Aeroporto di Torino Caselle: i lavoratori della sicurezza dicono basta. Stato di agitazione contro il sistema degli appalti SAGAT
L’assemblea e la successiva consultazione hanno sancito in modo netto e inequivocabile l’apertura dello stato di agitazione contro il sistema dell’appalto SAGAT, un modello che da oltre vent’anni scarica sui lavoratori condizioni inaccettabili e precarietà contrattuale.
Il dato è chiaro e non lascia spazio a interpretazioni: il 100% dei votanti si sono espressi a favore dello stato di agitazione, con la piena disponibilità ad arrivare, se necessario, a scioperi strutturati.
Un voto unanime che certifica un clima ormai insostenibile: rabbia, esasperazione e dignità calpestata. I lavoratori non sono numeri né strumenti per garantire i profitti di SAGAT, ma persone che ogni giorno mandano avanti un servizio essenziale.
Ancora più grave è l’atteggiamento di chi, come SAGAT, continua a sottrarsi al confronto diretto con chi lavora, alimentando un sistema che vive sulla pelle di chi garantisce sicurezza e operatività nello scalo.
Da tempo denunciamo le condizioni ormai non più sostenibili dell’appalto del servizio di security, un sistema che scarica interamente sulle società appaltatrici e sui lavoratori il peso di una organizzazione costruita su un unico obiettivo: garantire a SAGAT la massima flessibilità operativa e il massimo risparmio nella gestione dei filtri di sicurezza.
Siamo di fronte a un modello strutturato come una vera e propria “fisarmonica organizzativa”: si comprime e si estende più volte nell’arco della giornata lavorativa, determinando turnazioni instabili, variabili e spesso comunicate all’ultimo momento. Le aziende in appalto, prive di margini reali di autonomia, sono costrette ad adeguarsi, trasferendo questa instabilità direttamente sui lavoratori.
Ne deriva un sistema contrattuale deformato, basato su un utilizzo massiccio del part-time e su continue variazioni dell’orario di lavoro, che impediscono qualsiasi forma di programmazione della vita personale e familiare. A questo si aggiungono criticità ormai strutturali: il costo del parcheggio per il personale quasi raddoppiato negli anni, l’assenza di spazi dignitosi per gli addetti alla security, relegati in alcuni casi a locali di fortuna (come il sottoscala del piano partenze) e, ancora oggi, la mancanza di spogliatoi adeguati.
Mentre alla stampa vengono diffusi dati di eccellenza e celebrati traguardi come il superamento dei 5 milioni di passeggeri annui, la realtà vissuta quotidianamente dai lavoratori racconta altro: precarietà contrattuale, precarietà organizzativa e una gestione dei turni che può essere stravolta fino a poche ore dall’inizio del servizio, con effetti diretti e pesanti sulla vita degli operatori.
Per queste ragioni, il personale ha deciso in modo unitario di aprire lo stato di agitazione e, se necessario, avviare un percorso di mobilitazione fino allo sciopero. Una scelta obbligata da un impianto organizzativo che continua a scaricare sui lavoratori le conseguenze di un modello di gestione fondato sulla deresponsabilizzazione della committenza.
Il tempo della deresponsabilizzazione è finito: chiediamo che il Gestore risponda delle proprie scelte.
Da vent’anni assistiamo allo stesso schema: i lavoratori cambiano società appaltatrici, ma l’unico punto fermo resta SAGAT, che gestisce l’aeroporto, definisce i filtri di sicurezza, determina le modifiche operative e controlla infrastrutture e mezzi. In questo quadro, appare sempre più evidente la contraddizione di un sistema in cui il datore di lavoro formale non coincide con chi esercita di in maniera determinante il controllo sull’organizzazione del lavoro.
Per questo riteniamo necessario un intervento degli organi di vigilanza, per verificare la legittimità di un assetto che, nei fatti, presenta caratteristiche assimilabili alla somministrazione strutturale di manodopera attraverso l’appalto.
È il momento di fare piena chiarezza su un sistema che incide direttamente sulle condizioni di lavoro e sui diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.
Nella giornata odierna sarà formalizzata l’apertura dello stato di agitazione nei confronti della società Verux, di SAGAT e della Commissione di Garanzia. Si apre così una fase di mobilitazione che vedrà i lavoratori protagonisti, determinati a conquistare condizioni di lavoro dignitose e rispetto.
Se non arriveranno risposte concrete, la mobilitazione sarà pronta a salire di livello.
La misura è colma. I lavoratori non arretrano.
Torino, 20 aprile 2026
USB Unione Sindacale di Base
ALI VIGILANZA – Confederato USB Unione Sindacale di Base