30 ottobre, sciopero generale: contro la guerra, il carovita; per il lavoro, per il diritto di sciopero
USB conferma lo sciopero generale in tutti i settori, trasporti compresi. La mobilitazione internazionale contro la guerra e la militarizzazione dei porti si intreccia con la difesa della piena libertà di sciopero.
La guerra avanza attraverso scelte economiche e politiche che tolgono risorse a salari, sanità, istruzione e servizi pubblici per darle agli armamenti.
Porti, aeroporti, ferrovie, strade e reti logistiche sono infrastrutture essenziali per il Paese: vederle subordinate alle esigenze militari riguarda chi ci lavora e l’intera collettività. Difendere la pace significa rivendicare un modello di sviluppo fondato sui bisogni sociali, non sull’economia di guerra.
Ma proprio ai lavoratori dei trasporti vogliono impedire di scioperare!
Con delibera del 13 ottobre 2026, la Commissione di garanzia richiama i periodi di franchigia, tra cui quello dal 30 ottobre al 5 novembre (Ognissanti e commemorazione dei defunti), e invita a escludere dalla proclamazione i trasporti.
USB ne ha confermato la partecipazione.
Una scelta dal preciso significato politico e sindacale, che riapre una questione irrisolta: fino a che punto si può limitare un diritto costituzionale senza svuotarlo?
I diritti degli utenti e la garanzia dei servizi essenziali sono esigenze reali ma non possono diventare un sistema di vincoli che comprime, passo dopo passo, la possibilità di scioperare collettivamente. Il caso del 30 ottobre lo mostra bene: una giornata internazionale, pensata per unire lavoratori di Paesi e settori diversi, in Italia trova ostacoli che impediscono la partecipazione di intere categorie.
Da oltre trentacinque anni la legge 146/1990 e le sue modifiche regolano lo sciopero nei servizi essenziali con procedure, obblighi e limiti che USB contesta per i loro effetti concreti. Su questo terreno pesa la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali (Consiglio d’Europa), nata da un ricorso di USB: ha riconosciuto profili di incompatibilità tra la disciplina italiana e la Carta sociale europea ponendo alle istituzioni una questione che non possono più ignorare: il diritto di sciopero deve essere realmente esercitabile e ogni limite deve rispondere a criteri di necessità e proporzionalità.
Lo sciopero del 30 ottobre vale quindi due volte: è la partecipazione dei lavoratori italiani a una mobilitazione internazionale contro il carovita, la guerra, il riarmo e militarizzazione, per salari dignitosi, servizi pubblici e giustizia sociale ed è la riaffermazione dello sciopero come strumento di partecipazione democratica e di tutela degli interessi collettivi; perché il diritto di sciopero non può ridursi a una protesta ammessa solo finché non disturba le scelte politiche ed economiche che si vogliono contestare.
Lavoro dignitoso e libertà di sciopero non sono battaglie separate: sono un’unica rivendicazione di democrazia, diritti e giustizia sociale.
I lavoratori dei trasporti non rinunciano né al loro ruolo contro la guerra né ai propri diritti fondamentali.
USB Lavoro Privato, Comparto Trasporti
*locandina in allegato