PESCE D'APRILE PER I LAVORATORI

Roma -

Si è consumato l’ennesimo rito di una svilita contrattazione a danno dei lavoratori del comune di Roma che risultano idonei nel concorso per posti di categoria D

L’amministrazione questa volta ha preso le sue contromisure e ha protetto il tavolo contrattuale dalla partecipazione dei lavoratori e dei rappresentanti sindacali di base che ne volevano rappresentare le istanze, con l’assistenza dei vigili urbani.

Questo comportamento che riduce le contestazioni di carattere sindacale ad argomento da gestire con la repressione ci sembra piuttosto anomalo in un’amministrazione comunale che si ritiene culla del dialogo e della democrazia.

La timida, ma dovuta apertura, rispetto alla necessità di dialogare anche con gli esclusi dal tavolo della trattativa, in un momento successivo, dimostra - ancora una volta - la assoluta importanza di una partecipazione attiva da parte dei lavoratori alle decisioni che li riguardano.

Per quello che attiene il merito è stato preso altro tempo per verificare la legittimità delle richieste dei lavoratori alla luce dei pareri di organi superiori (circa la prorogabilità delle graduatorie) e di compatibilità dei numeri della dotazione organica.

Questo prender tempo svilisce la vicenda ad una rigida verifica amministrativa e non ad una vera e propria trattativa tra portatori di interessi contrapposti.

Vorremmo capire come può questa amministrazione essere così chiusa nei confronti di chi già svolge - nei fatti - mansioni per le quali è anche risultata idonea in un pubblico concorso.

E, allo stesso tempo, vorremmo capire quali ragioni di carattere "economico" giustificano:

- una riorganizzazione dell’amministrazione comunale che - sulla base di criteri del tutto discrezionali - si appresta ad attribuire ai dirigenti in essere, compiti solo formalmente ampliati a fronte di consistenti e concreti incrementi economici;

- l’imminente avvio di un nuovo contratto per la figura del neo direttore del personale che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) aggirarsi intorno a 250.000 Euro lordi.

Le stesse cifre sarebbero sufficienti per riqualificare e ricollocare in categoria D non solo i più di 300 idonei del concorso, ma almeno 3000 lavoratori di categoria C!

Per questo siamo assolutamente coscienti che esistono spazi per dimostrare che le graduatorie dei concorsi non sono affatto chiuse e che sia possibile disporre di risorse economiche tali da consentire questo avanzamento di carriera.

Se non si fa è solo per una volontà politica mista a complicità sindacale che si contrappone agli interessi materiali dei lavoratori.

Ricordiamo infatti che sulla vicenda esiste un accordo di concertazione dello scorso 29 Luglio con cui si intendeva definitivamente chiusa la partita.

Oggi la vicenda si riapre grazie alla pressione di decine di lavoratori umiliati dalle pratiche elusive sinora adottate.

Invitiamo quindi i lavoratori a proseguire le azioni di lotta e a vigilare affinché sia dato corso al loro definitivo inquadramento nella categoria D e siano adeguatamente rappresentate le loro istanze all’interno della delegazione sindacale.

Roma, 1 aprile 2005

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