Amazon, Fisco e territorio: i sindaci non possono rimanere in silenzio

Ancona -

Fonte immagine: Wikimedia commons, qua il link alla fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Amazon_icon.png

 

USB Lavoro Privato Ancona ritiene doveroso aprire una riflessione pubblica sul rapporto tra grandi multinazionali, fiscalità, lavoro e territorio. Negli ultimi anni Amazon è stata interessata da rilevanti contestazioni fiscali in Italia che hanno portato alla definizione di importanti accordi con l'Agenzia delle Entrate. Nel 2017 Amazon ha chiuso un primo contenzioso fiscale relativo agli anni 2011-2015 con un versamento di circa 100 milioni di euro. Successivamente è emerso un nuovo e ben più rilevante contenzioso relativo al mancato versamento dell'IVA sulle vendite effettuate attraverso il marketplace da operatori extraeuropei. Secondo le ricostruzioni investigative, l'imposta contestata era pari a circa 1,2 miliardi di euro. Considerando interessi e sanzioni, la pretesa complessiva avrebbe potuto raggiungere circa 3 miliardi di euro. Nel dicembre 2025 la vicenda è stata definita attraverso un accordo con l'Agenzia delle Entrate che ha previsto:

• 511 milioni di euro versati direttamente da Amazon;

• 212 milioni di euro versati dalle società Amazon Logistica e Amazon Italia Transport;

• un importo complessivo di circa 723 milioni di euro.

 

Pur trattandosi di una procedura prevista dalla normativa fiscale, resta aperta una domanda di natura politica e sociale: chi paga la differenza tra le somme inizialmente contestate e quelle effettivamente incassate? Per USB la questione è semplice. Se una multinazionale riesce a ridurre in maniera significativa il proprio carico fiscale attraverso accordi e definizioni agevolate, le risorse che mancano ai bilanci pubblici non scompaiono nel nulla. Quelle risorse vengono pagate dalla collettività. Le pagano i lavoratori attraverso salari sempre più poveri. Le pagano i pensionati. Le pagano i cittadini che vedono ridursi i servizi pubblici. Le pagano i Comuni costretti a fare i conti con bilanci sempre più difficili. Le pagano gli educatori scolastici ai quali vengono ridotte le ore di lavoro. Le pagano le famiglie che attendono servizi per la disabilità, per gli anziani e per le fragilità sociali. Ed è altrettanto legittimo domandarsi se sia giusto che le infrastrutture necessarie all'insediamento e allo sviluppo dei grandi poli logistici vengano spesso realizzate o sostenute con investimenti pubblici, mentre i benefici economici vengono concentrati prevalentemente nelle mani di soggetti privati. Le strade vengono costruite con risorse pubbliche. Gli svincoli vengono finanziati con risorse pubbliche. Le opere di urbanizzazione vengono sostenute con risorse pubbliche. I servizi pubblici che rendono possibile l'attività economica vengono finanziati dai contribuenti.

Se i costi vengono socializzati e i profitti privatizzati, allora non siamo di fronte a un modello di sviluppo equilibrato. Siamo di fronte a un modello che trasferisce ricchezza dal basso verso l'alto. I Sindaci dei territori interessati dalla presenza di Amazon hanno il dovere di interrogarsi su questa situazione. Non basta rivendicare il numero degli occupati. Occorre chiedersi quale sia il ritorno reale per la comunità. Occorre chiedersi se la ricchezza prodotta sul territorio rimanga sul territorio. Occorre chiedersi se quel modello contribuisca realmente al rafforzamento dei servizi pubblici e della coesione sociale. UNA QUESTIONE DI GIUSTIZIA SOCIALE La giustizia sociale non consiste nel chiedere sempre nuovi sacrifici a chi vive del proprio lavoro. La giustizia sociale significa che chi trae maggiori benefici dal sistema economico contribuisca in misura proporzionata al benessere collettivo.

Significa che le grandi multinazionali paghino fino all'ultimo euro dovuto. Significa che le risorse recuperate vengano destinate alla sanità, alla scuola, al trasporto pubblico, ai servizi sociali e al sostegno delle persone più fragili. Significa che non siano sempre gli stessi a pagare il prezzo delle crisi economiche. Un Paese nel quale si trovano rapidamente miliardi per sostenere gli interessi dei grandi gruppi economici ma si dichiarano insufficienti le risorse per gli educatori, per gli OSS, per il trasporto pubblico, per la disabilità e per il welfare è un Paese che deve interrogarsi sulle proprie priorità. USB Lavoro Privato Ancona continuerà a sostenere una fiscalità equa, la difesa dei servizi pubblici e una diversa distribuzione della ricchezza prodotta dal lavoro. Perché senza giustizia fiscale non può esistere giustizia sociale.

USB Lavoro Privato Ancona Ancona,08/06/2026

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