessati. Diversamente, allargare il confronto sia alla Produzione che alla Redazione, avrebbe evitato le criticità sul merito esposte di seguito. Al personale di Produzione e Redazione viene imposto di assumersi la responsabilità delle sorti dei supporti analogici da digitalizzare, un bene aziendale, con tanto di firma apposta su modulo dedicato, sia in presenza di personale addetto alle Teche sia al di fuori degli orari di presenza del suddetto personale. Ebbene, premesso che la responsabilità del bene in questione è già contemplata in quanto dipendenti Rai, questa si esaurisce per i tecnici con la sola fase di digitalizzazione e eventuale invio del materiale audiovisivo, mentre per il personale di redazione con la movimentazione dei supporti su richiesta dei redattori o da parte dei redattori stessi. Per come viene illustrata, la procedura presentata diverse criticità: Non è chiaro in base a quale criterio il &quot;richiedente&quot; possa essere individuato nel Tecnico della Produzione o nell' Assistente di Redazione, non è chiaro chi debba custodire il modulo da firmare, così come non è chiaro lo scenario con l'avvicendamento nel tempo e nello spazio di personale, soprattutto nel caso in cui &quot;le lavorazioni terminassero oltre l'orario di funzionamento dell'UƯicio Teche&quot;.</p>
<p>Inoltre non sembrano esserci le condizioni aƯinché il singolo tecnico o il personale di redazione possa assumersi la responsabilità della custodia di un bene che transita e giace, in attesa di essere lavorato, in aree comuni accessibili anche a personale esterno, senza una formale e puntuale procedura di consegna, senza la possibilità di custodirlo in aree ad accesso esclusivo o tracciato, tenuto conto, inoltre, che non è per nulla contemplata la figura dell'operaio che periodicamente movimenta i supporti. L'iniziativa quindi sembra voler mettere in atto un artificioso e scomposto rimedio a evidenti falle organizzative e realizzare un trasferimento di responsabilità su personale che di sicuro non attiva il recupero dei nastri, che non è nelle condizioni di seguire tutta la filiera, che è già impegnato nella realizzazione dei contenuti da trasmettere e che COLLABORA in specifiche fasi con l'UƯicio Teche, il quale resta il gestore primario del bene aziendale in questione. Chiediamo quindi che si ritiri la procedura e rimaniamo disponibili ad un reale confronto sul tema, con l'obiettivo di esplorare l'eventuale problematica che la procedura, al momento non applicabile, punta a risolvere.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bari, 10 Aprile 2026 USB – Coordinamento Rai</p>]]></content:encoded>
			
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