Caro carburanti, la crisi dei trasporti e le responsabilità di una politica che ignora il paese.
Basta soldi per la guerra e il riarmo. Servono risposte concrete al lavoro, ai servizi e all'economia reale.
Il blocco degli autotrasportatori e le difficoltà di approvvigionamento del carburante e dei beni di prima necessità rappresentano l'ennesimo segnale di un malessere economico e sociale che il Governo continua a sottovalutare. Una crisi che non riguarda soltanto l’autotrasporto, ma investe l’intero sistema della mobilità, della logistica, del trasporto pubblico e privato, della distribuzione delle merci e delle attività produttive collegate, con pesanti conseguenze per lavoratori e cittadini.
Non siamo di fronte a una semplice emergenza da gestire, ma al risultato di politiche economiche incapaci di tutelare il lavoro e i bisogni reali del Paese.
Eppure, di fronte a segnali sempre più evidenti di sofferenza sociale, le istituzioni continuano a intervenire con la repressione sulle conseguenze senza affrontarne le cause, ignorando un malcontento che attraversa settori sempre più ampi dell’economia.
Mentre crescono i costi dell’energia, dei trasporti e della vita quotidiana, si continuano a destinare risorse ingenti al riarmo e alle politiche di guerra. Una scelta di priorità che contrasta apertamente con le necessità di un Paese che chiede salari dignitosi, servizi efficienti, tutela del lavoro e sostegno alle attività produttive.
Non bastano misure tampone. Serve un cambiamento radicale delle priorità economiche e politiche.
Occorre contrastare la speculazione sui prezzi energetici, garantire la continuità dei trasporti e della catena logistica, tutelare l’occupazione e impedire che i costi della crisi vengano ancora una volta scaricati sui lavoratori e sui cittadini. Per USB, la protesta degli autotrasportatori non può essere liquidata come un problema di viabilità o di ordine pubblico. È un segnale politico e sociale che le istituzioni hanno il dovere di ascoltare, prima che le conseguenze si estendano ulteriormente all’intero sistema economico.
Il Paese non ha bisogno di un’economia di guerra, ma di una politica economica al servizio del lavoro e della collettività.
Basta soldi per le armi. Le risorse devono andare ai salari, ai trasporti, ai servizi pubblici e ai bisogni reali del Paese.
IL 30 OTTOBRE È SCIOPERO GENERALE!
USB Lavoro Privato, Comparto Trasporti