A Stellantis serve una cura: è l’ora della variante operaia! Il 22 aprile tutti a Roma a manifestare

Nazionale -

Servono un piano per il futuro del comparto auto e maggiori garanzie occupazionali. USB lancia la sfida con lo sciopero dei settori operai che compongono la catena del valore.

 

Ad inizio marzo il CEO di Stellantis, Carlos Tavares, ha illustrato il piano di sviluppo del gruppo denominato “Dare Forward 30”, mentre il 10 marzo si è tenuto l’incontro al MISE con le parti sindacali. In entrambi i momenti non abbiamo rilevato notizie entusiasmanti per gli stabilimenti Stellantis in Italia: poca chiarezza sugli investimenti e ancor meno sul piano dello sviluppo occupazionale.

Valutando il piano rispetto ai singoli siti produttivi si può notare che al di là della scelta sulla “gigafactory” di Termoli e le rassicurazioni produttive per i vari stabilimenti (ma con scarsi impegni su investimenti e piani occupazionali), non si può non notare che la condizione di partenza dei vari siti, falcidiati da cassa integrazione e tagli renderebbe necessaria una discussione vera sul recupero del saldo occupazionale, ora più che mai assolutamente in negativo. Per conservare gli occupati occorrono: investimenti, programmazione, riduzione di orario di lavoro a parità di salario.

Non vi è un piano ed un programma industriale del paese per il settore automotive rivolto al futuro, questo è palese. I finanziamenti statali annunciati nel settore per i prossimi anni non risolvono i problemi in assenza di una strategia precisa e di una programmazione che un paese dovrebbe avere per un settore così vitale.

Se a questo quadro si aggiungono le varianti che generano instabilità per il settore, quali la guerra e la scarsità di semiconduttori, è incomprensibile come non si riesca a comprendere la necessità di cambiare strategia ponendo le basi per rendere più appetibile la produzione di auto in Italia.

Il basso numero di veicoli prodotti, il progressivo passaggio all’elettrico, la digitalizzazione mettono a rischio, secondo alcune stime, 60.000 posti nel nostro paese anche perché bisogna tener conto delle aziende dell’indotto che hanno subito e subiranno ancor più gli effetti della transizione energetica.

Il governo non ha intenzione, o non è in grado, di comprendere che per rimettere al centro il tema occupazionale nel settore automotive è vitale prendere provvedimenti epocali.

In questo contesto le vittime come sempre sono i lavoratori che dall’introduzione del CCSL hanno avuto aumenti salariali effimeri e adesso si trovano ad affrontare un costo della vita altissimo,

Tra i salari erosi negli anni, l’incertezza per il futuro, una rappresentanza politica inesistente da anni, la lotta è l’unica arma rimasta ai lavoratori per tornare a dire la loro senza essere piegati ed imbavagliati.

L’USB ha dimostrato negli ultimi mesi attraverso le lotte della logistica e dei porti che esistono degli strumenti attraverso cui poter lanciare la sfida ad un sistema marcio.

L’occasione è quella dello sciopero dei settori operai della cosidetta “catena del valore”, con manifestazione a Roma del 22 APRILE 2022; sarà il primo passo necessario per invertire il percorso per le sorti della classe operaia e per dire a questo paese che senza i lavoratori ed il lavoro, non si va da nessuna parte!

USB Lavoro Privato - Industria

Roma, 22.03.2022

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