COMUNICATO STAMPA - ANCORA POSTI DI LAVORO A RISCHIO

Cagliari -

Per l’Istat, nel 2011, la Sardegna ha registrato un tasso di disoccupazione del 16,3%, aumentato dell’1,6% rispetto al 2010; quasi il doppio della media nazionale. Un calo assoluto di 13.000 unità lavorative in meno, che si sommano ai già 114 mila lavoratori sardi in cerca di una occupazione. E la Regione che fa? La Giunta Cappellacci, per il tramite dell’Assessore al Lavoro Liori, anziché potenziare il proprio Sistema dei servizi pubblici per il lavoro, a partire dalla stabilizzazione degli operatori che questo sistema tengono in piedi, e investire sulle politiche attive del lavoro, eccola impegnarsi nel tentativo di approvazione della “Disciplina per l'accreditamento dei servizi per il lavoro della Regione Sardegna”, aprendo nuovamente i Servizi pubblici al privato, al mercato delle esternalizzazioni e degli “esperti”, confondendo l’efficienza col calcolo politico, l’utilità immediata con la demagogia, gli scarsi effetti delle politiche del lavoro con la crisi sistemica che cinge d’assedio ogni angolo della Sardegna.

In materia di politiche del lavoro, nell’Isola cospicue somme vengono sistematicamente buttate nella duplicazione di passaggi tecnici e politici che sarebbero già dovuti esser digeriti, col risultato di rimanere fermi al palo, in una condizione di costante rodaggio, mentre la crisi avanza e i bisogni delle persone aumentano! Perché? Semplice, perché si perde tempo a denaro a presentare come una cosa nuova – le agenzie in house a capitale pubblico e gestione privata – ciò che già esiste, i CSL e i CESIL. E perché ogni volta queste operazioni innescano uno sporco gioco al massacro tra i lavoratori: precari regolarmente assunti attraverso regolari selezioni pubbliche sbattuti in mezzo ad una strada, per far posto ad altri più funzionali ai progetti politici specifici, talvolta senza rispettare un minimale principio di meritocrazia e trasparenza, i concorsi.

E adesso, per l’ennesima volta, a ridosso della scadenza di contratto, proprio coloro, gli esperti, che dovrebbero aiutare i sardi a trovare un lavoro rischiano di ritornare a casa e ingrossare le fila dei disoccupati dell’Isola. Il riferimento è all’annuale vertenza CSL-Cesil, che vede coinvolti 363 lavoratori precari, vincitori anche di più selezioni pubbliche, che da cinque sei anni lavorano presso Province e Comuni della Sardegna e che da altrettanto tempo sono in balia di proroghe su proroghe e promesse di stabilizzazione, la cui mancata evasione lascia l’amaro in bocca. Attualmente, la scadenza del contratto è per il 30 aprile; salvo l’ennesima proroga che ancora non c’è, e un reale concreto avvio delle procedure di stabilizzazione, il rischio è negare il lavoro a chi con merito e diritto lo ha conquistato, e, contemporaneamente, azzerare il Servizio esistente e le esperienze che, in questa fase, potrebbero essere determinanti nel costruire un argine alla crisi economica e sociale.

L’USB, da tempo cerca di incalzare l’Assessorato al Lavoro alfine di trovare soluzione alla vertenza; attraverso la mobilitazione dei lavoratori, ma pure avanzando proposte ritenute praticabili, quali il passaggio dei lavoratori presso l’Agenzia regionale del lavoro e il loro relativo distacco presso gli uffici provinciali e comunali nei quali attualmente impiegati. Eppure, complici i diktat degli deludenti sindacati Confederali, da parte dell’Assessorato nei confronti dell’USB vi è la più totale e retriva pregiudiziale ideologica, tanto che la stessa pur essendo maggiormente rappresentativa in alcuni comuni e province sarde, non è mai convocata al tavolo politico nel quale si discute la vertenza in oggetto. Insomma, abbiamo molti lavoratori iscritti, ma non possiamo difenderne i diritti. Bell’esempio di democrazia! Il paradosso è che sediamo al tavolo nazionale sul precariato istituito presso il Dipartimento della Funzione Pubblica!

Nonostante tutto, continueremo la nostra lotta, costruttivi con le nostre proposte e combattivi con dietro la rabbia di chi vede un futuro lavorativo a portata di mano e se lo vede portare via dalle solite logiche e dinamiche politico sindacali (confederali) che mortificano i bisogni e le aspettative. Se do vessimo usare un termine per descrivere la vertenza CSL- Cesil la definiremo “paradossale”, citiamo la Legge Regionale 20/2005 per la quale i Servizi regionali del lavoro son nati per “combattere la precarizzazione dei rapporti di lavoro promuovendo tutte le misure atte a favorire il ricorso a forme di lavoro stabile e garantito” (Art. 3 comma 2 L. R. 20/05). Beh!.. Chi oggi è assunto per fare questo non è né tutelato, né garantito!

La lotta continua!

Coordinamento precari della USB

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