NULLA DI NUOVO SOTTO IL SOLE D'AGOSTO

Roma -

Comunicato stampa del 23 agosto

 

Il merito del ministro per la Funzione Pubblica Mazzella, peraltro sempre assente dalla scena politico-sindacale fin dal suo insediamento, è stato quello di aver rimesso al centro della polemica ferragostana la questione dei contratti pubblici.

E’ bene ricordare che i contratti sono scaduti da ben otto mesi, e per alcuni comparti (Università e Ricerca) sono 32 i mesi di “vacanza contrattuale”.

Alle affermazioni del ministro di quanto siano stati “ricchi” i rinnovi dei contratti pubblici degli ultimi 10 anni, hanno fatto eco cgil, cisl e uil certificando come nel pubblico impiego (e nel resto del mondo del lavoro) i rinnovi siano stati improntati sempre alla politica dei redditi e gli aumenti calcolati sulla base dell’inflazione programmata. E sempre per loro ammissione, questo meccanismo ha portato ad una perdita del potere d’acquisto dei salari sicuramente non compensata dalla miseria stanziata dal governo in Finanziaria.

Il fatto poi che la spesa per il personale pubblico in questi anni non sia diminuita, nonostante la forte riduzione degli organici provocata dal blocco decennale delle assunzioni, risiede nel fatto che sempre più le amministrazioni ricorrono a contratti di lavoro precari (co.co.co., interinale, a tempo determinato, ecc.) in accordo con i sindacati compiacenti.

Quindi è stata la stagione della concertazione a provocare l’impoverimento dei lavoratori sia in termini economici che in termini di diritti.

In risposta si preannuncia la minaccia di iniziative di lotta in autunno. E’ un fatto che solo la RdB P.I. ha concretamente sostenuto sul tavolo negoziale presso l’Aran l’immediato pagamento della “vacanza contrattuale” come previsto in tutti i contratti pubblici.

E’ chiaro che al di là dei proclami estivi le prospettive per la ripresa lavorativa a settembre sono prospettive di lotta, anche fuori dalle regole concertative, tanto più dura quanto più l’arroganza (e la dabbenaggine) di questo governo inciderà sulla dignità - e nelle tasche - dei lavoratori.

 

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