La sicurezza sul lavoro

Roma -

 

La sicurezza sul lavoro, in questa legislatura, è stata affrontata inizialmente con la proposta del governo di un testo unico, successivamente ritirato, che prevedeva una deresponsabilizzazione del datore di lavoro, una riduzione di obblighi al fine della prevenzione, e una conseguente depenalizzazione per il reato della messa in pericolo delle persone.

Contro questo tentativo di deregolamentare le norme sulla sicurezza, la RdB/CUB si è mobilitata subito dando anche una ampia informazione ai lavoratori.

Nonostante questa partenza decisamente regressiva, un segno diverso è stato impresso dalle conclusioni della Commissione d’inchiesta del Senato sugli infortuni sul lavoro con particolare riguardo alle cosiddette morti bianche.

L’essere ripartiti dall’indagine sul campo, con sopralluoghi dove sono morti lavoratori e lavoratrici, ha probabilmente favorito un approccio che mettesse al centro la difesa della vita e la sicurezza del mondo del lavoro.

Come si dice in questi casi, i fatti hanno la testa dura.
Non sfugge, però, il contesto attuale, ove il primato dell’impresa e della competitività permette che l’avanzo di gestione dell’Inail dello scorso anno, anziché essere dirottato su interventi per le malattie professionali o investimenti in formazione e prevenzione, si traduca in una riduzione dei premi a carico delle aziende (equivalente a una riduzione del costo del lavoro pari allo 0.75%).
Vale la pena, comunque, valorizzare alcuni princìpi contenuti nella relazione finale della Commissione, a partire da un bilancio di luci e ombre a oltre un decennio dal varo della 626 (si riducono gli incidenti, ma non quelli mortali). Una legge spesso rispettata in maniera formale, ma pensata per un’organizzazione del lavoro che stava perdendo il suo primato. La produzione contemporanea si è dispersa sul territorio e la terziarizzazione dell’impresa, coniugata a una frammentazione del mercato del lavoro, oggi pone inediti problemi anche sul versante della sicurezza.

Dalle interferenze di lavoro alla rarefazione di una catena di comando esplicita nel sistema a committenza.
L’assunzione di questo angolo prospettico ci pare sia la novità di maggior rilievo.

Da qui deriva la proposta di un ampliamento delle responsabilità dei datori di lavoro, con riferimento agli aspetti del controllo amministrativo, della formazione e dell’organizzazione del lavoro.

Sul versante dei lavoratori si avanza l’ipotesi di forme nuove di rappresentanza, come la figura unitaria dei rappresentanti di sito produttivo, e di forme stabili di coordinamento tra responsabili della sicurezza e controparti.

Per rafforzare la figura e il ruolo degli RLS e renderne più stringente la nomina si propone di stabilire una data nazionale unica per procedere alla loro elezione (election day).

Per il lavoro precario si predispone l’assunzione di responsabilità per i datori di lavoro, prevista per il lavoro subordinato, nei confronti degli addetti impiegati con contratti di somministrazione o con altre formule atipiche, compresa l’estensione degli obblighi di informazione e formazione, nonché tutele particolari nei confronti di lavorazioni a rischio o nocive.

Quest’ultimo sarà un concetto da rafforzare ed estendere.
Nel mercato del lavoro postfordista la riduzione di garanzie e diritti, come era presumibile, non ha prodotto il ridimensionamento del lavoro sommerso, rendendolo anzi ancor più contiguo e funzionale a quello regolare.

Il nuovo caporalato, di cui sono vittime principalmente gli immigrati, si esercita non solo per il reperimento del lavoro, ma persino per il pagamento della retribuzione.

Su questo terreno si deve giocare una partita decisiva nella difesa del lavoro.

Si propone l’estensione dell’obbligo, previsto nel settore edile ma non ancora operante, di comunicare l’instaurazione di un rapporto di lavoro in via preventiva (cioè il giorno precedente) a quei settori che svolgono attività per conto terzi e di prevedere un inasprimento delle sanzioni a tale riguardo.

Troppi, infatti, sono gli incidenti che avvengono il primo giorno di lavoro.

Si prospetta, inoltre, l’introduzione di un documento di regolarità contributiva (Durc), sempre in quelle categorie a rischio sommerso, e l’estensione di tale documento anche per le lavoratrici e i lavoratori autonomi al fine di realizzare un maggiore controllo.
Vanno, infine, previsti il rafforzamento, la razionalizzazione e il coordinamento degli enti preposti al controllo e alla prevenzione, una banca dati completa del fenomeno infortuni e uno stanziamento garantito e adeguato previsto nella fase di bilancio dalle autorità sanitarie a livello regionale.

Le proposte della Commissione del Senato indubbiamente non sono risolutive e indicano semplicemente una via sul piano legislativo per attenuare il problema, per controllarlo, anche perché, in definitiva, solo una ripresa del conflitto, un recupero di rapporti di forza, può permettere al lavoro di difendersi efficacemente anche sul piano della salute e della sicurezza.

 

Non può esserci prevenzione ambientale e lotta contro gli incidenti sul lavoro se non respingiamo un modello di sviluppo distorto basato sulla massima flessibilità del mercato del lavoro, sulla riduzione dei costi per la prevenzione, su incrementi degli orari lavorativi e dei tempi di lavorazione, sul peggioramento della qualità della vita di chi lavora, sui bassi salari.

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