ENI. Quando si dice la coerenza

Roma -

In allegato il volantino

 

Leggiamo in tutte le bacheche dell’ENI la presa di distanza di una delle organizzazioni sindacali confederali rispetto al “protocollo per lo sviluppo e la competitività del gruppo”.



A parte il tempismo, le ragioni sono sostanzialmente condivisibili perché non solo si tratta di un documento vago che non delinea chiaramente le strategie di sviluppo industriale né quelle relative all’organizzazione del lavoro ma anche perché modificherebbe le regole consolidate nei contratti nazionali di lavoro da parecchi anni a questa parte.



Premettiamo che dopo le vicende industriali degli ultimi mesi non era certo prevedibile una carezza da parte del confermatissimo management dell’ENI, e che l’analisi sulla conduzione delle politiche degli ultimi anni è, non solo terribilmente tardiva, ma inficiata da accordi (vedi ultimo contratto) che hanno fatto perdere terreno ai lavoratori di questo settore.



Ma quello che sconcerta, è la trovata tattica della cgil, cercare cioè un denominatore comune, ovviamente sempre al ribasso, insieme alle altre organizzazioni sindacali confederali, dopo avere ricevuto sonori schiaffoni dalle stesse, in parecchie ultime vicende.



E’ vero che la coerenza è un concetto aleatorio, ma il fatto è che questo acuto sussulto, contraddice anche gli atteggiamenti arroganti che la cgil attua sui singoli siti a livello di rsu, dimostrando di disconoscere l’esigenza di nuove e democratiche regole sulla rappresentanza sindacale.



E’ del tutto evidente che il management Eni, piegato negli ultimi anni ad inseguire prioritariamente una logica finanziaria, abbia “trascurato” (ma è un eufemismo) le politiche del lavoro, la valorizzazione delle professionalità, gli investimenti occupazionali, e che a questa logica devastante tutte le organizzazioni sindacali maggioritarie si siano piegate, addormentando la coscienza dei lavoratori.



Così ad ogni tornata contrattuale o di negoziazione del premio di partecipazione, mentre si cercava di ottenere qualche spicciolo in più per i lavoratori, il management di questa azienda si auto premiava con incentivi che sono immorali e fuori da ogni logica se non quella di alimentare i propri privilegi.

 

L’Unione Sindacale di Base, pur in presenza di deboli e poco incoraggianti premesse, ritiene indispensabile che emerga una nuova coscienza ed un nuovo spirito di lotta.