Bilancio RAI 2025: i soldi ci sono, ma non per chi lavora!
Foto in concessione di Wikimedia Commons, fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:RAI_Roma_via_Teulada_fronte.jpg
Il Consiglio di Amministrazione ha approvato il Bilancio RAI 2025, registrando un utile di 9,3 milioni di euro. Immediatamente si sono susseguite le dichiarazioni entusiastiche della dirigenza, pronte a celebrare il risultato come il frutto di “una gestione economico-finanziaria rigorosa”.
Noi questo "rigore" lo conosciamo bene, perché lo subiamo ogni giorno sulla nostra pelle. Dietro quel segno positivo c'è una realtà fatta di rinunce, tagli e sacrifici imposti esclusivamente a chi lavora. I 9,3 milioni di utile non sono un successo da festeggiare, ma la prova schiacciante delle contraddizioni di questa azienda, tanto sul fronte della carenza d’organico quanto su quello del salario. Il personale è ridotto all'osso in tutti i settori. Si va avanti solo grazie a straordinari strutturali per coprire i vuoti d'organico e alimentare un aumento di produzioni che, troppo spesso, non portano alcun valore aggiunto né al Servizio Pubblico né alla valorizzazione dei lavoratori coinvolti.
Nell’ultimo rinnovo contrattuale ci sono stati concessi aumenti dei minimi vergognosi, ampiamente al di sotto dell'inflazione e del reale aumento del costo della vita. Ci era stato detto che l'azienda era in affanno e che chiedere di più sarebbe stato "irresponsabile". Oggi i fatti ci danno ragione: le risorse per migliorare le nostre condizioni c'erano, semplicemente non c'era la volontà politica di usarle.
Se a questo ci aggiungiamo il piano immobiliare che prevede la dismissione di ben 15 immobili in tutta Italia (i casi più eclatanti e dolorosi sono il Teatro delle Vittorie a Roma e Palazzo Labia a Venezi) è evidente il tentativo di fare cassa nell'immediato e ridurre progressivamente gli spazi e gli organici nei Centri di Produzione e nelle Sedi Regionali. Questo utile ha ben poco valore. Dimostra solo che la Rai si comporta come una qualsiasi azienda privata che considera il lavoro un mero costo da tagliare e snellire il più possibile, guardandosi bene dal toccare i reali privilegi e i veri sprechi.
Se questo è il modello che la governance vuole portare avanti, troverà la nostra totale e ferma opposizione, la nostra rabbia e la nostra mobilitazione.
Unione Sindacale di Base