NON SOLO INCARICHI: SALARI ADEGUATI , SICUREZZA, ORGANIZZAZIONE, PARTECIPAZIONE
Da anni il rinnovo del contratto della sanità viene raccontato come una vittoria anche quando non recupera nemmeno il potere d’acquisto perso. Siamo arrivati al punto che si canta vittoria non quando si avanza, ma quando si riesce appena a limitare i danni, quando gli aumenti pareggiano a malapena l’inflazione e il salario reale continua, comunque, a perdere valore. Questo è il risultato di una lunga stagione in cui i sindacati collaborazionisti hanno rinunciato al conflitto sul salario, accettando la logica delle compatibilità, delle risorse insufficienti decise a monte dalla legge di bilancio e non contrattabili in sede di rinnovo contrattuale, svuotando, di fatto, la funzione primaria del contratto nazionale.
Il salario deve crescere davvero
Il rinnovo contrattuale deve restituire potere d’acquisto a chi lavora nella sanità pubblica. Non basta contenere le perdite, non basta pareggiare l’inflazione dopo anni di arretramento. Serve salario vero, stabile, tabellare, certo e pensionabile perchè il sistema indennitario divide i lavoratori, rende incerta una parte della retribuzione e non costituisce un vero avanzamento salariale per tutte e tutti. Il salario non può essere sostituito da una giungla di indennità, quote variabili, premialità e dagli incarichi che, inoltre, sono diventati lo strumento per sottrarre risorse al salario collettivo, aumentando differenze, gerarchie e competizione nei luoghi di lavoro.
No alla valutazione individuale sul salario
La qualità del lavoro non si costruisce mettendo i lavoratori gli uni contro gli altri. In reparti sotto organico, con turni pesanti, responsabilità crescenti e carichi di lavoro insostenibili, il problema non è “premiare i migliori”. Il problema è riconoscere il valore collettivo del lavoro sanitario e quindi il salario deve essere un diritto, non il risultato di valutazioni discrezionali e, spesso, ricattatorie.
Sicurezza, organici, carichi di lavoro e IA
Non c’è qualità dell’assistenza senza condizioni di lavoro dignitose e non c’è sicurezza se i reparti funzionano solo grazie a straordinari, rientri continui, ferie negate, doppi turni e personale costretto a coprire carenze strutturali di organico. Un'innovazione tecnologica della portata dell' Intelligenza Artificiale non può essere introdotta unilateralmente dalle Aziende: deve essere materia di contrattazione decentrata perché incide, sull'organizzazione e sui carichi di lavoro, sulla responsabilità profrssionale, su organici e fabbisogni di personale.
Mensa e buono pasto: basta interpretazioni
Serve chiarezza definitiva sul diritto alla mensa e al buono pasto.
Non possono esserci diritti applicati in modo differente da regione a regione e da azienda ad azienda. Chi lavora nella sanità pubblica, spesso su turni e in servizi aperti 24 ore su 24, deve avere diritti certi, uniformi ed esigibili. In sede di rinnovo contrattuale deve essere previsto l'aumento del valore del buono pasto e le Regioni devono predisporre regolamenti che obblighino le Aziende all'erogazione del buono pasto a tutti i lavoratori e le lavoratrici che effettuano almeno 6 ore di servizio.
Non farlo signicherebbe non solo negare un diritto ma essere conniventi con quei sindacati che delle cause di risarcimento fanno business economico e iscrizioni.
Ci sarebbe molto altro da rivendicare al tavolo di un rinnovo contrattuale che si preannuncia, per l'ennesima volta, a perdere sia sulla parte economica che su quella normativa che, d'altronde, non può vedere avanzamenti senza risorse aggiuntive.
La formazione, la definizione di alcune figure professionali quali l'assistente infermiere (che esiste solo sulla carta) e l'autista soccorritore (proposta ferma da 20 anni), la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, il diritto di sciopero, la mobilità del personale, la proroga e l'esigibilità della norma di prima applicazione per i passaggi verticali, l'allineamento tra orario convenzionale e orario reale di lavoro.
Al momento non c'è traccia di tutto ciò nella discussione in corso all'ARAN, prevalentemente centrata su incarichi e posizioni per una manciata di persone alla faccia di tutto il resto del personale.
Non assisteremo in silenzio all'ennesimo attacco ai salari e alla dignità dei lavoratori e delle lavoratrici della sanità.