Ma che parlate affà.....?

Roma -

Il ritornello di questa vecchia canzone romana è sempre più attuale

            Un  impegno non si nega a nessuno…

 

Con un impegno. Così è terminata la discussione tra  Amministrazione e OO.SS. imposta dalla RdB sulla necessità di aprire il confronto in merito alla parametrazione unica dell’incentivo e dei progetti speciali in occasione della firma del Contratto Integrativo di Ente 2006:

 “…In tale occasione le parti assumono l’impegno di riesaminare la rimodulazione dei criteri di parametrazione attualmente previsti per l’erogazione dei compensi collettivi…”.

Un altro impegno! Peccato che di impegni è piena la storia delle trattative sindacali nel nostro Ente. Per limitarci a quelli presi in materia di revisione dell’attuale parametrazione, citiamo testualmente:

“…Le parti assumono il reciproco impegno di verificare la coerenza della suddetta scala parametrale con l’evoluzione organizzativa in corso, in un quadro comunque di intervenuto assestamento della politica del personale sotto il versante della retribuzione accessoria…”(  Contratto Integrativo 2001 pag. 7 ).

Stessa musica nel 2002:

“ …le parti assumono il reciproco impegno di verificare la coerenza della suddetta scala parametrale con l’evoluzione organizzativa in corso, in un quadro comunque di intervenuto assestamento della politica del personale  sotto il versante della retribuzione accessoria…” . ( Contratto  Collettivo Integrativo 2002, pag. 3).

Nel 2003 cambia lo spartito, non la musica e… aspettiamo il contratto…!:

“ le parti assumono il reciproco impegno di verificare la coerenza della suddetta scala parametrale una volta definito il nuovo CCNL…”(Contratto Collettivo Integrativo di Ente anno 2003, pag. 5).

          Nel 2004 e nel 2005 negli accordi non troviamo più nulla perché la RdB, stanca di essere accontentata con generici impegni chiede all’Amministrazione di essere coerente e di togliere dal contratto ogni riferimento  a future ed improbabili verifiche non volute da nessuno, a partire dalle altre OO.SS.

Quest’anno abbiamo ricominciato la pantomima…forse perché il clima è un po’ caldo. Un bell’impegno non si nega a nessuno…tanto poi al momento…non è il momento!

   Non è mai il momento. Non lo è oggi, non lo era ieri, per aprire  una discussione seria  ed affrontare la revisione delle sperequate  modalità di distribuzione del salario accessorio nel nostro Ente. Facciamo  un paragone calcistico, per farci comprendere meglio.

        Nelle squadre di calcio sicuramente gli ingaggi sono diversificati in  relazione alla qualità e alle capacità   dei singoli  giocatori. Nonostante questo la consistenza del premio campionato, o del  premio coppa, è identica per tutti i componenti del team, dal capitano della squadra all’ultima riserva seduta in panchina. Se questo accade nelle squadre di calcio,  e forse ha  un senso se è così, dove tutti concorrono al risultato pur giocando ruoli  diversi, a maggior ragione dovrebbe funzionare laddove tutti  concorrono al risultato ma i ruoli sono spesso  confusi, per usare un eufemismo,  o meglio del tutto  inesistenti. Del resto l’ingaggio diversificato dei giocatori  corrisponde (purtroppo non negli importi!) alla differenza

 

tabellare tra le varie qualifiche e alle varie indennità che vanno a retribuire funzioni particolari dei diversi lavoratori. Perchè allora non applicare un parametro unico come fanno all’INPS ormai da molti anni e rendere parziale  giustizia a chi, retribuito diversamente, fa lo stesso lavoro di tanti altri? E volutamente  in questa ottica non parliamo  di parametro unico  fino a C1, soluzione  che non renderebbe giustizia a tutte le altre situazioni di mansionismo. Una per tutte, solo per fare un esempio, quella dei colleghi dell’area della collaborazione sanitaria.    

Ma vogliamo spiegarci ancora meglio. Prendiamo ad esempio il progetto Esaw. Come tutti i colleghi sanno, è un progetto che riguarda  l’inserimento dei dati relativi alle casistiche infortunistiche. L’inserimento dei dati viene fatto da tutti i colleghi in maniera analoga, inevitabilmente senza alcuna differenziazione legata alla qualifica di appartenenza. E allora perché retribuire in maniera differenziata il raggiungimento dell’obiettivo?    

E allora qualcosa più di un banale impegno sarebbe stato un bel segnale al personale, soprattutto a quello che in questi giorni sta verificando con mano quanto poco interesse ci sia nei confronti della sua situazione. Un bel segnale che andava nella direzione del nostro precedente comunicato e che, testimone di un’inversione di tendenza rispetto alla distribuzione del salario accessorio,   avrebbe indotto la RdB a soprassedere alle questioni di coerenza. E già, perché, non crediamo se lo sia scordato nessuno, la questione dei fondi 2005 non è ancora risolta e le relazioni sindacali “sarebbero” ancora interrotte.

Questi i motivi per cui non abbiamo sottoscritto l’accordo.

E per favore nessuno ci venga a dire che tanto non firmiamo  mai: tutti e tre gli accordi che abbiamo citato in apertura di questo comunicato  portano anche la nostra firma.

 

P.S. Qualcuno sicuramente dirà che è solo grazie al senso di responsabilità, bla bla bla, dei firmatari dell’accordo, che i lavoratori percepiranno l’acconto sui progetti speciali. Ma qualcuno  crede veramente che l’Amministrazione poteva permettersi il lusso di non pagare neanche l’acconto? E questo “incredibile” senso di responsabilità non sarebbe forse più giusto chiamarlo in qualche altro modo?    

  

 

 

 

 

Roma, 10 ottobre 2006                                                                   RdB-CUB PI INAIL

                                                                                                       Daniela Mencarelli

                           

 

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