Forte critica in Commissione Difesa al Senato sul disegno di legge riguardante la revisione dello strumento militare nazionale.

Roma -

 

Proseguono le sedute di discussione in Commissione Difesa al Senato del Disegno di legge 3271 riguardante la revisione dello strumento militare nazionale.

Registriamo, nel resoconto sommario della seduta del 03/07/2012, gli interventi di alcuni oratori che, in considerazione delle osservazione poste da USB Difesa in occasione dell'audizione del 16 maggio u.s., pongono criticamente l'accento su temi da noi segnalati, preannunciando la presentazione di emendamenti che, se non accolti, daranno luogo ad un voto contrario.

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Legislatura 16^ - 4^ Commissione permanente - resoconto sommasio n.304 del 03/07/2012

(3271) Delega al Governo per la revisione dello strumento militare nazionale.

Il senatore FERRANTE (PD) si pone in maniera fortemente critica sul disegno di legge n. 3271.

L'impostazione del medesimo, infatti, sembra collocarsi in una linea di sostanziale continuità con l'attuale modello di difesa, in un momenti in cui sarebbe invece necessaria una profonda riflessione sui sostanziali cambiamenti che hanno interessato lo scenario geopolitico di riferimento e le necessità finanziarie.

Del resto, tale esigenza è stata recentemente espressa da numerose e rilevanti associazioni, e si è altresì concretizzata in un appello al Parlamento.

Peraltro, in un momento particolarmente drammatico per il Paese (connotato da obiettive difficoltà economiche e da una dolorosa revisione dello stato sociale), il disegno di legge non sembra configurare alcun risparmio effettivo, limitandosi a spostare risorse da un capitolo all'altro e, segnatamente, dal personale agli investimenti.

Inoltre, laddove le modalità di intervento sul personale -civile e militare- sono puntualmente specificate, nulla viene detto in ordine agli investimenti nei sistemi d'arma (dove il budget previsto sarebbe già stato ampiamente superato), dando luogo a preoccupanti eccessi nella delega legislativa.

Infine, spicca l’assenza  della prescrizione di opportuni controlli da parte della Corte dei conti e del Ministero dell'economia (previsti, ad esempio, nel parallelo provvedimento di riforma della Protezione civile).

Conclude invitando la Commissione a tenere conto anche delle recenti evoluzioni dello scenario europeo. Recentemente, avrebbe infatti avuto luogo un cruciale incontro tra i governi della Gran Bretagna, della Francia e della Germania, conclusosi con un impegno rafforzato per investimenti comuni, ingiustificatamente trascurato da parte italiana.

Il senatore LANNUTTI (IdV) osserva che la legge delega per la revisione dello strumento militare rappresenta un passo importante per il futuro assetto delle Forze armate ed anche per il funzionamento dello Stato, concernendo importanti aspetti della politica estera, così come del bilancio e delle finanze.

Venendo al merito del provvedimento rileva quindi che, nonostante la crisi finanziaria e la successiva recessione globale, le spese militari nel mondo continuano invece a crescere: nel 2010, infatti, secondo quanto registrato dal SIPRI, il prestigioso Istituto internazionale di ricerche per la pace di Stoccolma, la spesa militare ha raggiunto i 1.630 miliardi di dollari, con un incremento in termini reali dell'1,3 per cento rispetto all'anno precedente.

L'Italia si conferma al decimo posto, con 37 miliardi di dollari (dato che è tuttavia stimato, vista l'impossibilità, anche per l'istituto di ricerca, di avere indicazioni precise).

In tale contesto, il bilancio della Difesa è pari, per il 2012, a 19.962 milioni di euro.

Per la funzione difesa sono stanziati 14.111 milioni di euro, a cui vanno aggiunti 5.850 milioni di euro per la funzione sicurezza del territorio.

Si arriva quindi ad una spesa complessiva -verificata- di oltre 23 miliardi di euro, sommando le spese per le missioni all'estero e gli stanziamenti del ministero dello Sviluppo Economico per i sistemi d'arma.

Per quanto attiene al personale, sottolinea il sostanziale fallimento dell'obiettivo fissato dalla riforma della leva del 2001.

Si registra, infatti, un numero di graduati superiore a quello della truppa, un numero spropositato di 511 generali ed ammiragli ed una quantità di marescialli più che doppia rispetto al necessario.

Ne risulta un organico con una età anagrafica molto avanzata e quindi poco incline all'operatività. Il paradosso emerge nelle missioni all'estero, con evidente difficoltà a rispondere positivamente all'ipotesi di altre operazioni.

In relazione alle problematiche attinenti all'esercizio, osserva poi che per il 2012 sono stati allocati 1.512,4 milioni di euro, con un incremento rispetto all'anno precedente di 68,1 milioni, anche se sulla voce pesano comunque i tagli lineari fatti negli anni passati.

Per quanto attiene, quindi, agli investimenti (ossia al delicato settore della ricerca, sviluppo ammodernamento e rinnovamento dei nuovi sistemi d'arma), rileva che, nel 2012, è prevista una spesa di 3.941 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2011 pari a 471,4 milioni.

A fronte di una spesa assai rilevante, tuttavia, sembrano susseguirsi, nel frattempo, sovrapposizioni e sprechi, con un apparato decisamente sovradimensionato e con l'acquisto di mezzi spesso sottoutilizzati ed a volte addirittura non utilizzati.

A ciò, si aggiungono le spese per la Festa delle Forze armate e per le 19 maserati blindate destinate ai vertici militari della Difesa, nonché i costi esagerati per gestire per 4 anni 9 alloggi destinati a generali dell'Aeronautica e le risorse destinate ai corsi delle Forze armate per i giovani (cosiddetta mini-naja). Infine, vanno altresì considerate le spese comportate dall'operazione "strade sicure".

Sulla base di quanto precede, occorre, a suo avviso, rivedere il modello di difesa in base alle reali esigenze del Paese, creando uno strumento più snello e liberando risorse economiche da destinare a settori dove le risorse investite garantiscano posti di lavoro e benessere (come peraltro sottolineato da una recente ricerca dell'Università del Massachusetts, in base alla quale è stato calcolato che investendo un miliardo di dollari nella difesa si avrebbero 11.000 nuovi posti di lavoro a fronte dei 17.000 derivanti dallo stesso investimento nelle energie rinnovabili e di 29.000 scaturenti dall'impegno delle risorse nel settore dell'educazione).

L'oratore prosegue la propria disamina soffermandosi sull'incomprensibile sperequazione esistente tra il numero di civili interessati dalla riforma rispetto a quello dei militari e sulla progressiva burocratizzazione degli incarichi militari di vertice, sottolineando altresì sia la necessità di procedere alla separazione dei corpi di polizia giudiziaria che espletano la cosiddetta funzione sicurezza da quelli che espletano la funzione difesa, sia l'assenza di deleghe per uniformare le fonti di finanziamento della Difesa, ad oggi suddivise in tre filoni (la relativa tabella di bilancio, i fondi stanziati per le missioni internazionali e le risorse assegnate dal Ministero dello sviluppo economico per gli investimenti).

Conclude manifestando un avviso fortemente critico sul contenuto del disegno di legge n. 3271 e preannunciando la presentazione di emendamenti che, se non accolti, daranno luogo ad un voto contrario.

Il seguito dell'esame congiunto è quindi rinviato.

La seduta termina alle ore 16,20.

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