TORINO. Una moratoria contro l'emergenza sfratti

Torino -

Cronaca

18/07/2012 - dossier - un patto contro la crisi

 

Il Comune e la questura intervengono per tamponare il vertiginoso aumento delle procedure negli ultimi mesi. Si cercherà di ritardare le esecuzioni o di trovare soluzioni alternative prima di fare irruzione nelle abitazioni

ANDREA ROSSI

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Cinque solo ieri mattina. Quattordici nell’ultima settimana. Spesso avvengono in silenzio senza clamore. Quasi nell’indifferenza generale: le famiglie abbandonano casa, portano via le loro cose, se ne vanno nella desolazione. Altre volte no: c’è chi di fronte a uno sfratto non regge alla pressione, o alla disperazione. C’è chi ha perso tutto, o non ha più niente da perdere, e allora tenta un gesto disperato per difendere l’unico brandello di vita rimasto. Ieri mattina è successo in via Mercadante. Un uomo, padre di tre figli, con la moglie incinta di cinque mesi, si è arrampicato sul cornicione del condominio minacciando di buttarsi giù, mentre le forze dell’ordine sfondavano la porta di casa. Solo l’arrivo del consigliere comunale Marco Grimaldi, membro della commissione emergenza abitativa, e di un funzionario del Comune, con la promessa di un posto per tre mesi nell’albergo sociale di via Ivrea, l’ha convinto a rientrare in casa. 

Quindici a settimana

Il clima è pesante. Gli sfratti eseguiti hanno assunto una dimensione - e una frequenza - preoccupante. Si viaggia al ritmo di una quindicina a settimana, al punto che il Comune e le forze dell’ordine hanno deciso di intervenire per tamponare una situazione che rischia di sfuggire dal controllo. E hanno deciso una sorta di moratoria. Non si tratta di interrompere le procedure di sfratto, semmai di prevenire le situazioni più delicate, cercare una soluzione alternativa prima di arrivare allo sgombero forzato, magari ritardare e dilazionare nel tempo gli interventi per consentire di risolvere il problema. «Insieme con la questura stiamo monitorando tutti i casi più delicati, soprattutto se si tratta di famiglie, magari con bambini piccoli», spiega l’assessore alla Casa e al Welfare Elide Tisi. «Proviamo a trovare in anticipo soluzioni a breve termine così da evitare l’esecuzione dello sfratto per chi non ha ancora un’alternativa». 

I tentativi

Si cerca di guadagnare tempo e arginare l’ondata che si sta abbattendo su Torino, mettendo in difficoltà centinaia di famiglie. E, mentre si prende tempo, si lavora in sinergia: enti pubblici, privato sociale, libero mercato. Il ventaglio di possibilità - ora che tutti i soggetti, pubblici e non, sono con l’acqua alla gola - va allargato il più possibile. «Certo, non sempre ritardare l’esecuzione dello sfratto risolve il problema», ragiona Tisi. «Però fin dove è possibile ci stiamo impegnando per trovare soluzioni prima che si arrivi all’irruzione delle forze dell’ordine». 

Primi in Italia

Allentare la morsa degli sfratti, ritardarli là dove possibile e utile, seguire i casi più a rischio prima che degenerino. La moratoria è stata decisa qualche giorno fa e dà il senso dell’emergenza. Nel 2011 Torino è stata la città con più sfratti per morosità in rapporto al numero di residenti: uno ogni 360. Quasi il doppio di Roma e Napoli, metropoli alle prese con un fortissimo disagio sociale. Addirittura il quadruplo di Milano, dove il rapporto è uno sfratto ogni 1.200 residenti. In numeri assoluti Torino è seconda solo a Roma, ma precede -e non di poco - Milano e Napoli, nonostante abbia molti meno abitanti. 

Il quadro è fosco, si percepisce anche dai dettagli. La commissione emergenza abitativa, di norma, si riunisce una volta a settimana. Da qualche tempo due.  

Trend in aumento

Nei primi cinque mesi dell’anno ha affrontato 274 casi, circa il 10 per cento in più del 2011. «Sempre più spesso sono famiglie con bambini, che devono essere gestite trovando soluzioni alternative ai dormitori», spiega Grimaldi. Non è facile. mancano i soldi: da qualche giorno sono finite pure le risorse per sistemare in albergo le persone sfrattate in attesa di una casa popolare.

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