Rinnovo contratto integrativo aziendale IKEA: la resa di CGIL, CISL e UIL alla piattaforma aziendale

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Dal comunicato sindacale del 2 aprile diffuso dalle tre organizzazioni concertative apprendiamo, senza particolare stupore, che è stato rinnovato il Contratto Integrativo Aziendale di IKEA Italia Retail S.r.l..

Entrando nel merito, emerge immediatamente un elemento gravissimo: l’accordo viene dato per acquisito ancor prima del passaggio nelle assemblee e del voto delle lavoratrici e dei lavoratori, svuotando di fatto ogni reale momento democratico e di confronto sindacale. Un meccanismo, ormai invalso, che continua a minare il ruolo dei Lavoratori e delle Lavoratrici nelle decisioni contrattuali.

Come in occasione di ogni rinnovo peggiorativo, nel comunicato vengono presentati come “risultati” quelli che, nella sostanza, rappresentano invece una piena resa alla piattaforma proposta dalla Società.

Tra i punti rivendicati come traguardi troviamo:

  • maggiorazioni festive che aumentano solo dopo il terzo evento;
  • maggiorazione domenicale al 65%, esattamente in linea con quanto proposto da IKEA;
  • 150 euro di welfare aziendale, erogati tramite piattaforme di acquisto e quindi lontani dal salario reale;
  • passaggi di livello subordinati a verifiche dopo 12 mesi.

Su quest’ultimo punto emerge tutta l’ipocrisia di una delle tre sigle firmatarie dell’accordo (CGIL) che sulla piazza di Bergamo aveva contrastato un noto marchio della GDO, contestando la legittimità di un esame per il passaggio di livello. Oggi in piena contraddizione con le passate dichiarazioni, accetta lo stesso principio dentro IKEA.

Non solo. A sei mesi dalla scadenza del triennio è stato prevista la costituzione dell’ennesima commissione incaricata di analizzare ruoli, compiti, figure specialistiche e classificazione professionale. Le solite commissioni inutili, istituite puntualmente a fine contratto, dopo otto anni di discussioni inconcludenti, che finiranno per garantire ad IKEA altri tre anni di piena libertà su nuovi profili professionali, intelligenza artificiale, organizzazione del lavoro e ridefinizione delle mansioni.

Il vero punto politico di questo accordo, però, è ciò che viene fatto passare in sordina: l’ingresso delle rappresentanze sindacali in negozi con meno di 15 dipendenti, con rappresentanze di fatto blindate e chiuse.

L’ipotesi di accordo – in realtà già venduta come approvata e raggiunta - ha centrato perfettamente l’obiettivo che la controparte padronale inseguiva ai tavoli nazionali: far sottoscrivere tutte le proprie richieste. Questo oggi avviene con la sottoscrizione delle tre sigle firmatarie che su arrendono al padrone senza alcuna reale contropartita per chi lavora.

Tanti sono i punti che non hanno trovato né spazio né interesse in questa lunga contrattazione.

Non è stato affrontato il tema della malattia statistica, completamente assente dal rinnovo.

Non è stata discussa la volontarietà del lavoro festivo per i vecchi assunti, agitata come spauracchio pur non essendoci alcun reale pericolo. Soprattutto, laddove esistono contratti individuali che non prevedono disponibilità.

Non è stato possibile mettere mano ai tanti nodi irrisolti del passato CIA:

  • mansioni promiscue che tornano senza alcun argine;
  • sistema “Time” piegato alle sole esigenze aziendali;
  • troppe domeniche lavorate richieste;
  • contratti individuali non più adeguati e da rinegoziare, soprattutto rispetto alle esigenze di una platea sempre più ampia di part-time.

DOPO OTTO ANNI DI TRATTATIVA E APPENA TRE GIORNATE DI SCIOPERO NAZIONALE, LONTANE TRA LORO E PRIVE DI CONTINUITÀ CONFLITTUALE, CIÒ CHE MANCA IN MODO PIÙ CLAMOROSO È IL SALARIO.

Questo rinnovo non irrobustisce nessuno degli strumenti utili ad aumentare realmente le retribuzioni di lavoratrici e lavoratori. Nessuna leva economica concreta, nessun avanzamento strutturale, nessun recupero del potere d’acquisto.

Tutto resta bloccato, rigido, immodificabile. A essere tutelati sembrano restare solo gli equilibri e i privilegi di chi siede ai tavoli con IKEA.

Del resto, annunciare un contratto come già definito prima ancora di far esprimere i lavoratori ne è la dimostrazione più lampante.

La sicurezza è l’altro grande tema assente nel rinnovo del CIA.

Nessun rafforzamento delle tutele per gli RLS, nessun incremento dei permessi retribuiti necessari per svolgere con efficacia il proprio ruolo, nessuna risposta concreta a un tema centrale nei luoghi di lavoro.

Fare copia e incolla di una proposta aziendale non significa lottare.

Significa arrendersi.

Significa utilizzare la mobilitazione e lo sciopero non per conquistare salario, diritti e tutele, ma per consolidare assetti di rappresentanza e privilegi, scaricandone il costo su lavoratrici e lavoratori.

Per questo riteniamo indispensabile che nelle assemblee venga messo a disposizione il testo integrale dell’accordo prima di qualsiasi voto, e non le solite sintesi in slide.

Anche se, a ben vedere, tra le slide aziendali e i punti “conquistati” dai firmatari in questo CIA è davvero difficile cogliere la differenza.

Il settore del Commercio e della Grande Distribuzione hanno bisogno di un cambio di rotta netto. È necessario rompere l’asse, ormai consolidato, tra Imprese e Rappresentanze che utilizzano il tavolo di contrattazione unicamente per ratificare le scelte padronali.

USB Lavoro Privato
Coordinamento Nazionale Commercio e Grande Distribuzione