SEA S.P.A - LICENZIATI DUE LAVORATORI CON OLTRE 25 ANNI DI ANZIANITÀ DI SERVIZIO: UN ATTACCO INACCETTABILE

Malpensa -

Dipendenti SEA e iscritti USB licenziati. SEA punisce chi rivendica i propri diritti?

Nella notte tra il 2 e 3 agosto SEA ha effettuato un’ispezione che si è rivelata una caccia alle streghe contro due lavoratori, aggrediti verbalmente con una cattiveria e ferocia mai viste prima.

Il giorno successivo i due dipendenti sono stati raggiunti da una sospensione cautelare, seguita da una contestazione disciplinare e il giorno 6 agosto è arrivata la lettera di licenziamento senza preavviso.

Anche se tentassimo di metterci nei panni dell’azienda, la sanzione comminata ai due lavoratori risulta manifestamente sproporzionata sia sulla base delle accuse mosse (infondate e non dimostrate), sia sulla base dei precedenti. Altri dipendenti SEA, contestati di mancanze ben più gravi, non hanno ricevuto neanche un richiamo o sono stati sanzionati con multe e, al massimo, sospensioni di breve durata, senza mai alcuna sospensione cautelativa.

Da cosa nasce, quindi, questo accanimento? Forse dal fatto che i due dipendenti avevano deciso di portare avanti un ricorso con USB per il riconoscimento dei tempi di cambio tuta e per il corretto riconoscimento del danno per il lavaggio DPI, poiché non hanno accettato di sottoscrivere la conciliazione a seguito dell’accordo sindacale sottoscritto da tutte le altre OO.SS.?

Quello che è accaduto non può essere qualificato come una normale misura disciplinare. Per noi si tratta di un attacco feroce contro due lavoratori. Due lavoratori con una vita di lavoro alle spalle sono stati “trattati come persone da punire” e sottoposti a un procedimento che riteniamo sproporzionato e persecutorio. Gli stessi lavoratori che in questi oltre 25 anni di servizio hanno svolto le loro attività in modo professionale, risolvendo problemi su problemi e in alcuni casi anche lavorando senza le attrezzature idonee.

Se mai SEA avesse deciso di licenziarne due per educare tutti gli altri e dare un chiaro messaggio politico a USB, sindacato conflittuale sui posti di lavoro, nelle piazze e nei tribunali, noi risponderemo che non accetteremo che chi rivendica i propri diritti venga isolato, sospeso e licenziato. Non accetteremo in silenzio che l’azienda possa, prima, creare le condizioni che impediscono o rendono più difficile a un lavoratore svolgere la propria attività e, successivamente, utilizzare quella stessa situazione come motivo per giustificare il licenziamento. Questa vicenda non riguarda soltanto due lavoratori. Riguarda tutti i lavoratori di Malpensa e il diritto di ciascuno di loro a lavorare senza intimidazioni, pressioni o ritorsioni. Perché se passa l’idea che chi rivendica un diritto può essere messo sotto pressione, sospeso e licenziato, il problema è di tutti noi e di tutti i lavoratori.

L’azione punitiva contro i nostri iscritti è stata portata avanti nel pieno del periodo estivo, quando per i lavoratori degli aeroporti non è possibile mobilitarsi con lo sciopero, in linea con la codardia delle modalità di verifica del lavoro svolto dai due dipendenti e delle intimidazioni che hanno preceduto il provvedimento di licenziamento. Anche una denuncia e richiesta di intervento da parte del Comune di Milano, primo azionista di SEA, è resa impossibile dal periodo di ferie.

L’intera USB esprime oggi la massima solidarietà ai due lavoratori e alle loro famiglie, confermando che seguirà il percorso di impugnazione del licenziamento con i propri legali, ma non si limiterà a questo.

Per quanto il periodo impedisca le azioni di protesta, SEA e questa dirigenza non possono e non devono dormire sonni tranquilli.

L’estate servirà a pianificare le azioni sindacali in tutela dei diritti dei nostri due iscritti, compagni di lotta, e di ogni singolo lavoratore che spaventano tanto SEA.

Perché il conflitto non va in ferie.

USB chiede il reintegro dei due lavoratori licenziati ingiustamente!

Forse è arrivato il momento di chiedersi se non sia la stessa dirigenza SEA a dover essere messa sotto esame per le scelte compiute in questi anni: abbassare il costo del lavoro a discapito dei salari, dividere i lavoratori con almeno cinque trattamenti contrattuali diversi a parità di mansioni, privatizzare ed esternalizzare attività e riducendo, in alcuni reparti, il personale all’osso, indebolire la dimensione sociale e collettiva del lavoro distruggendo il CRAL dei lavoratori passando per l’associazione “Noi Sea”, chiudendo per sempre le mense interaziendali (se gli stipendi fossero in linea con l’inflazione e l’aumento del costo della vita oggi i lavoratori non sarebbero costretti a preferire un misero ticket restaurant che permetta di fare la spesa o la benzina e arrivare a fine mese), per poi vantarsi, anche di fronte alla proprietà, di dare un premio di produzione ai propri dipendenti di circa 1.700,00 euro/anno a fronte di un utile netto nel 2025 di 190,6 milioni di euro. Adesso però si è superato il limite, non si gioca con la vita dei lavoratori e delle loro famiglie dopo oltre 25 anni di attività svolta in modo professionale.

CHI SEMINA VENTO, RACCOGLIERÀ TEMPESTA

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