DIFENDERE I DIRITTI DEL LAVORO CULTURALE, OLTRE LA CONCERTAZIONE E LE STRUMENTALIZZAZIONI
Come organizzazione sindacale di base guardiamo con attenzione e rispetto allo sciopero generale della cultura indetto da sindacati di base e CGIL per il 12 giugno.
Riteniamo che ogni iniziativa capace di riportare al centro del dibattito pubblico le condizioni materiali di chi lavora nel settore culturale rappresenti un elemento positivo. Da troppo tempo il lavoro della cultura vive una contraddizione profonda: un settore considerato essenziale per la vita sociale e democratica del Paese continua a essere sostenuto da salari insufficienti, precarietà diffusa, esternalizzazioni, appalti al massimo ribasso e una crescente frammentazione delle figure professionali.
Per questo esprimiamo solidarietà e vicinanza a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori che sceglieranno di aderire allo sciopero. Un riconoscimento particolare va a quelle professioni atipiche e discontinue che popolano il mondo della cultura: lavoratrici e lavoratori degli appalti, collaboratori, partite IVA economicamente dipendenti, operatori e operatrici che spesso non dispongono nemmeno degli strumenti tradizionali della rappresentanza sindacale. In questi contesti scioperare richiede un costo personale ed economico molto più elevato e la semplice scelta di partecipare a una mobilitazione assume un valore significativo.
Allo stesso tempo non possiamo ignorare alcuni elementi dirimenti della fase che stiamo attraversando. Per molte lavoratrici e molti lavoratori impiegati negli appalti e nelle aziende che applicano il contratto Federculture, l'adesione allo sciopero si colloca nel pieno dei tavoli di rinnovo contrattuale. Un rinnovo che, già nella fase del preaccordo, ha evidenziato elementi di forte criticità.
Tra questi desta particolare preoccupazione la revisione dei mansionari, che rischia di produrre ulteriore flessibilità organizzativa a vantaggio delle aziende senza offrire adeguate garanzie economiche e professionali ai lavoratori. Una scelta che non risponde alle aspettative di chi da anni chiede un reale riconoscimento delle competenze e che colpisce chi da anni lotta per il contratto di settore. A una grande platea di lavoratori sono ancora applicati contratti poveri e sottopagati come il ccnl multiservizi o il ccnl servizi fiduciari, sottoscritti da Cgil-Cisl-Uil.
Posta la fiducia in chi fin dall'inizio ha promosso l'esigenza di questa mobilitazione, in primis l'associazione "Mi riconosci?" con cui abbiamo condiviso diverse battaglie, diventa particolarmente complesso lottare al fianco di chi ha firmato e sta contrattando dei salari non adeguati senza che i lavoratori ne siano informati e di chi nei fatti ha contribuito a definire il contesto contro cui oggi si chiama allo sciopero (tra cui il grande tema della legge 146/90).
È quindi comprensibile che nel settore convivano sensibilità e valutazioni differenti sulle forme di mobilitazione più efficaci in questo momento. Riteniamo che tali differenze non debbano trasformarsi in contrapposizioni tra lavoratori.
La sfida principale resta quella di costruire una mobilitazione che non sia solo capace di unire le diverse figure che operano nel settore culturale ma che si mobiliti su posizionamenti chiari, soprattutto in una fase delicata come quella del rinnovo contrattuale.
Al di là delle differenti valutazioni sindacali e delle difficoltà oggettive che attraversano questa fase, è fondamentale che il tema della cultura e del lavoro culturale torni a occupare lo spazio che gli spetta nel dibattito pubblico e nelle priorità delle istituzioni.